Molte persone si trovano oggi davanti a una scelta difficile: non avendo mai versato contributi previdenziali, devono decidere se cominciare a costruirsi una piccola posizione contributiva volontaria o aspettare l’età prevista per ottenere una prestazione assistenziale. La situazione riguarda prevalentemente donne che hanno svolto lavori di cura non retribuiti — casalinghe o caregiver — e la decisione ha conseguenze pratiche e finanziarie non sempre ovvie.
Qui sotto trovi spiegato in modo chiaro come funzionano le due alternative principali, quali sono i requisiti, i numeri più importanti per il 2026 e i motivi per cui spesso conviene ragionare sul proprio reddito familiare prima di scegliere la strada migliore.
Le due opzioni disponibili per chi non ha versato contributi
Chi non ha contributi può scegliere principalmente tra:
– iscriversi al Fondo INPS dedicato alle persone che svolgono lavori di cura non retribuiti e versare contributi volontari (spesso chiamato Fondo Casalinghe);
– attendere il compimento dei 67 anni e presentare domanda per l’assegno sociale, una prestazione assistenziale che non richiede contributi.
Queste due soluzioni non si sommano: la pensione erogata dal Fondo, se percepita, viene conteggiata come reddito ai fini dell’assegno sociale e può ridurne o azzerarne l’importo.
Iscriversi e versare al Fondo INPS per lavori di cura
Il Fondo è aperto a persone tra i 16 e i 65 anni che non abbiano altra pensione diretta né attività soggetta a contribuzione obbligatoria. Alcuni punti chiave:
– requisito minimo: almeno cinque anni di contribuzione;
– importo minimo dei versamenti: si parte da 25,82 euro per ogni mese di contribuzione;
– età per la prestazione: 65 anni (con possibilità di accesso anticipato a 57 anni solo se l’importo maturato raggiunge almeno 1,2 volte l’assegno sociale, ossia circa 655,49 euro mensili per il 2026);
– i contributi sono deducibili dall’IRPEF anche se versati per un familiare a carico;
– il Fondo non consente ricongiunzione né totalizzazione: i versamenti non vengono recuperati in altri contesti se non bastano a maturare la pensione.
Vantaggi e limiti:
– vantaggio: non ci sono limiti di reddito per la pensione del Fondo;
– limite: per ottenere una somma significativa sono necessari anni di versamenti; a contributi minimi il rendimento può essere molto basso.

Che cos’è e come funziona l’assegno sociale a 67 anni
L’assegno sociale è una misura assistenziale che sostituisce la vecchia pensione sociale. Requisiti e caratteristiche principali:
– età: 67 anni;
– residenza: stabile in Italia da almeno dieci anni;
– reddito: soglia massima per il 2026 pari a 7.101,12 euro annui per i non coniugati e 14.202,24 euro per i coniugati;
– importo: per il 2026 l’assegno sociale vale 546,24 euro mensili per tredici mensilità (come indicato dalla Circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025);
– natura differenziale: l’assegno integra il reddito fino alla soglia stabilita; viene corrisposto per intero solo a chi non ha redditi, mentre viene ridotto quando il beneficiario ha altri introiti;
– vincolo di presenza: non è esportabile; la prestazione viene sospesa dopo 29 giorni di permanenza all’estero e può essere revocata se la sospensione supera un anno.

Confronto pratico: cosa produce ciascuna strada
Per decidere è utile considerare l’importo che si otterrà a 65 o 67 anni e le condizioni reddituali personali o familiari. Alcuni elementi da valutare:
– Fondo Casalinghe: richiede versamenti prolungati; con 20 anni di contributi al minimo l’importo mensile può restare modesto (es. alcune decine di euro);
– Assegno sociale: non richiede versamenti, ma impone limiti di reddito; per chi ha reddito molto basso garantisce un importo significativamente superiore al minimo di Fondo.
Esempio sintetico di scelta:
– se si prevede di superare le soglie reddituali dell’assegno sociale (ad esempio grazie al reddito del coniuge), i versamenti al Fondo possono convenire perché generano una pensione che non verrebbe annullata dall’assegno;
– se si pensa di restare sotto le soglie dell’assegno, versare al Fondo potrebbe tradursi soltanto in un beneficio fiscale (deduzione IRPEF) e in una pensione molto bassa che riduce l’integrazione assistenziale.
Perché le prestazioni non si sommano e l’effetto sul netto percepito
La pensione da Fondo è considerata reddito imponibile ai fini IRPEF e viene conteggiata dall’INPS per stabilire il diritto e l’importo dell’assegno sociale. Questo significa che:
– chi percepisce la pensione del Fondo e contemporaneamente richiede l’assegno sociale vedrà quest’ultimo ridotto dell’importo della pensione;
– il risultato pratico può essere che anni di versamenti volontari portino a un incremento netto molto limitato rispetto all’eventuale assegno sociale pieno.
In sintesi: la scelta di versare ha senso soprattutto se si stima che il reddito complessivo supererà le soglie di accesso all’assegno sociale.
Come presentare le domande all’INPS
Le procedure sono digitalizzate ma prevedono varie vie:
Iscrizione e domanda per il Fondo
– l’iscrizione al Fondo si esegue tramite SPID, CIE o CNS ed è un passo distinto dalla domanda di pensione;
– la domanda di pensione per il Fondo si invia online all’INPS quando si raggiungono i requisiti.
Domanda per l’assegno sociale
– si può presentare online con identità digitale, attraverso il Contact Center dell’INPS o tramite patronato;
– la decorrenza del pagamento è dal primo giorno del mese successivo alla presentazione: ogni mese di ritardo nella domanda corrisponde a una mensilità persa senza recupero.
Chi riguarda questa scelta: il profilo di genere e i numeri del lavoro
La platea senza copertura previdenziale è composta in larga maggioranza da donne: molte hanno svolto attività di cura non retribuita, con aspettative di vita lavorativa effettiva più basse rispetto alla media nazionale. A titolo indicativo:
– la durata attesa della vita lavorativa per le donne in Italia è tra le più basse d’Europa (intorno ai 28,4 anni), rispetto a una media nazionale superiore;
– né il Fondo né l’assegno sociale sono riservati alle donne: i requisiti sono gli stessi per uomini e donne, ma il gap occupazionale e retributivo produce un impatto maggiore sul genere femminile.
Elementi da mettere in lista prima di decidere
Prima di scegliere conviene considerare e annotare:
– l’ammontare di risorse che si può versare mensilmente al Fondo;
– gli anni che si intende contribuire;
– le stime sul reddito futuro proprio e del nucleo familiare;
– la necessità di conservare la residenza in Italia per evitare la sospensione dell’assegno sociale;
– l’effetto fiscale della deduzione dei versamenti.
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Andreia Correa vi accompagna nel vostro percorso professionale. Condivide consigli utili per trovare lavoro, crescere nella carriera e conoscere i vostri diritti. I suoi articoli vi aiutano ad anticipare le tendenze del mercato e a fare scelte consapevoli.