Il sistema pensionistico italiano si trova oggi al centro di un dibattito acceso, in particolare per quanto riguarda le disuguaglianze tra i vari gruppi di beneficiari. Con oltre 21 milioni di pensioni attive, il panorama è variegato e presenta tendenze sorprendenti. È interessante notare come quasi la metà di queste pensioni sia inferiore a 750 euro al mese, un dato che solleva interrogativi sulla sostenibilità e sull’equità del sistema. Inoltre, le differenze tra il settore pubblico e quello privato sono marcate, con i lavoratori pubblici che ricevono assegni significativamente più elevati. Scopriamo insieme i dettagli di questa situazione complessa.
Il recente rapporto dell’Osservatorio statistico dell’INPS offre uno sguardo approfondito sulle pensioni attive in Italia al 1° gennaio 2026, rivelando dati che meritano attenzione e riflessione.
Oltre 21 milioni di pensioni in pagamento ogni mese
Il panorama pensionistico italiano è caratterizzato da oltre 21 milioni di pensioni, con un incremento dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Questo comporta una spesa annuale che supera i 353,5 miliardi di euro, una cifra significativa nel bilancio pubblico. La maggior parte di questi fondi proviene dalle gestioni previdenziali, che ammontano a 325 miliardi, mentre le gestioni assistenziali si attestano a 28,5 miliardi.
– Le pensioni di vecchiaia rappresentano il 70,7% del totale.
– I trattamenti ai superstiti seguono con il 24,5%.
– Le pensioni di invalidità previdenziale coprono il 4,9%.
Il 53,8% delle pensioni proviene dalle gestioni dei lavoratori dipendenti, mentre i lavoratori autonomi e parasubordinati coprono rispettivamente il 23,9% e il 20,8% delle prestazioni.
Pensioni sotto i 750 euro al mese
Uno dei dati più allarmanti riguarda la distribuzione delle pensioni. Quasi la metà, precisamente il 47,5%, non supera i 750 euro mensili. Ciò si traduce in circa 9,7 milioni di pensionati che si trovano in una situazione di difficoltà economica. Solo una parte di queste pensioni è legata a prestazioni sociali o integrazioni al minimo; la maggior parte riflette carriere brevi o a basso reddito.
– Il 22,4% delle pensioni si colloca tra i 750 e i 1.550 euro.
– Solo il 6,5% supera i 3.000 euro al mese.
Questo scenario, seppur preoccupante, è accompagnato da un aumento dell’assegno medio, come evidenziato nei rapporti precedenti.
Disparità di genere nelle pensioni
Un altro aspetto critico è il divario di genere. Oltre la metà delle pensioni femminili, il 53,7%, è inferiore a 750 euro al mese, rispetto al 35,5% degli uomini. Gli assegni superiori a 3.000 euro riguardano l’11,8% degli uomini, ma solo il 2,4% delle donne.
– Nei settori pubblici, le pensioni medie maschili si attestano a 2.746 euro, contro i 1.967 euro delle donne.
– Nel settore privato, il gap è ancora più marcato: 1.875 euro per gli uomini e 1.166 euro per le donne.
Queste differenze sono il risultato di carriere lavorative discontinui, maggior ricorso al part-time e salari mediamente più bassi per le donne.
Nuove pensioni e tendenze in evoluzione
Nel 2025, sono state liquidate 1.540.943 nuove pensioni, con una diminuzione dell’1,8% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, l’importo medio delle nuove pensioni è in crescita, segno di un cambiamento nelle dinamiche lavorative e contributive.
– Le pensioni di vecchiaia rappresentano il 62,3% delle nuove liquidazioni.
– Le pensioni ai superstiti seguono con il 29,1%.
Questa tendenza suggerisce che, sebbene ci sia una diminuzione nel numero di pensioni, quelle erogate tendono ad essere più elevate, riflettendo un cambiamento nel panorama lavorativo e nelle aspettative di vita dei cittadini italiani.
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