Detrazione affitto per lavoratori trasferiti: scopri chi ne ha diritto

Per i lavoratori trasferiti per motivi di impiego è prevista la deducibilità dall’imposta sui redditi dei canoni di affitto.

Vi sarete certo domandanti, nel momento in cui compilate la dichiarazione dei redditi, se il canone d’affitto regolarmente pagato ogni mese possa rientrare tra le spese deducibili, se si possa – detto altrimenti – ottenere uno sconto sulle imposte da pagare, scalando dai propri redditi o dalle tasse da pagare il relativo importo.

La risposta a questa domanda è sì, a talune condizioni. Vi sono diversi soggetti che ne hanno diritto, ad esempio i giovani inquilini di età compresa fra i 20 e i 30 anni o gli studenti universitari fuorisede. Qui, tuttavia, ci concentreremo sulle detrazioni dell’affitto spettante ai lavoratori dipendenti che vengono trasferiti, appunto, per motivi di lavoro.

A quali condizioni opera la detrazione d’affitto per lavoratori trasferiti?

Per poter detrarre il canone mensile di affitto, occorre innanzitutto che il rapporto di lavoro sia tipo dipendente o subordinato (o assimilato: es. co.co.co) e che il Comune in cui il lavoratore viene trasferito disti almeno 100 km dal Comune di residenza originaria o sia ubicato in una regione differente.

Il lavoratore trasferito dovrà, inoltre, aver trasferito la propria residenza nel Comune di lavoro o in un Comune limitrofo, da meno di tre anni dalla richiesta della detrazione. Se, pertanto, il trasferimento della residenza è avvenuto nel 2015, la detrazione verrà applicata in relazione ai periodi d’imposta 2015, 2016 e 2017, e non anche ai successivi.

Ancora, per poter fruire della detraibilità delle spese di affitto è necessario che:

  • il contratto d’affitto sia valido e regolarmente registrato;
  • l’immobile cui fa riferimento il contratto di locazione sia adibito ad abitazione principale del lavoratore;
  • colui che presenta la dichiarazione dei redditi sia il diretto intestatario del contratto (quindi, eventuali conviventi, che pure contribuiscono alla spesa, non richiamati come conduttori nel contratto non ne hanno diritto; mentre, nel caso di due o più intestatari la detrazione va ripartita tra i soggetti titolari del contratto);
  • il reddito rientri nei limiti individuati dalle varie detrazioni: oltre i 30.987,41 euro di reddito complessivo la detrazione non spetta.

A quanto ammonta la detrazione dell’affitto per lavoratori trasferiti?

La detrazione dell’affitto può essere pari a:

  • 991,60 euro per redditi complessivi non superiori a 15.493,71 euro;
  • 495,80 euro per redditi complessivi compresi tra 15.493,71 e 30.987,41 euro.

Come inserire nella dichiarazione dei redditi la detrazione dell’affitto per lavoratori trasferiti?

In linea generale le spese per l’affitto vengono documentate nelle righe E72 della Sezione V del Quadro E del modello 730 e nelle righe RP71 – RP72 del Modello Unico.

Nelle relative colonne riportanti espressa dicitura, i lavoratori dovranno poi indicare il numero complessivo dei giorni dell’anno per i quali si ha diritto alla detrazione e la percentuale di detrazione dovuta (100% se c’è un solo intestatario del contratto, 50% se sono in due, e così via).

Si tratta di un benefit da accogliere, certamente, con favore. Non è, infatti, un mistero che un trasferimento dettato da motivi di lavoro, magari anche con scarso preavviso, possa comportare per i primi anni immediatamente successivi allo stesso alcune problematiche finanziarie legate al cambiamento. Ecco, quindi che il Fisco ci viene in soccorso, consentendoci di ammortizzare le spese necessariamente sostenute ai fini di abitazione, per un periodo di tempo più che congruo ai fini di un proficuo adattamento al nuovo habitat.

Fonte: T.U.I.R art. 16 bis

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