Detrazione fiscale per misure antisismiche: chiarimenti dall’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate offre importati chiarimenti sulla detrazione fiscale per misure antisismiche adottate insieme a interventi di ristrutturazione edilizia.

Un contribuente, intenzionato a far eseguire un intervento di ristrutturazione edilizia in un’area a rischio sismico, ha presentato un interpello all’Agenzia delle Entrate. Ha chiesto, cioè, dei chiarimenti relativi all’applicazione della detrazione fiscale per l’adozione di misure antisismiche. L’Agenzia ha risposto fornendo importanti chiarimenti su una questione che probabilmente interessa tantissimi contribuenti.

La questione

Bisogna premettere che la normativa tributaria prevede delle agevolazioni fiscali distinte sia per quanto riguarda la ristrutturazione edilizia, sia per l’adozione di misure antisismiche.

In particolare, per quest’ultima categoria di interventi è prevista una detrazione fiscale ordinaria del 50% delle spese sostenute, che possono ammontare fino a 96 mila euro all’anno per ogni immobile.

La detrazione viene ripartita in 5 rate annuali a partire dall’anno in cui sono state sostenute le spese.

Anche per le spese di ristrutturazione edilizia è prevista una detrazione del 50%, ma spalmabili in 10 rate annuali anziché in 5.

Con la Legge di Bilancio 2017, le percentuali di detrazione per le misure antisismiche sono state aumentate per quegli interventi di messa in sicurezza che hanno l’effetto di ridurre la classe di rischio sismico: le percentuali di detrazione fiscale sono, quindi, del 70%, se si ottiene la diminuzione di 1 classe di rischio, e dell’80% se la diminuzione è di 2 classi di rischio.

Il contribuente che ha presentato l’interpello, ha chiesto all’Agenzia delle Entrate se fosse stato possibile beneficiare delle detrazioni previste per gli interventi di riduzione del rischio sismico, ma spalmate su 10 quote annuali (come previsto dalla normativa sul recupero del patrimonio edilizio), anziché 5, (come previsto dalle norme per gli interventi antisismici).

L’Agenzia, in risposta all’interpello, con Risoluzione n. 147 del 29 novembre 2017, ha affermato, innanzitutto, che in questi casi vale il principio secondo il quale l’intervento di categoria superiore (che in questo caso è quello relativo alle misure antisismiche) assorbe gli interventi di categoria inferiore. In altre parole, si applica la normativa che prevede il beneficio maggiore per il contribuente, non entrambe.

Pertanto il contribuente, se vorrà beneficiare delle più favorevoli detrazioni previste dai lavori di riduzione del rischio sismico, dovrà accettare la ripartizione della detrazione in 5 quote annuali, perché la normativa non consente di scegliere il numero delle rate.

Tuttavia si può anche decidere di avvalersi della detrazione del 50% prevista per gli interventi di semplice ristrutturazione edilizia e ottenere in questo modo la ripartizione della detrazione in 10 quote annuali.

Limite di spesa per la detrazione fiscale per misure antisismiche

L’Agenzia delle Entrate ha anche fornito degli ulteriori chiarimenti riguardanti il limite di spesa massima agevolabile (che, come ricordato, ammonta a 96 mila euro annuali), affermando che anche in caso di interventi di diversa natura (ristrutturazione edilizia e adozione misure antisismiche), il tetto di spesa rimane invariato.

Diverso è il discorso riguardante gli interventi di riqualificazione energetica o su strutture opache, infissi, oppure, ancora, di sostituzione degli impianti di riscaldamento.

In questi casi, infatti, gli interventi prevedono una detrazione del 65%, con un tetto di spesa autonomo che non influisce su quello relativo a interventi antisismici e di ristrutturazione edilizia.

Detrazione fiscale per misure antisismiche: il tetto di spesa in caso di prosecuzione di lavori iniziati

L’Agenzia delle Entrate ha anche precisato che se gli interventi di cui chiede la detrazione consistono nella prosecuzione di lavori già avviati nell’anno o negli anni precedenti, nel calcolo della spessa complessiva, al fine di valutare se si sia rimasti entro il tetto di spesa agevolabile, bisogna tener conto delle spese sostenute a partire da quando i lavori sono iniziati.

Tornando al nocciolo della questione sottoposta all’Agenzia delle Entrate, in sostanza il contribuente dovrà scegliere tra una maggiore percentuale di detrazione (70% o 80%, anziché 50%), ma spalmata su 5 rate annuali, o una dilazione in 10 quote annuali, ma con una detrazione del 50%.

La convenienza tra l’una o l’altra soluzione può dipendere da diversi fattori e chiunque si trovi nelle condizioni di dover scegliere, in caso di dubbi, potrebbe trovare utile la consulenza di un professionista esperto.

Approfondisci la Risoluzione 147/E del 29 novembre 2017.

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