Congedo parentale per i lavoratori autonomi: ecco le nuove direttive firmate Inps

Dal congedo parentale al diritto di ricevere un’indennità per tutelare la maternità e paternità per i lavoratori autonomi. Pubblicate le nuove direttive Inps.

Novità importanti arrivano dall’Inps sul congedo parentale e sull’indennità che spetta ai lavoratori autonomi, che si affacciano al mondo genitoriale. Dopo il famigerato Job Act, che ha introdotto nuove direttive per il sostegno e tutela della maternità e paternità, puntando su una maggiore flessibilità nei luoghi di lavoro, l’Istituto previdenziale si è espresso in materia, pubblicando con la circolare n. 109/2018 alcune salienti direttive.

Si tratta di una circolare che fornisce alcune indicazioni sul diritto di ricevere l’indennità di maternità o paternità per quei lavoratori che sono iscritti alla Gestione separata.

Oggi è sempre più difficile, infatti, diventare genitori e conciliare vita privata e lavorativa; a questo si aggiunge naturalmente uno stato di precarietà che costringe sempre più persone ad abbandonare l’idea di costruire una famiglia. Perché i lavoratori autonomi, dagli artigiani ai liberi professionisti, passando per gli agenti di commercio, non devono essere tutelati dalla legge quando diventano genitori?

A questo risponde dunque prima il Job Act e poi la nuova circolare che chiarisce alcuni punti. Qual è la novità? Prima fra tutte che i lavoratori autonomi, come abbiamo già detto, iscritti alla Gestione separata, hanno il diritto di ottenere l’indennità di maternità o paternità senza l’obbligo di astenersi dal lavoro. Novità che riguardano anche le adozioni.

I neo-genitori potranno, dunque, ricevere un’indennità economica dopo la nascita del proprio figlio, continuando a percepire la retribuzione lavorativa. L’unica regola da seguire è che il lavoratore deve aver versato almeno tre mensilità contributive nei 12 mesi precedenti all’inizio della maternità o paternità.

Inps e lavoratori autonomi, quali direttive per indennità di maternità e paternità?

La circolare dell’Inps chiarisce inoltre alcuni “casi” particolari che potrebbero presentarsi. Per le donne che vivono una gravidanza “a rischio”, vale la regola dell’astensione al lavoro, per evitare appunto che si metta in repentaglio la vita del bambino. Altre situazioni potrebbero riguardare:

  • parto prematuro o post-termine, in questo caso l’indennità è concessa indipendentemente dall’effettiva astensione dal mondo del lavoro, anche se il periodo di riferimento (cioè quello oggetto di indennità) va oltre i normali 5 mesi;
  • richiesta maternità/paternità flessibile, per i genitori che richiedono il congedo dal lavoro, restano le regole generali del testo unico, ma con l’obbligo di comunicare all’Inps il diritto di avvalersi del congedo;
  • sospensione o rinvio del congedo parentale per il ricovero del figlio, i lavoratori non devono necessariamente comunicare all’Inps le dichiarazioni di responsabilità o la data in cui si accerta il ricovero del bimbo, ma sarà sufficiente mostrare la data di inizio e fine della sospensione.

Quali novità per il congedo parentale?

Sul congedo parentale la circolare stabilisce che potrà essere concesso per un massimo di sei mesi, e non più 3 come succedeva in precedenza, ed entro i 3 anni di vita del bambino; direttiva che riguarda sia le nascite naturali che le adozioni internazionali.

Se il congedo parentale avviene dopo il primo anno di vita del bambino (o dall’ingresso nella nuova famiglia) ed entro i 3 anni, l’indennità economica viene concessa soltanto se i lavoratori hanno versato 3 mensilità contributive negli ultimi 12 mesi dal periodo in cui si richiede lo stesso congedo.

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Sul congedo di paternità restano invece ancora delle linee di ombra, perché i 4 giorni di astensione lavorativa riconosciuti ai neo-papà e utilizzabili entro i 5 mesi di vita del bambino, non sono ancora stati del tutto confermati. Tanti gli emendamenti proposti dalle forze politiche, ma l’ultima parola spetta al Parlamento, che dovrebbe pronunciarsi proprio entro la fine dell’anno.

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