Matrimoni, unioni civili o convivenze di fatto? Facciamo un po’ di chiarezza

Matrimonio tradizionale, unione civile e convivenza di fatto… tre legami riconosciuti in Italia ma non per tutti e non con uguali diritti; come fare a capire la differenza? In questo articolo proviamo a spiegare la differenza tra unioni civili etero e le unioni civili gay e cosa prevede la legge Cirinnà sulle unioni civili in Italia.

La legge sulle unioni civili in Italia

Solitamente quando una coppia si ama e decide di condividere la propria vita e costruire un futuro insieme il passo successivo è quello di mettere su casa insieme e “convolare a nozze”, ma non per tutti e così; difatti mentre il matrimonio, religioso o civile che sia, può essere celebrato da coppie eterosessuali, lo stesso non si può dire per le coppie gay.

Fino a due anni fa il nostro Paese non riconosceva di fatto le coppie omosessuali e solo dopo una dura battaglia si è arrivati alla famosa Legge 20 maggio 2016 n. 76, la cosiddetta Legge Cirinnà che disciplina le unioni civili tra persone dello stesso sesso e le convivenze di fatto per quelle coppie di fatto eterosessuali che non vogliono celebrare il rito religioso o civile.

Cosa sono le unioni civili?

Le unioni civili sono quelle forme di convivenza di coppie omosessuali che hanno un legame sentimentale e condividono la stessa casa; a livello giuridico sin dagli anni 80 ci sono state diverse proposte di legge atte a riconoscere e regolamentare i diritti delle unioni civili di persone dello stesso sesso, ma solo 2 anni fa si è arrivati all’approvazione del disegno di legge presentato dal Ministro Monica Cirinnà. Questa legge si occupa sia dell’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso (nella prima parte commi 1-35); sia della convivenza di fatto (nella seconda parte commi 36-65).

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Differenza tra matrimonio e unione civile

Nonostante le due forme giuridiche, matrimonio e unione civile, siano riconosciute a livello legale presentano comunque delle differenze: innanzitutto il matrimonio è riservato esclusivamente alle coppie eterosessuali mentre le unioni civili sono riservate alle coppie omosessuali; i due riti avvengono entrambi alla presenza di un pubblico ufficiale, nel caso del matrimonio religioso il rito si svolge davanti al parroco di uno dei due sposi o un suo delegato, al quale lo stato italiano riconosce gli stessi effetti del matrimonio civile (a condizione che il matrimonio sia trascritto nei registri dello stato civile) alla presenza di due o più testimoni, mentre nel caso di un matrimonio civile o di un’unione civile il rito avviene davanti ad un ufficiale di stato Civile in presenza di due testimoni.

Al di là del rito con cui si svolge la cerimonia e si certifica l’unione la differenza sostanziale tra matrimonio e unione civile è la mancanza di obbligo di fedeltà per chi dà vita all’unione civile, mentre vale per entrambe la pensione di reversibilità dovuta dal datore di lavoro in caso di morte di uno dei due coniugi, l’obbligo all’assistenza morale e materiale del coniuge e la possibilità di optare per la comunione dei beni.

Unioni civili: iter da seguire step by step

Assodato che la coppia che vuole unirsi civilmente sia formata da persone maggiorenni dello stesso sesso, i passi da seguire sono i seguenti:

Primo step

Compilare il modulo di richiesta che si può trovare presso il comune di appartenenza con:

  • dati anagrafici (nome, cognome, indirizzo e così via)

 

  • dichiarazione dell’inesistenza di cause impeditive per la costituzione dell’unione

 

  • l’eventuale scelta di adottare uno dei due cognomi delle parti come cognome familiare
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  • la scelta del regime patrimoniale, che può essere, esattamente come nel matrimonio, di comunione dei beni o separazione dei beni. Nel caso non si faccia nessuna scelta in automatico sarà prevista la comunione dei beni.

 

Una volta compilato il modulo questo deve essere inviato, insieme ai documenti di identità dei due futuri coniugi al Servizio di Stato Civile tramite posta, oppure telematicamente tramite PEC.

Secondo step

Nel giorno stabilito la coppia deve presentarsi dall’Ufficiale di Stato Civile per mostrare di possedere tutti i requisiti necessari per poter scrivere il verbale di richiesta in cui verrà stabilita la data della cerimonia, che non potrà essere prima di 15 giorni dalla sottoscrizione. Per le unioni civili, quindi, non sono necessarie le pubblicazioni previste invece in caso di matrimonio.

Terzo step

Il rito vero e proprio! Alla data decisa la coppia deve presentarsi con due testimoni; il celebrante può essere il sindaco, l’ufficiale di stato civile delegato o altre persone delegate dal sindaco come consiglieri comunali o assessori; la coppia può scegliere anche una persona cara, amico o parente. Qui i coniugi esprimeranno pubblicamente la loro volontà di voler costituire un’unione civile, il celebrante, con apposita fascia tricolore indosso, farà il riconoscimento dei soggetti, leggerà loro gli articoli della costituzione pertinenti e dichiarerà ufficialmente la costituzione dell’unione civile.

E per le coppie di fatto come funziona invece?

Le coppie di fatto sono costituite, abbiamo detto, da persone legate sentimentalmente che decidono di non sposarsi ma di formalizzare la loro unione davanti la legge. La coppia deve essere formata da maggiorenni di sesso opposto che non risultino sposate precedentemente o che, in caso di precedente unione, siano ufficialmente divorziate.

In questo caso quello che si deve fare è compilare una dichiarazione all’anagrafe del Comune di residenza; la dichiarazione può essere sottoscritta davanti all’ufficiale d’anagrafe oppure può essere inviata tramite fax o posta elettronica. Di seguito un esempio di dichiarazione del Comune di Milano.

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Per quanto riguarda i diritti e i doveri acquisiti con il patto di convivenza vi rimandiamo ad un altro nostro articolo che si focalizza sulle implicazioni fiscali delle unioni civili e delle convivenze di fatto.

Stepchild adoption: a che punto siamo?

In un primo momento la legge Cirinnà aveva al suo interno anche una parte relativa alla stepchild adoption, cioè adozione del configlio, la possibilità, quindi, di adottare il figlio del partner con cui si è uniti civilmente, ma questa parte è stata poi esclusa perché era uno scoglio insormontabile per l’accettazione della legge. In Italia l’adozione in casi particolari di figli non biologici nati e cresciuti in famiglie omosessuali è stata accettata qualche volta da alcuni tribunali, soprattutto dopo la sentenza storica del 2014 in cui i giudici, in assenza di una legislatura definita, hanno preferito mettere in primo piano l’interesse del minore. Nel nostro Paese l’adozione in casi particolari è disciplinata dalla Legge 4 maggio 1983, n. 184 e permette l’adozione del figlio del coniuge, dietro consenso del genitore biologico, a condizione che l’adozione possa essere la soluzione migliore per il figlio; in caso di adozione, infatti, il genitore che adotta si assume le stesse responsabilità del genitore biologico e al figlio sono concessi i diritti di cui gode un legittimo erede.

Si tratta di un passo importante che tutela i minori soprattutto in caso di decesso del genitore naturale che suscita ancora diverse polemiche tra i diversi partiti, ma è un dato di fatto che mentre i partiti discutono di principi e valori, la vita reale irrompe prepotentemente sulle idee e la magistratura cerca di colmare il vuoto legislativo nell’interesse di chi, più di tutti, ha necessità di stabilità, equilibrio e garanzia di tutela: il minore.

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