Alimenti: leggiamo le etichette?

Praticare uno stile di vita sobrio, fare una moderata attività fisica, e mangiar bene, sono le regole d’oro che rispettano coloro i quali preferirebbero trascorrere la vecchiaia lontani dalle cosiddette “malattie del benessere”, ovvero obesità e diabete, tanto per citarne alcune.

Se è vero che abbiamo un ampio margine decisionale riguardo al sostenere uno stile di vita più o meno sobrio, o al fatto di praticare più o meno attività fisica, riguardo al mangiar bene il discorso cambia leggermente. Possiamo scegliere cosa comprare e cosa no, ma teniamo presente che tutto ciò che compriamo, a partire dalle materie prime, come ad esempio farina, zucchero, olio, fino ai prodotti confezionati (pensiamo per esempio alle merendine che diamo da mangiare ai nostri figli) sono prodotti industriali, preparati con l’uso di ingredienti, sostanze e procedimenti, di cui noi consumatori siamo spesso all’oscuro.

L’unico strumento a difesa del consumatore è l’informazione.

A tal proposito, la normativa europea e nazionale dettano specifiche disposizioni che riguardano l’etichettatura degli alimenti, obbligando ogni produttore ad indicare nell’etichetta di un alimento messo in vendita le seguenti informazioni:

  • natura;
  • identità;
  • qualità;
  • composizione;
  • quantità;
  • conservazione;
  • origine o provenienza;
  • modo di fabbricazione.

Se è chiaro che un’etichettatura può dirsi in regola solo se indica con precisione la composizione di un alimento o di una bevanda, ricordiamo che lo stesso vale anche l’immagine della confezione. Essa non può raffigurare ad esempio immagini di ingredienti o lavorazioni che non siano riportate nella stessa etichetta.

Nel caso in cui il consumatore attento si accorga di immagini ingannevoli rispetto alle informazioni riportate in etichetta, è importante fare reclamo al produttore (tramite un legale o un’associazione di consumatori) e segnalare il caso all’apposita Autorità (Autorità garante per la concorrenza ed il mercato), cosicché possa prendere provvedimenti ed eventualmente sanzionare il produttore.

Fonte: Direttiva UE n. 2000/13

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