TFR e pensione integrativa: ecco le novità 2017

Pace fatta tra TFR e pensione integrativa, da oggi potranno convivere tranquillamente

Da circa 10 anni ormai, i lavoratori dipendenti si pongono il dilemma di scegliere tra il sistema pensionistico classico e la possibilità di costruire un’integrazione alternativa, grazie ai fondi pensionistici. Attualmente, al momento dell’assunzione, il lavoratore deve scegliere se lasciare degli accantonamenti in azienda per poi riscuoterli al pensionamento come trattamento di fine rapporto, oppure se investire in un fondo. Nel caso in cui non venga espressa nessuna preferenza, in automatico scatta la seconda ipotesi. Questo pertanto ha sempre creato un contrasto tra le due opzioni e timore nel lavoratore di fare la scelta sbagliata.

Secondo quanto ultimamente approvato dal Senato chi sceglie la pensione integrativa potrà destinare al fondo pensionistico una parte del proprio TFR e lasciare la parte rimanente all’azienda secondo accodi precedentemente presi. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Cos’è il TFR?

Il trattamento di fine rapporto, non è altro che una retribuzione differita nel tempo, che viene data al lavoratore al termine della sua vita lavorativa, spesso chiamata più semplicemente liquidazione. Nel caso di lavoratori dipendenti nel settore privato viene corrisposta dal datore di lavoro, mentre nel settore pubblico il pagamento spetta all’INPS. Il lavoratore può scegliere se lasciarla all’azienda o rivolgersi alla pensione integrativa. Se si sceglie di lasciare il TFR in azienda si ha diritto alla rivalutazione annuale dello 0,75% del tasso d’inflazione Istat, maggiorato l’1,5% fisso.

Nel caso di pensione integrativa, però occorre fare una distinzione per completezza di informazioni: fondi pensioni o piani individuali pensionistici.

Cosa sono i fondi pensione?

Il fondo pensione è una tipologia di investimento che permette al lavoratore di ottenere un reddito in sede di pensionamento, ricevendo, in questo modo, una liquidazione formata da due contributi, quello dell’INPS e quello del fondo pensione. Il titolare accumulerà il suo patrimonio versando periodicamente delle somme ottenute dal suo lavoro. Possono aderire sia i dipendenti pubblici che privati, ma anche i lavoratori autonomi. I fondi pensione si dividono inoltre in due categorie:

  • fondi chiusi: riservati di solito a determinate categorie, nascono dall’accordo tra lavoratori e i datori di lavoro. I promotori sono le compagnie assicurative e gli istituti di credito. Le prime gestiranno le quote e le daranno ai secondi, per poi restituirle al sottoscrittore come liquidazione.
  • fondi aperti: destinati a chiunque ne faccia richiesta. Chi aderisce può scegliere come impiegare il suo capitale tra più proposte di investimento.
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Cosa sono i piani individuali pensionistici?

In questo caso il sottoscrittore firma una polizza assicurativa sulla vita, che gli permette di avere un capitale se alla scadenza della polizza sarà ancora in vita.

Dal punto di vista fiscale entrambe le due scelte sono identiche: è possibile infatti scaricare in sede di dichiarazione dei redditi le somme versate, in percentuale in base al reddito individuale con un massimale pari a 5.164 euro.

Cosa sono i fondi pensione preesistenti?

Semplicemente tutti i fondi pensione che sono nati prima del decreto legislativo 2015 che ha introdotto le prime modifiche sul sistema pensionistico classico.

Fino a qualche giorno fa, una scelta escludeva l’altra, creando una folta schiera di sostenitori dei fondi pensionistici integrativi, in quanto più redditizi, e molti oppositori in favore del vecchio classico sistema in cui ci si appoggia all’INPS che appare più sicuro. Il nuovo maxiemendamento approvato dal Senato prevede la possibilità per i lavoratori di decidere di destinare solo una percentuale di TFR ad un fondo, lasciando il resto in azienda, senza alcun problema. Lo stesso provvedimento, ha inoltre introdotto altre novità come l’estendere il prepensionamento dai fondi pensioni, in caso di disoccupazione superiore a 2 anni, con la riduzione dei requisiti ordinari fino a 10 anni.

La possibilità di scegliere come gestire i propri risparmi di una vita, rappresenta un’importante libertà che viene riconosciuta ad ogni italiano. Autonomia che è già stata riconosciuta dal Senato, adesso però tocca alla Camera confermare quanto approvato e dare il via libera definitivo.

Info: DDL Concorrenza

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