Airbnb cedolare secca: come regolamentare l’anno 2016

I proprietari che hanno stipulato contratti di affitto non superiori ai 30 giorni, possono utilizzare la cedolare secca per pagare le imposte, anche per i periodi di affitto avvenuti nel 2016

Se n’è parlato nei giorni scorsi e continua a far discutere la cedolare secca per Airbnb, un’imposta sugli affitti brevi, introdotta dalla manovra correttiva. Parliamo di una trattenuta pari al 21%, che deve essere applicata ai contratti di locazione di breve durata, cioè non superiori ai 30 giorni, ed emessi dai privati che affittano stanze o case al di fuori dell’attività di impresa.

I soggetti incaricati a trattenere la somma sono gli intermediari, come per esempio le agenzie immobiliari o i siti online, che si occupano di mettere in contatto i privati con i turisti, gli studenti universitari o con qualsiasi altro inquilino. L’imposta del 21%, conosciuta come cedolare secca, può essere utilizzata anche per i periodi antecedenti al 1 giugno 2017, vale a dire prima dell’entrata in vigore della tassa Airbnb, per regolamentare i periodi passati. Ma quali sono i vincoli e le regole? Proviamo a spiegarli in questo articolo.

Che cos’è la cedolare secca

La cedolare secca è un sistema di tassazione alternativo a quello classico, cioè sostituisce le imposte dovute sui redditi di locazione, come può essere l’IRPEF, l’imposta di registro o l’imposta di bollo. Prevede l’applicazione di un’aliquota del 21% e, come abbiamo già detto, può essere utilizzata anche per periodi precedenti dell’entrata in vigore della legge Airbnb. Può essere un modo per regolamentare le imposte del 2016. Si tratta di una procedura consentita e citata dall’Agenzia delle Entrate, in una circolare del 2011.

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L’imposta del 21% può essere applicata anche ai contratti di affitto di breve durata, stipulati durante l’anno 2016 e senza che il locatore abbia comunicato all’Agenzia delle Entrate la facoltà di voler optare per l’utilizzo della cedolare secca. Questa operazione avviene tramite il modello Registrazione Locazione Immobili (RLI) e sarà necessario comunicare la scelta dell’applicazione della cedolare secca, quando si fa la dichiarazione dei redditi con il modello Redditi 2017.

Cosa deve fare il privato che vuole avvalersi della cedolare secca?

Non è necessario che il contratto sia stato registrato, perché per i periodi inferiori ai 30 giorni questa procedura non è obbligatoria. Come fare, dunque?

Il proprietario indicherà di voler usufruire della cedolare secca, nel momento in cui effettua la dichiarazione dei redditi, cioè con il modello Redditi 2017. L’imposta va citata nella sezione I del quadro RB, poiché parliamo sempre di un reddito fondiario. Nella seconda sezione, invece, viene esplicitata la durata di affitto, cioè un periodo inferiore ai 30 giorni. Nella voce “canone di locazione”, il proprietario indicherà l’importo ricevuto durante tutto l’anno.

Il dichiarante deve, inoltre, compilare due sezioni specifiche nel modello Registro Persone fisiche. In particolare, è tenuto a citare l’utilizzo dell’immobile, indicando che si tratta di “immobile locato” e “immobile a disposizione”. Questo passaggio viene fatto perché l’immobile non è stato affittato tutto l’anno, ma soltanto per alcuni giorni. L’imposta viene, infine, pagata tramite il modello F24.

Non possono usufruire della cedolare secca, prima della data dell’approvazione della legge Airbnb, il sublocatore e il comodatario (quest’ultimo beneficia già della riduzione IMU per il comodato). Per quanto riguarda i Bed and Breakfast, invece, non è stata menzionata l’applicazione della cedolare secca nemmeno per i periodi successivi al 1 giugno 2017. Quindi, al momento, essi non rientrano nella nuova normativa che regolarizza i contratti sugli affitti brevi.

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Se hai affittato lo scorso anno una casa di tua proprietà per periodi inferiori ai 30 giorni, puoi usufruire lo stesso della cedolare secca. Consulta un professionista e prepara la tua dichiarazione dei redditi.

Approfondisci la Circolare 26/E del 2011.

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