Arriva il sostegno statale alle fondazioni che si occupano di disagio minorile

L’esecutivo ha varato un decreto che istituisce il credito d’imposta a favore delle fondazioni che si dedicano ai minori in condizioni di disagio

Lo scorso undici agosto, la Gazzetta Ufficiale numero 187 ha provveduto alla pubblicazione del Decreto emanato dal Ministero del Lavoro il primo giorno di giugno recante il titolo “Modalità applicative del contributo riconosciuto sotto forma di credito d’imposta, in favore delle fondazioni di cui al decreto legislativo 17 Maggio 1999, n. 153”.
Si tratta di un provvedimento con il quale lo Stato italiano provvede ad erogare un contributo che assume la forma del credito d’imposta, il quale si attesta al 75% della cifra effettivamente versata a favore delle fondazioni attive nel sostegno ai minori in difficoltà, in particolare quelle che sostengono il “Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile”, varato nel quadro della Legge di Stabilità approvata in sede parlamentare nel 2015.

La ratio della misura

Si tratta di un provvedimento disegnato come risposta ad un report pubblicato nel mese di marzo da Save the Children, l’organizzazione umanitaria che si batte per i diritti dei bambini. Il rapporto in questione ha reso noto come nel nostro Paese siano oltre un milioni i piccoli che si trovano a dover fronteggiare una situazione di povertà assoluta. Una condizione di svantaggio che impedisce loro di accedere agli strumenti in grado di limitare le diseguaglianze di carattere sociale, culturale e relazionale.
La fotografia di Save the Children è impietosa e rende noto come oltre ai minori vittime di esclusione nei confronti di competenze e strumenti ormai necessari (che potrebbero quindi scontare in futuro questa lacuna), circa la metà dei minori in età scolare non abbia mai provveduto alla lettura di un libro ad eccezione di quelli di studio. A rendere ancora più seria la situazione va poi ricordato come il 70% di essi non abbia mai potuto visitare siti archeologici, il 55% strutture museali, mentre il 45% non abbia a sua volta mai effettuato attività di carattere sportivo.

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Lo strumento prescelto è il credito d’imposta

I dati resi noti dall’organizzazione hanno quindi spinto l’esecutivo a prendersi in carico una situazione che rischia di facilitare l’esclusione sociale di una fascia molto larga di minori, con l’intento di favorire il loro sostegno. Il decreto che ne è derivato mira con tutta evidenza a garantire il sostegno di tutti gli interventi di carattere sperimentale il cui fine sia quello di spazzare il terreno dagli ostacoli di natura non solo economica, ma anche sociale e culturale che possono impedire una soddisfacente fruizione degli strumenti educativi da parte dei più piccoli. Le modalità sono poi state oggetto di definizione all’interno di un Protocollo d’Intesa la cui stipulazione ha visto protagoniste anche le fondazioni, oltre alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e i Ministeri del Lavoro e dell’Economia.
Lo strumento identificato per sostenere il progetto è il credito d’imposta, da utilizzare in maniera esclusiva per i fini espressamente previsti dal provvedimento.
Nel caso di una fruizione fraudolenta tale da andare ad eccedere totalmente o parzialmente quanto spettante, all’accertamento della condotta messa in campo farà seguito la sanzione prevista dalla legislazione vigente in tema di imposte sui redditi. Oltre quindi alla revoca del beneficio previsto, verrà anche nuovamente determinato il credito d’imposta effettivamente spettante, con il conseguente recupero delle somme che sono state compensate in maniera indebita.

Un tema sempre più attuale

Anche nel nostro Paese, purtroppo, il tema della povertà assoluta inizia a riguardare un largo numero di minori i quali rischiano non solo di essere esclusi socialmente, ma anche di accumulare un ritardo nella fruizione di strumenti necessari a confrontarsi con il terzo millennio in condizioni di parità coi loro coetanei più fortunati.
Proprio per evitare una situazione che riguarda in questo momento un milione di minori, il cui numero potrebbe sensibilmente lievitare nel corso dei prossimi anni a causa della crisi economica e del progressivo impoverimento degli strati popolari, Save the Children ha lanciato sedici Punti Luce in Italia, ovvero dei centri socio educativi dislocati in aree particolarmente svantaggiate dello stivale, in cui bambini e adolescenti abbiano la possibilità di coltivare le proprie potenzialità. Il tutto mediante una serie di attività di carattere ricreativo, sportivo ed espressivo.
Al momento sono circa 4500 i piccoli assistiti da Save the Children, i quali possono così dedicarsi ad attività teatrali, musicali e sportive, oltre a frequentare piccoli laboratori artigianali e corsi di cucina o informatica.

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L’insufficienza della spesa sociale

Una situazione, quella cui cerca di porre un argine il provvedimento governativo, che è anche conseguenza di una spesa sociale largamente insufficiente e attestata sotto la media continentale. Il nostro Paese, purtroppo, non fa investimenti sui propri bambini, nonostante i tanti proclami, e si limita a bonus o provvedimenti una tantum. La spesa sociale italiana a favore di famiglie e minori è attualmente ferma a quota 313 euro pro capite, a fronte dei 506 spesi in media dai Paesi europei. Anche all’interno di questa media si celano poi differenze enormi, che rischiano di scavare un vero e proprio baratro. Se infatti si guarda ai servizi erogati dai comuni, si scopre come ai 242 euro pro capite in Trentino, facciano riscontro gli appena 20 della Calabria, all’interno di una media che tocca i 113.

Info: Gazzetta Ufficiale

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