Fisco e tasse, reati penali e cartelle esattoriale. Cosa rischia chi compie un’evasione fiscale?

Chi commette un’evasione fiscale non sempre rischia il carcere. Il procedimento penale scatta soltanto in alcuni casi

«Considero un successo la giornata in cui, girando attorno al proprio asse, la terra non impone nuove tasse», diceva Franklin Pierce Adams. E di successi, gli italiani, nelle proprie giornate, ne vedono davvero ben pochi. Non è una novità, infatti, che l’Italia sia uno dei Paesi con le tasse tra le più alte. Lo sa bene chi ha deciso di lasciare la propria terra per avviare un’impresa all’estero o chi a fine mese vede letteralmente prosciugare il proprio stipendio con tasse sulla casa o sulla spazzatura. La pressione fiscale rappresenta un vero e proprio macigno che crea conflitti tanto sociali quanto economici. Ma cosa succede se non si pagano le tasse? L’evasione fiscale è sempre un reato penale? La risposta è no. Non sempre, infatti, chi evade fiscalmente rischia il carcere.

Prima di comprendere le conseguenze in tema di evasione fiscale, occorre distinguere i casi in cui il contribuente non dichiara i propri redditi oppure quando, seppur dichiarandoli, non versa le imposte. Nella prima circostanza siamo in presenza del cosiddetto reato di “dichiarazione infedele” (articolo 4), in questo caso il penale scatta per le evasioni maggiori di 150 mila euro (fino a qualche anno fa la soglia era di 50 mila euro) e quando i redditi non dichiarati superano il 10% della somma totale. Nel secondo caso, invece, il contribuente dichiara i propri redditi, ma non paga l’Iva e, quindi, può essere punito penalmente nel caso in cui la somma evasa superi i 250 mila euro.

Ma cosa si rischia quando l’evasione fiscale riguarda soglie inferiori? Immaginiamo che un operaio non paghi la tassa sulla casa, il negoziante non emetta gli scontrini per arginare l’Iva o il pensionato non paghi la tassa sulla spazzatura. Per questi casi, la riscossione del credito passa sotto il controllo dell’Agenzia delle Entrate. Le tre operazioni principali dell’Ente sono di predisporre le cartelle di pagamento e inviare la notifica al contribuente; riscuotere la somma e riversamento nelle casse dello Stato; avviare l’esecuzione forzata in caso di mancato pagamento.

Il contribuente ha 60 giorni di tempo per saldare il proprio debito e, nel caso in cui egli non provveda al pagamento, l’Ente inizia le tre operazioni appena elencate. L’Agenzia delle Entrate può avviare le procedure per il fermo amministrativo di beni mobili registrati e l’iscrizione di ipoteca. Nel primo caso, l’Ente comunica al debitore l’iscrizione del bene (come ad esempio l’automobile) nel Pubblico registro automobilistico. Dal presente avviso, il contribuente può pagare la somma dovuta entro 30 giorni e decorso tale limite sarà repentinamente predisposto il fermo del bene. Il mezzo bloccato non può assolutamente circolare.

L’iscrizione di ipoteca può riguardare, invece, sia i beni immobiliari del debitore (parliamo di ipoteca legale) che quelli di una terza persona (ipoteca volontaria). Anche in questo caso, L’Agenzia delle Entrate – Riscossione avvia una comunicazione preventiva e fissa a 30 giorni il tempo massimo in cui il contribuente può saldare il proprio debito prima che il bene venga ipotecato. Tale procedura può avvenire, però, se il debito non è inferiore a 20 mila euro. Se il contribuente continua a non pagare l’importo dovuto, scatta la fase successiva, cioè quella relativa al pignoramento dell’immobile.

Si tratta di un atto esecutivo in cui l’Ente mira a riscuotere il proprio credito tramite la vendita all’asta del bene pignorato. In ogni caso, parliamo di casi estremi e per legge non tutti i beni immobili possono essere pignorati. L’immobile non può essere pignorato quando è destinato all’uso abitativo, quando è l’unico bene di proprietà del debitore e quando siamo in presenza di bene non di lusso. Al contrario, invece, si può procedere al pignoramento quando il debito è superiore a 120 mila euro e sono decorsi 6 mesi dall’iscrizione dell’ipoteca e il contribuente non ha pagato la somma dovuta.

In sostanza, quindi, chi commette un’evasione fiscale rischia di essere punito penalmente o di ricevere la cartella esattoriale. La differenza tra il procedimento penale e la riscossione esattoriale è traducibile nel fatto che il reato, nel secondo caso, non compare in nessun casellario giudiziario o in altri registri pubblici.

Fonte: Agenzia delle Entrate

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