Contratto di rete in agricoltura: fare rete per essere competitivi

A seguito dell’interrogazione di Confagricoltura, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito tutto ciò che c’è da sapere sul contratto rete d’impresa in agricoltura.

Nel 2009 la legge n. 33 (che ha subito diverse modifiche nel corso degli anni) ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano il concetto di “contratto di rete”. La normativa ne ha definito le caratteristiche, affermando che per tale si intende il contratto tra più soggetti imprenditori che hanno l’obiettivo comune di accrescere, individualmente o collettivamente, la propria capacità innovativa e competitiva sul mercato.

L’idea che sottende questa forma di contratto è quella di spingere i soggetti verso forme di collaborazione in specifici settori attraverso lo scambio di informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica, ovvero tramite l’esercizio in comune di una o più attività rientranti nell’oggetto della propria impresa.

Il contratto di rete d’impresa in agricoltura

Nell’ambito di questa normativa, nel 2014 un ulteriore decreto legge ha introdotto una forma speciale di rete, il contratto di reti d’impresa in agricoltura; destinato alle piccole e medie imprese (PMI) agricole, sia in forma singola che associata, prevede che l’attività di rete possa essere divisa fra i contraenti in natura con l’attribuzione a ciascuno, a titolo originario (ossia il diritto di proprietà che si acquista su un oggetto indipendente dal diritto di un precedente proprietario), della quota di prodotto convenuta nel contratto di rete.

Sul tema, soprattutto in merito alla questione fiscale, Confagricoltura ha richiesto consulenza giuridica all’Agenzia delle Entrate, la quale ha recentemente risposto chiarendo diversi elementi dei contratti di rete.

In riferimento all’acquisto delle produzione a titolo originario, dopo aver sentito il MIPAAF, l’Agenzia ha ribadito che è subordinato a varie condizioni:

  • tutti i soggetti della rete devono svolgere prevalentemente attività agricole;
  • la messa in comune dei terreni è obbligatoria;
  • il conseguimento dell’obiettivo comune deve realizzarsi tramite apporti equivalenti;
  • la divisione dei prodotti dev’essere proporzionale al contributo;
  • i prodotti oggetto della divisione non devono essere successivamente ceduti, dal momento che lo scopo di tale tipologia di rete è il fatto che essa è finalizzata alla produzione.
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I requisiti soggettivi e oggettivi del contratto di rete d’impresa in agricoltura

Sempre l’Agenzia ha definito requisiti oggettivi e soggettivi del contratto di rete d’impresa in agricoltura. Nell’ambito dei requisiti soggettivi ha chiarito che i contratti devono essere formati da sole imprese, singole o associate, che rientrino nella definizione di PMI definita dall’articolo 2.135 del codice civile, ossia:

  • devono occupare meno di 250 persone;
  • avere un fatturato inferiore a 50 milioni di euro;
  • avere un totale di bilancio annuo che non supera di 43 milioni di euro.

Ha inoltre definito gli elementi oggettivi, sottolineando che tale normativa trova applicazione nell’ipotesi in cui le imprese agricole mettono in comune i fattori della produzione come attrezzature, know how, risorse umane, per raggiungere lo scopo del contratto di rete, ovvero realizzare una produzione agricola che favorisca innovazione e competitività nel mercato agricolo. Questi elementi, essendo oggettivi, dovranno essere misurati dai soggetti partecipanti al contratto, in modo da definire lo stato di avanzamento verso il loro raggiungimento.

Infine, in merito all’aspetto fiscale, l’Agenzia delle Entrate chiarisce:

  • ai fini dell’IVA, essendo la ripartizione del prodotto tra retisti diviso in natura secondo le quote del contratto di rete, non produce effetti traslativi tra le imprese contraenti, ossia le operazioni per realizzare la produzione non assumono rilevanza ai fini dell’imposta;
  • in regime speciale, se si procede a cedere a terzi i propri prodotti, la divisione del prodotto consente di continuare ad applicare le percentuali di compensazione; nel caso di rete finalizzata alla vendita si possono applicare, invece, le percentuali di compensazione solo ed esclusivamente in relazione ai propri prodotti;
  • per quanto riguarda le imposte indirette, il reddito agrario concorre a formare il reddito complessivo di ogni associato per la quota di spettanza; per determinare il reddito agrario in fase di dichiarazione dei redditi ogni impresa deve dichiarare il reddito agrario di ciascuno dei terreni in comune.
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Il contratto di reti d’impresa in agricoltura permette ai soggetti di collaborare per realizzare un fine comune; considerando quanto esposto dall’Agenzia delle Entrate il consiglio è di consultare un professionista del settore nel caso in cui decidiate di sottoscriverne uno.

Approfondisci la risoluzione n. 75 /E dell’Agenzia delle Entrate sui contratti di rete d’impresa agricole.

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