Maternità e lavoro: tutele per le donne lavoratrici in gravidanza

Una lavoratrice in “età da gravidanza” o addirittura incinta non sempre è ben vista dal proprio datore di lavoro, in quanto rappresenta la possibilità di un imminente buco sul posto di lavoro. Tuttavia il diritto alla famiglia e alla maternità è stato sempre riconosciuto e tutelato dal nostro ordinamento giuridico attraverso numerosi interventi a favore della donna lavoratrice.

La legge italiana, infatti, si schiera dalla parte della donna e la tutela in modo particolare contro il licenziamento durante tutto il periodo della gravidanza e fino al compimento di un anno di età del bambino. La protezione offerta alla donna incinta contro il licenziamento è considerevole. Il divieto di licenziamento opera anche nel caso in cui il datore di lavoro, al momento del licenziamento, non conosceva lo stato di gravidanza della lavoratrice.

Per evitare, poi, che tale normativa venga facilmente aggirata giocando d’anticipo, una legge del 1963 vieta anche il licenziamento della donna poco prima o subito dopo il matrimonio; in particolare: dal giorno della richiesta delle pubblicazioni di matrimonio fino ad un anno dopo la celebrazione stessa.

Il datore di lavoro può tuttavia procedere al licenziamento nei seguenti casi:

  • colpa grave della lavoratrice, considerata giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro;
  • cessazione dell’attività aziendale;
  • scadenza dei termini nei contratti a tempo determinato;
  • esito negativo del periodo di prova.

La lavoratrice illegittimamente licenziata può chiedere il ripristino del rapporto di lavoro che prevede, oltre alla reintegra nel posto di lavoro, anche la condanna al risarcimento del danno da parte del datore di lavoro e il versamento di tutti i contributi previdenziali e assistenziali per il periodo intercorso. La lavoratrice, in questo caso, potrà anche avvalersi del diritto di opzione, ossia della possibilità di scegliere, in luogo della reintegra, il pagamento di un’indennità.

La legge interviene a tutelare la lavoratrice riconoscendole l’indennità di maternità anche nel caso in cui la stessa presenti le dimissioni volontarie. Per evitare, inoltre, che dietro le dimissioni si possa celare un licenziamento da parte del datore di lavoro, le dimissioni presentate in tale periodo devono essere convalidate allìIspettorato del lavoro competente per territorio. In caso contrario il contratto di lavoro rimane in vigore.

Contro il fenomeno delle “dimissioni in bianco”, usate spesso per aggirare le norme sul licenziamento, il Ministero del Lavoro, con un decreto legislativo approvato nei giorni scorsi nell’ambito del percorso del Jobs Act, ha stabilito che la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro potrà avvenire esclusivamente con modalità telematiche su appositi moduli resi disponibili nel sito istituzionale.

In futuro, nessun’altra forma di effettuazione di dimissioni sarà più valida oltre a quella espressamente prevista, ossia la compilazione dell’apposito modulo online. Solo in tal caso, le dimissioni saranno considerate valide, altrimenti verranno respinte.

In questo modo si assesta un colpo decisivo al fenomeno che ha finora colpito, in particolar modo, le lavoratrici, sì da poterle licenziare in caso di sopravvenuta maternità. Uno strumento che garantisce e tutela l’imprescindibile diritto alla maternità per le donne lavoratrici.

Info: Ministero del Lavoro 

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