Il web è un mezzo potentissimo e ha cambiato completamente le carte in tavola. Quello che è successo è che il mondo della musica in tv è diventato un mondo di plastica, di abilità fisiche, di coreografie, di canto, di voce. E questo non ha niente a che fare con la musica. Questa è una delle cose che mi ha fatto capire che c’era bisogno di intervenire, perché se non ci si mette di mezzo qualcuno che dice “attenzione, la musica è un’altra cosa”, la musica diventa quella che è diventata: un prodotto di consumo, asettico, senza anima, senza vita. E la gavetta fa la differenza, perché se non fai la gavetta diventi un prodotto di consumo, se fai la gavetta magari non diventi mai nessuno, ma resta qualcosa di te dentro a quella roba là, e resta qualcosa di autentico».
Un progetto ambizioso dunque, che punta a valorizzare la creatività e l’autenticità delle giovani band emergenti, dando loro la possibilità di esibirsi e di farsi conoscere in un contesto professionale e significativo. Un’iniziativa che non solo promuove la musica dal vivo, ma che si pone come un vero e proprio laboratorio di espressione artistica e di crescita professionale per i talenti di domani.
Noi raramente finivamo sulle pagine degli spettacoli, nessuna delle grosse radio ci passava, era piuttosto il circuito delle radio popolari dell’epoca, abbastanza influente, ma un circuito composto da piccole radio sparse per tutta Italia, mentre le radio più grandi ci ignoravano. E la televisione, a parte VideoMusic, che è stata fondamentale per la nostra generazione, le altre reti televisive ci hanno sempre ignorato. E voglio ribadire, lo ribadirò sempre: la leggenda che faccio successo ora solo perché sono stato in televisione e prima non mi conosceva nessuno è una bugia enorme. Prima facevamo migliaia di persone anche prima che diventassi una personalità televisiva, naturalmente questo mi ha dato molti vantaggi, sotto tutti i punti di vista, anche economici, e anche la libertà di fare ciò che voglio, la libertà di poter realizzare iniziative come questa, ma prima facevamo tour con 140 date all’anno in giro per il mondo, con migliaia e migliaia di persone, vivendo di musica, piuttosto bene».
Questa separazione netta tra musica e televisione, quando poi guardiamo ai dati, non è chiara per la maggior parte delle persone…
“Esattamente: non è che tutto ciò che non finisce in televisione non esiste o è di poco conto, ci sono tanti sistemi meravigliosi che vivono di vita propria. Vorrei che si ripetesse questo fenomeno, che non creassimo trend che tra cinque anni verranno dimenticati, vorrei che si ricreasse un sistema virtuoso che sopravviva alle dinamiche della comunicazione. Vogliamo costruire qualcosa. E con “noi” intendo me insieme a tutti coloro che in giro per l’Italia stanno facendo le stesse cose che faccio io; sono tanti, forse meno conosciuti di me, ma tanti. Non vogliamo andare contro le cose, ma vogliamo spiegare un certo tipo di atteggiamento, non lo facciamo per presunzione, così come ci veniva detto un tempo. Non si tratta di snobismo, ma di non riconoscersi in certe dinamiche e di non volerle accettare”.
Questo progetto aiuterà anche l’economia di un certo circuito, quello dei club, che sono il cuore pulsante dell’industria del live e spesso non ricevono aiuti per portare avanti i progetti…
“Serve una visione diversa, anche da parte degli organizzatori di concerti, non parliamo solo di club, ma anche dei festival, che muovono un’economia ancora più ampia. Negli anni ’90/’00 l’Italia era piena di festival meravigliosi, questo deve tornare per uniformarci a ciò che già accade, perché un’altra grossa bugia è che i concerti sono una cosa del passato. In realtà i concerti stanno facendo numeri pazzeschi, sia nei festival internazionali che in Italia. Non voglio difendere il rock, ma i gruppi rock in particolare sono quelli che dal vivo fanno i numeri migliori. Negli anni ’90 e 2000, fino agli anni ’10 (poi alcuni si sono fermati, altri no) avevamo più spettatori paganti di artisti in classifica. E questo lo sottolineo per sfatare definitivamente il mito che chi ha avuto successo in televisione è migliore di noi nel circuito live, soprattutto fino al 2010, abbiamo battuto tutti. Non solo noi, ma tutti i gruppi della mia generazione. Poi ci sono stati problemi, il provincialismo della nostra scena, l’autoggettizzazione, che sono responsabilità nostra, ma è successo qualcosa”.
Forse il Covid ha tracciato una linea tra passato e futuro del live?
“Non voglio fare il sociologo dei poveri, ma la gente dopo il Covid ha avuto una spinta, una voglia di uscire di nuovo e partecipare, di rivedersi fisicamente, perché hanno sperimentato cosa significa non poterlo fare, quindi il live ha avuto una nuova impennata. Il vantaggio del live è la potenza comunicativa, il fatto che non ci sono filtri, quindi vai a vedere qualcosa e decidi se ti piace o no, non c’è nessuno che ti dice cosa è cool o non lo è, vai e percepisci un’energia, un’atmosfera, che è unica, non troverai nulla di simile altrove, che sia teatro, stand up, qualsiasi cosa, ma il live non ha eguali e questo è importante comunicarlo ai giovani, specialmente a quelli cresciuti durante il Covid”.
In che modo pensi di essere d’aiuto a questi giovani?
“Cerchiamo di dire a questi ragazzi che questa è la migliore forma di crescita, di maturazione artistica, di confronto, di scambio di strumenti, esperienze, contatti… ma è anche il modo migliore per capire che sono veramente indipendenti dalle logiche e dalle dinamiche di un sistema che, se si riesce a cavalcare, non è male e l’ho fatto anche io, ma poi bisogna maturare una coscienza, una consapevolezza di sé, dei propri obiettivi e di ciò che si desidera veramente. Perché queste dinamiche ti mettono alla prova se non sei convinto, solido e preparato”.
Forse è anche un’epoca in cui i ragazzi devono imparare a dire di “No”…
“Per anni ho detto questa cosa in televisione, perché rispetto ad altri che avevano buone intenzioni, io non cercavo il nuovo talento, un talento non crea sistema. Raccontavo un modo di vivere e intendere la musica che i media non raccontano più, quindi era un’opportunità, era un posto buono per raccontare una visione che in televisione, nei media, non c’è più. Il mondo della musica e del rap è in costante evoluzione, con una generazione di giovani artisti che cercano di esprimere se stessi e le proprie esperienze attraverso la musica. Tuttavia, la pressione sociale e la ricerca della fama possono spesso portare a una perdita di autenticità e sincerità nel processo creativo.
Il rapper intervistato sottolinea l’importanza di suonare e scrivere per il piacere personale, anziché per inseguire la celebrità a tutti i costi. Questa generazione, afflitta da un senso di malessere sociale e da pressioni esterne sempre più grandi, sta cercando di trovare la propria strada in un mondo dominato dai social media e dalle aspettative irrealistiche.
L’artista critica anche la mancanza di impegno politico nella musica contemporanea, sottolineando l’importanza di esprimere opinioni e prendere posizioni su questioni sociali rilevanti. Infine, discute il ruolo della Siae nel sostenere e proteggere i diritti d’autore degli artisti, sottolineando l’importanza di difendere la proprietà intellettuale e garantire che gli artisti siano giustamente remunerati per il loro lavoro. La SIAE è un ente che svolge un ruolo fondamentale nel mondo della musica, garantendo che gli autori ricevano i compensi che meritano per l’utilizzo delle loro opere. Tuttavia, non mancano le critiche e le alternative a questa istituzione. In questo contesto, emerge la volontà della SIAE di promuovere una nuova generazione di autori e di rinnovare il panorama dei concerti live.
Un argomento scottante, sollevato durante una presentazione, riguarda l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella musica. Secondo alcune voci, l’intelligenza artificiale potrebbe essere utilizzata per massificare la produzione musicale, creando brani standardizzati e privi di originalità. Questa prospettiva solleva dubbi sulla perdita di valore dell’arte e sull’impoverimento dell’industria musicale. La musica generata da macchine potrebbe infatti privare gli artisti della loro voce e della loro unicità, trasformando l’arte in un prodotto privo di significato.
La rivoluzione nel settore musicale sembra ormai inevitabile, ma è essenziale riflettere sulle implicazioni etiche e culturali di queste nuove tecnologie. L’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare una minaccia per la creatività e l’autenticità dell’arte, sostituendo gli artisti con algoritmi e macchine. È importante rimanere vigili e promuovere un utilizzo responsabile delle nuove tecnologie, preservando il valore dell’arte e della musica come espressioni autentiche dell’umanità. La bellezza dell’arte risiede nell’apporto personale e unico che ogni individuo può dare a un’opera. Ma come possiamo preservare e valorizzare questo contributo umano? Come possiamo proteggere l’autenticità e l’integrità delle creazioni artistiche? Queste sono domande cruciali che meritano una riflessione approfondita.
La soluzione proposta da alcuni esperti è l’istituzione di filtri e comitati di sorveglianza, non per limitare la libertà creativa, ma per garantire che le opere non siano dannose per nessuno. Questi comitati, lontani dall’idea di controllo oppressivo, dovrebbero agire come garanti del rispetto e della responsabilità nell’ambito artistico.
Inoltre, si sottolinea l’importanza di un ritorno all’etica, soprattutto nel mondo della musica. I giornalisti e gli addetti ai lavori dovrebbero avere il coraggio di prendere posizione e esprimere opinioni su eventi e fenomeni che, pur potendo generare successo e visibilità, potrebbero avere conseguenze negative sulla società.
È quindi fondamentale promuovere una cultura della responsabilità e dell’etica nel mondo artistico, per preservare il valore dell’apporto umano e garantire che le opere continuino a ispirare e emozionare senza compromettere il benessere collettivo.
Cristoforo Panicucci esplora le grandi sfide che plasmano la società italiana. Dall’istruzione all’ambiente, passando per l’uguaglianza e la giustizia, offre uno sguardo chiaro e documentato per comprendere i cambiamenti intorno a voi.