Notte agitata nei cieli d’Europa: Monaco chiude di nuovo per allarme droni. Berlino parla di minaccia nazionale, chiede regole più dure, intanto nel continente dilaga la guerra delle ipotesi… e delle (dis)informazioni.
Monaco: uno scalo tra i droni e la paura
Sembra incredibile, ma l’aeroporto di Monaco – secondo snodo aereo della Germania e ormai campione europeo dell’attesa in sala partenze – ha chiuso per la seconda notte consecutiva venerdì 3 ottobre 2025. Il motivo? Una nuova allerta droni ha portato allo stop alle operazioni dalle 21:30, “fino a nuovo ordine”: un regalo inaspettato per la Festa nazionale tedesca, che ricorda l’integrazione della Repubblica democratica (parliamo di quella nata sotto il segno dell’Urss) nella Repubblica federale nel 1990. Se qualcuno pensava a una celebrazione tranquilla, dovrà ricredersi!
Dopo un incidente analogo la notte precedente, l’aeroporto bavarese ha visto la cancellazione o deviazione di ben 69 voli, coinvolgendo 6.500 passeggeri che sicuramente non dimenticheranno presto questa esperienza. Più esattamente:
- 23 voli in arrivo sono stati deviati;
- 12 annullati;
- 46 voli in partenza cancellati o rinviati.
Il tutto, nella speranza dichiarata dalla direzione di poter riprendere il traffico alle 5:00 di sabato.
Ma la presenza dei droni, in realtà, nelle prime ore della sera non era ancora stata formalmente confermata. Solo intorno alle 23, due distinte pattuglie della polizia ne hanno identificati nei pressi delle piste nord e sud, secondo quanto riportato da un portavoce. La sera prima, invece, erano stati identificati vicino a Erding, dove l’esercito ha una pista militare non lontano da Monaco, e poi proprio sopra l’aeroporto civile.
Berlino: “Una minaccia contro il paese”, via alle grandi manovre legislative?
Non sorprende, quindi, che Berlino abbia definito la situazione una vera e propria “minaccia” per la sicurezza nazionale. Non si tratta solo di parole di circostanza. Il ministro degli Interni Alexander Dobrindt, in dichiarazioni al quotidiano Bild, ha infatti affermato senza peli sulla lingua: “Da ora bisogna abbattere i droni, non aspettare!”. Finora, infatti, solo la polizia ha avuto la facoltà di colpire questi oggetti volanti; l’esercito invece no. Ma la musica potrebbe cambiare: il governo guidato dal cancelliere Friedrich Merz ha annunciato che da mercoledì inizierà a rivedere la normativa sulla sicurezza aerea. Chi lo sa, forse la prossima volta saranno più rapidi nell’intercettare questi misteriosi ospiti dei cieli tedeschi.
Una questione europea: sospetti, accuse e barriere elettroniche
Il fenomeno, tuttavia, non riguarda solo la Germania. Altri aeroporti europei – in Danimarca, Norvegia e Polonia – hanno recentemente sospeso i voli dopo la segnalazione di droni non identificati. In Danimarca, lo scalo di Copenaghen ha chiuso il 22 del mese e pochi giorni dopo anche altre basi (comprese quelle militari) sono state sorvolate da droni il 25.
La situazione ha scatenato una tempesta geopolitica, con diversi paesi UE – tra cui Polonia, Romania (che ha denunciato infiltrazioni analoghe) ed Estonia (appena reduce dall’intercettamento di tre caccia russi da parte della Nato) – che puntano il dito contro Mosca. Per la cronaca, la Russia ha smentito ogni addebito, ma l’UE sta comunque valutando un vero e proprio “muro antidroni” per difendere i siti più sensibili. Immaginiamolo: meno street art, più blocchi elettronici.
Tante voci, poche certezze: tra scetticismo, ironia e teorie della cospirazione
Quando si alza la nebbia della paura, si insinuano i dubbi e nascono le teorie: c’è chi parla di “complotti russi” che ormai sembrano avere droni invisibili pronti a fare chiudere aeroporti, spuntando e scomparendo come maghi. Altri, invece, ironizzano con ipotesi di “falsi drappi” condotti dagli stessi tedeschi, danesi o polacchi, per gettare la colpa altrove e alimentare l’idea di un nemico esterno, come in un romanzo di spionaggio.
Non mancano i richiami a episodi passati come l’attacco al Nord Stream, missili caduti in Polonia nel 2022, o bombardamenti in Ucraina con il sottofondo polemico: l’Europa starebbe forse cercando un pretesto per unirsi in guerra, risolvere la stagnazione economica, la crescita della destra, o perfino le questioni migratorie? Insomma, se tutti dicono che altrove va peggio, c’è da stare in guardia: l’informazione va controllata, i sospetti non vanno trasformati in certezze senza prove, e occhio alle fake news dei politici o alle linee editoriali troppo belligeranti.
Conclusione
Morale della favola? La sicurezza europea non può più permettersi superficialità quando si tratta di tecnologie come i droni, che mettono a rischio la normalità di 6.500 viaggiatori in una sola notte – e non solo. Tocca a tutti noi tenere gli occhi aperti: leggere, confrontare, dubitare… e magari augurarsi che il prossimo volo parta (o arrivi) senza “ospiti” non invitati tra le nuvole!
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