Levante, la cantautrice dallo stile poetico e dinamico, si racconta in occasione dell’uscita del suo sesto album in studio, intitolato “Dell’amore il fallimento e altri passi di danza”. Questo disco lungo, composto da ben 16 brani, esplora il tema dell’amore in tutte le sue sfaccettature, dalle emozioni più intense e destabilizzanti a quelle che rimangono nei nostri ricordi.
Partendo dal titolo stesso dell’album, Levante spiega che l’ispirazione per questo progetto è nata tre anni fa, quando ha avuto un’epifania riguardo al tema dell’amore e del fallimento. Attraverso le sue canzoni, l’artista cerca di capire il motivo per cui spesso sabotiamo le cose belle della nostra vita, in particolare le relazioni amorose.
In questo disco, l’amore viene affrontato in maniera totale, con brani che raccontano storie personali e universali. Levante collabora con suo fratello per il brano “Arcani”, che parla di incontri amorosi tramite app di appuntamenti. L’artista non ha avuto paura di concentrarsi su un tema così profondo e universale come l’amore, dichiarando che voleva mettere in chiaro che questo sarebbe stato l’argomento centrale del suo album.
Nel corso dell’intervista, Levante parla anche del significato di una delle sue canzoni più famose, “Alfonso”, sottolineando che spesso le sue canzoni possono avere significati nascosti o interpretazioni diverse da quelle che sembrano evidenti. A un certo punto ho incontrato questo ragazzo che ha iniziato a raccontarmi di tutti i successi che stava ottenendo e io ero davvero invidiosa. Mi sono chiesta da dove venisse questa convinzione di sentirsi realizzati, di conoscere il proprio posto nel mondo, di avere un ruolo ben definito. Io, invece, mi sentivo persa, come se stessi inseguendo il nulla, come se fossi fumosa. Nonostante gli anni passati a fare musica, sembrava che non stesse accadendo nulla nella mia vita. Mi descrivevo come un’ospite a una festa in cui tutti brillavano tranne me. L’amore non c’entrava nulla».
Questo nuovo album è molto lungo, con ben 16 tracce, una scelta coraggiosa…
«Volevo che ci fossero 17 tracce, ma non me l’hanno permesso. Scrivilo! Dillo!»
L’industria discografica preferisce album brevi. Ma una volta arrivati a 16 tracce in effetti…
«Ci mancava il budget per la diciassettesima traccia (ride)».
Ma non hai pensato che oggi il pubblico trova difficile arrivare fino alla fine di una canzone?
«Gabriele, è un periodo di gigantesca crisi in cui da anni non si vendono dischi, musica, cinema, tè, arte, perché abbiamo deciso che, politicamente, non valiamo niente. Perché la gente dovrebbe spendere soldi per ascoltarci? Non valiamo niente, siamo dei saltimbanchi, come ci è stato detto durante il Covid. Quindi, in un momento in cui tutto è veloce e già pronto, dovrei darti qualcosa di già pronto da mangiare e dirti che è facile da digerire. Io, invece, ho deciso di fare un album che richiede di riascoltare le tracce per capirle appieno. È un album lungo, proposto con doppia cattiveria, uscendo sette singoli prima dell’album stesso. Volevo dire: “Mi devi ascoltare, non sarò mai la vincitrice di Sanremo o in cima alle classifiche”. Volevo ringraziare Serena Brancale che mi ha accompagnato durante l’estate con un pezzo che ha ottenuto il platino, credo».
Sembra che tu abbia imparato molto bene i meccanismi dell’industria musicale…?
«Ho capito che mi metterebbe in imbarazzo dover fare compromessi che non mi rispecchiano. Facciamo le cose come sappiamo farle, diciamo alle persone “Io sono così”. Il grande dramma della mia vita è il non essere etichettabile. Non posso accettare le regole dell’industria musicale».
Le regole che spingono sempre più verso i successi?
«Amo il pop, amo fare i ritornelli. Quando le mie colleghe mi fanno ascoltare qualcosa di nuovo, mi manca il ritornello. Deve sempre esserci un ritornello, devo cantarlo. Sono innamorata della musica pop, ma non posso scendere a compromessi con l’industria».
Immagino quante proposte di potenziali successi ti siano arrivate…?
«Devo dire che il rapporto con le case discografiche italiane è stato chiaro fin dall’inizio. Nessuno viene a chiedermi nulla. Hanno provato, ma poi si sono pentiti. Sono sempre gentile, rispetto il lavoro di tutti, ma non ci sto. Hanno provato a dirmi cosa aggiungere alle canzoni, ma ho sempre detto di no».
Sei una delle regine dell’estate con “Al mio paese”, insieme a Serena Brancale e Delia…
«Ho accettato perché ho un rapporto con Serena. Ho detto: “Faccio il viaggio con te. Mi stai invitando alla tua festa? Va bene, io porto la mia strofa, suona così”. Ma la combinazione non sarà mai possibile, l’industria discografica italiana lo sa. Una volta ho detto a Pico Cibelli, presidente della Warner, che avrei fatto un album solo di successi, ma lui mi ha detto che intendeva i miei successi, non quelli che immaginava lui. Quando esco con il brano estivo, il mio brano si chiama “Malìa”, o “Maimai” e parla di vendetta, o “Lo stretto necessario”».
Sei diventata l’artista che volevi essere quando hai iniziato seriamente?
«Non so come gli altri mi percepiscano, non l’ho mai capito. Per molto tempo mi sono preoccupata di come mi percepissero gli altri e mi sono giudicata immaginando il loro sguardo. Oggi sento di essere sulla strada giusta, ma non mi sento arrivata da nessuna parte, sono in trasformazione». Le parole di Claudia Lagona, conosciuta come Levante, ci trasportano in un universo dove la musica è istinto puro, dove ogni nota e ogni parola sono il riflesso della sua vita. A quarant’anni, dopo quattordici anni di carriera, la cantautrice rivela come la sua musica si trasformi insieme a lei, come un viaggio intimo e personale che si riflette nelle sue canzoni.
Levante racconta di come, all’inizio della sua carriera, non fosse consapevole del mondo dell’industria musicale, ma che abbia trovato il suo spazio nel panorama pop alternativo italiano, offrendo al pubblico una voce e un racconto diverso da ciò che era proposto in quel momento. Una voce autentica e sincera, che ha saputo conquistare un pubblico in cerca di qualcosa di nuovo e autentico.
La cantautrice riflette anche sulla sua evoluzione artistica, sottolineando come Claudia e Levante siano due facce della stessa medaglia, due identità che si fondono e si completano. E ciò che desidera è che la sua musica, e in particolare il suo ultimo disco, porti l’ascoltatore a riflettere su se stesso, a esplorare le proprie emozioni e a mettersi in discussione, attraverso storie che fanno cantare e pensare.
Le parole di Levante sono un invito a un viaggio emozionale e personale attraverso la sua musica, un’esperienza che va oltre le note e le melodie, per arrivare dritto al cuore di chi ascolta. Un viaggio che vale la pena intraprendere, per scoprire nuovi mondi e nuove emozioni, guidati dalla voce autentica di una cantautrice che sa parlare direttamente all’anima.
Articoli simili
- Maria Antonietta e Colombre: la fuga dall’Ariston a Sanremo – Scopri i due artisti marchigiani
- Gino Paoli: Addio al grande cantautore, 91 anni
- Levante e Kid Yugi trionfano a Sanremo: Modà deludono – Jalisse inaspettati: Recensioni uscite settimana
- Musica in lutto: addio a Sandro Giacobbe, il coraggioso combattente contro il tumore
- Carmen Consoli: Il ritorno con Amuri luci e la cultura rivoluzionaria

Cristoforo Panicucci esplora le grandi sfide che plasmano la società italiana. Dall’istruzione all’ambiente, passando per l’uguaglianza e la giustizia, offre uno sguardo chiaro e documentato per comprendere i cambiamenti intorno a voi.