Pietrangelo Buttafuoco: Lite con Giuli, temo l’Occidente più di Putin

Pietrangelo Buttafuoco rivela che Alessandro Giuli, in rappresentanza della Russia alla Biennale di Venezia, “avrà sicuramente seguito la ragion di Stato. Io ho rispettato l’istituzione e le sue regole, purtroppo conosciute da pochi. Non spetta a me deificare l’uno o deridere l’altro”. Confermando l’amicizia tra i due menzionata dal ministro, Buttafuoco afferma che “Giuli è come un fratello”, anche se è stato assente all’inaugurazione e troverà il modo di fare visita.

La nomina

Secondo Buttafuoco, “tutto questo trambusto perché il presidente della Biennale è stato scelto da Giorgia Meloni. Se fosse stato del Pd, ci sarebbe stato un grande silenzio riverenziale”. Poi aggiunge che “gli Stati partecipanti sono i proprietari dei padiglioni e si occupano, gestiscono e infine li compongono artisticamente attraverso scelte che non possiamo sindacare”. E spiega che “l’etica dovrebbe essere una condizione che unisce i giudizi anziché separarli, che individua un terreno comune anziché uno standard alternativo. La democrazia, alterando la propria valutazione, produce sostanze tossiche nel proprio organismo e il liberalismo, che ha dato al nostro continente il principio e il destino di ciascuno nell’uguaglianza del diritto, ora indossa la benda del totalitarismo”.

Putin e l’Occidente

Quindi, secondo Buttafuoco, “più che temere Putin, temo che l’Occidente, le grandi borghesie di queste democrazie liberali, non abbiano ancora digerito il processo con cui la Russia ha eliminato da sola l’Unione Sovietica, ha generato la forza interna per liberarsi del proprio passato ingombrante senza l’assistenza occidentale. Poi, è inutile assegnare l’ipocrisia a quei ceti politici, economici e culturali che hanno goduto negli anni del favore di Mosca e ora ne parlano con disprezzo”. Sulle ambizioni politiche di presidente della Regione Sicilia, “Il mio intento sarebbe di trasferire Luca Zaia sull’isola e dargli carta bianca. Tu governa”. Infine, sostiene che “la società iraniana è molto più affine alla nostra. Ed è una società ricca di fermenti culturali. Li chiamano ‘tedeschi con il tappeto'”.

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