Vi siete mai sentiti i “banchieri cattivi” di casa vostra, davanti all’ennesima richiesta: “Ma i miei amici ricevono la paghetta, perché io no?”? Se la risposta è sì, tranquilli: non siete soli e, dietro ogni moneta concessa (o negata), si nasconde ben più di un semplice acquisto di sneakers alla moda o il nuovo videogioco per la Switch. Sì, genitori, siete al centro di una preziosa partita educativa!
Paghetta: una questione di educazione (non solo di portafoglio)
Per il dottor Kevin Bergon, psicologo clinico, dire sempre di no ai figli che chiedono qualche euro sarebbe davvero un peccato. Ammettiamolo, la pressione dei coetanei è un tormentone quotidiano che trova spesso il suo palcoscenico a tavola. Ma attenzione: concedere la paghetta, sia con regolarità sia solo ogni tanto, si rivela una vera palestra educativa.
Pensateci: non si tratta solo di assecondare l’ultimo capriccio di moda. Offrire qualche euro, infatti, consente ai bambini di approcciarsi per la prima volta alla gestione di un piccolo budget. E qui non si scherza! Si inizia a imparare cosa significhi responsabilità, risparmio e persino autonomia. Che siate consapevoli o meno, state crescendo dei piccoli Bill Gates (magari un po’ più responsabili, però)!
Ma quanto dare, alla fine?
Ecco la domanda da un milione di euro, anche se — e questa è una buona notizia — non serve arrivare a tali cifre. Secondo un recente barometro di Pixpay, tra i 10 e i 18 anni, i figli ricevono in media 30 euro al mese. Troppo? Troppo poco? Niente panico! Lo stesso dottor Bergon ci viene in soccorso e ci ricorda che non esiste una regola d’oro identica per tutti.
Per riassumere:
- La cifra deve essere adattata alle possibilità economiche di ogni famiglia;
- Lo status socioculturale incide sulle scelte;
- L’età del pargolo non va sottovalutata;
In altre parole: nessun bisogno di copiare i vicini o di controllare compulsivamente l’ultima media nazionale. Basta trovare la formula più adatta a voi… e al vostro portafoglio, naturalmente.
Libertà e fiducia: le vere monete d’oro
Se pensate di dover dettare legge su come, dove, quando e perché i vostri figli spendano la paghetta, il dottor Bergon ha una risposta chiara: no! Offrire dei soldi, infatti, significa anche dare ai ragazzi uno spazio di libertà tutto loro. Certo, la tentazione di commentare (magari con un’espressione perplessa davanti all’acquisto del magazine Pokémon) sarà forte, ma bisogna imparare a fidarsi.
Capita anche che i figli si lamentino perché non riescono a permettersi subito ciò che vogliono. Beh, momento perfetto per riflettere insieme sull’importanza di saper aspettare e di non cedere sempre alla tentazione del piacere immediato. I vostri discorsi potrebbero rivelarsi molto meno efficaci del vostro esempio.
Più che monete: lezioni di vita
Mantenete bene a mente: i bambini imparano più da ciò che fate che da quello che dite. Il vostro rapporto con i soldi sarà il vero modello per loro. La paghetta, quindi, non è solo una questione di conti, ma uno dei primi e più importanti passi verso la responsabilizzazione: mostra che non si può avere tutto e subito, che aspettare uno, due, magari tre mesi per realizzare un piccolo sogno rende la conquista ancora più dolce.
Non sottovalutate il potere di qualche euro: una semplice moneta può aprire la porta a una relazione più serena e sana con il denaro, oggi e nel futuro.
Diremmo, senza troppi giri di parole, che la paghetta è la prima autentica “lezione di finanza” della vita. E se vi sentite spaesati all’inizio, non temete: con un po’ di confronto e tanta coerenza, non solo il vostro portafoglio, ma soprattutto vostro figlio vi ringrazierà!
Siate i maestri di economia di casa: poche regole, tanto esempio… e magari anche qualche sorriso, che non guasta mai!
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Lisa Chichi vi porta in un mondo di scoperte curiose e storie sorprendenti. Ogni giorno condivide fatti insoliti e curiosità culturali che stimolano la vostra mente e arricchiscono le vostre conversazioni.