Attenzione ai colleghi tossici: ecco come riconoscerli e difendersi, secondo una coach esperta
Nel colorato mondo degli uffici moderni, spesso si parla di progetti, obiettivi da raggiungere e, ovviamente, della macchinetta del caffè. Ma c’è un tema molto meno allegro che, purtroppo, collega spesso più dipendenti di quanto si pensi: la presenza dei colleghi tossici. Sì, proprio loro, il vero acido lattico del team, capaci di avvelenare anche le migliori energie collettive. Ma chi sono davvero? E come si riconoscono? E soprattutto, come ci si difende senza dover appendere la propria serenità alla porta prima di entrare in ufficio?
Cosa significa davvero “persona tossica” sul lavoro?
Secondo la coach in sviluppo professionale Aurélie Foucart, la persona tossica non è sempre malvagia di proposito. A volte, semplicemente, non si rende conto del danno che provoca. All’origine ci sono frasi sgradevoli dette in mala fede, comportamenti aggressivi o una passività sospetta che, goccia dopo goccia, intossica il clima del servizio. Ma la caratteristica principale della persona tossica è la mancanza di trasparenza: le sue vere intenzioni rimangono nascoste, come un iceberg che si intravede ma non si capisce mai fino in fondo.
Una persona tossica crea uno squilibrio nella relazione, usando leva su comportamenti malsani quali la manipolazione, la colpevolizzazione, l’emprise (il tentativo di controllo) e, naturalmente, tutto lo spettro del passivo-aggressivo. Per Foucart, esistono vari gradi di tossicità: si può andare dal manipolatore dichiarato e dal narcisista perverso, fino a chi, magari senza volerlo, diffonde un ambiente malsano per via di abitudini radicate, spesso apprese già in famiglia e trasferite senza filtri anche in open space.
Quattro profili da conoscere per riconoscere la tossicità
Aurélie Foucart identifica quattro grandi profili che è possibile incontrare in azienda:
- Il passivo: Se gli chiedi qualcosa, risponde sì con la bocca, ma mai con l’energia. Collabora, certo, ma non si coinvolge, né partecipa in modo attivo; con lui sembra sempre che qualcosa manchi – tipo la voglia di contribuire.
- L’aggressivo: Impossibile non notarlo. Non ascolta, va dritto alla meta senza guardare nessuno, i suoi bisogni sono in cima a tutto. Un vero caterpillar, insomma.
- Il passivo-aggressivo: Qui si entra nell’ambito della manipolazione sottile. Questa persona sembra d’accordo su tutto, ma nei fatti serba rabbia e dimostra zero volontà di agire. Vuoi un esempio? Il manager che, di fronte alla richiesta di aumento, sorride e dice “Ma certo, nessun problema!”, salvo poi ignorare regolarmente la questione. Subdolo, vero?
- L’assertivo: La categoria più sana: chi sa esprimere bisogni e difendere le proprie convinzioni con chiarezza e senza trucchi. La trasparenza è la sua bandiera.
Pensa che sia innocuo? Occhio alle micidiali “punture” nascoste
Non tutti i comportamenti tossici sono frutto di intenzioni maligne. Spesso chi lancia frecciatine o battute taglienti non si rende nemmeno conto dell’impatto che hanno sugli altri. Eppure anche osservazioni dette “di sfuggita” possono far male e, giorno dopo giorno, logorare la convivenza. Il fenomeno, spiegano gli esperti, è stato messo ancora più in luce dal movimento #metoo: molte persone, ritenendosi amiche delle donne, hanno scoperto di avere atteggiamenti decisamente tossici (come complimentare una collega sull’abbigliamento o metterle il braccio sulla spalla senza pensarci).
Il punto è che, intenzionale o meno, la tossicità va arginata.
Come proteggersi dai colleghi tossici (senza dover indossare una tuta hazmat)?
- Riconosci il profilo: Se identifichi il tipo (passivo, aggressivo, passivo-aggressivo), diventa più facile non lasciarti trascinare nel loro gioco mentale.
- Chiedi trasparenza: L’arma dei tossici è il non detto, il doppio senso, l’ambiguità. Non aver paura di fare domande dirette e di chiedere chiarimenti sulle intenzioni vere.
- Mantieni le distanze emotive: Non tutto ciò che fanno o dicono ti deve toccare. Saper distinguere ciò che dipende da te da ciò che riguarda solo loro può salvarti la giornata (e la digestione!).
Infine, se ti accorgi che la situazione ti fa davvero male, ricordati che non sei solo: parlarne con un referente, un manager o una figura esperta può fare un’enorme differenza.
In conclusione: la tossicità sul lavoro non va sottovalutata. Riconosci i profili, allenati all’assertività e coltiva trasparenza: la tua salute mentale (e la tua voglia di tornare in ufficio il lunedì mattina) ti ringrazierà!
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