Il mercato del lavoro italiano sta attraversando momenti di grande sfida. Un recente rapporto dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre ha messo in luce un dato preoccupante: nel 2025, quasi un colloquio di lavoro su tre non si è svolto per mancanza di candidati. Questo fenomeno ha raggiunto la cifra di oltre 1,75 milioni di selezioni andate deserte, un aumento significativo rispetto agli anni precedenti. Ma quali sono i motivi dietro a questa situazione e quali settori sono maggiormente colpiti? Scopriamo insieme le dinamiche che caratterizzano il mercato del lavoro in Italia.
La questione è complessa e coinvolge diversi fattori, dalle esigenze delle aziende alle aspirazioni dei giovani, passando per le differenze regionali. Analizziamo i settori più afflitti da questo problema, le aree geografiche in cui le selezioni falliscono più frequentemente, e le cause strutturali che portano a colloqui desolati. Infine, vedremo come le imprese possano migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Settori in difficoltà: dove le selezioni vanno a vuoto
A livello settoriale, è evidente che alcune aree sono più colpite da questa crisi di candidati. In particolare, il settore delle costruzioni è il più problematico, con quasi il 39% delle selezioni senza alcun candidato. Altri comparti in difficoltà includono:
– Legno e mobile: 35,2%
– Multiutility (acqua, energia e gas): circa 35%
– Metalmeccanica e elettronica
– Servizi turistici, alberghieri e della ristorazione
La situazione è aggravata dal fatto che, su un totale di 5,8 milioni di assunzioni programmate nel 2025, circa 2,7 milioni hanno riscontrato difficoltà nel reperire personale.
Geografia delle assunzioni: dove si registra il maggior numero di colloqui deserti
La distribuzione geografica della mancanza di candidati non è uniforme. Il Nordest d’Italia, in particolare, si distingue per le sue elevate percentuali di colloqui andati a vuoto. Le regioni con le statistiche più alte includono:
– Valle d’Aosta: 39,5%
– Trentino-Alto Adige: 39%
– Friuli-Venezia Giulia: 37,4%
– Veneto: 33,5%
– Emilia-Romagna: 33%
In provincia di Trento, il dato è particolarmente allarmante: il 40% dei colloqui è rimasto senza candidati. Anche in altre province come Aosta, Udine, Bolzano e Belluno, le difficoltà sono accentuate, soprattutto nei settori turistico e manifatturiero.
Le radici del problema: cause strutturali e culturali
Il boom di colloqui senza candidati è il risultato di una combinazione di fattori culturali, demografici e organizzativi. Ecco alcune delle principali ragioni:
– I giovani cercano non solo uno stipendio, ma anche flessibilità e opportunità di crescita. Offerte con retribuzioni basse e scarse possibilità di carriera vengono spesso rifiutate.
– Il calo demografico ha ridotto il numero di candidati disponibili, aumentando la competizione tra le imprese.
– Esiste un disallineamento tra i percorsi formativi e la domanda del mercato, creando una carenza di figure tecniche e specializzate.
– I processi di selezione troppo lunghi e complessi scoraggiano i candidati, spingendoli a cercare opportunità altrove.
Possibili soluzioni: come avvicinare domanda e offerta
Per contrastare questa tendenza, la CGIA suggerisce alcune strategie chiave. Le aziende devono:
– Aggiornare il linguaggio e i canali di comunicazione per attrarre le nuove generazioni.
– Rafforzare il legame tra istruzione e mondo del lavoro, attraverso apprendistati ben retribuiti e stage di qualità.
– Investire nella formazione continua e creare ambienti di lavoro moderni e meritocratici, valorizzando il ruolo sociale delle imprese come motore di occupazione.
Questa complessa situazione richiede un impegno concertato da parte di tutti gli attori coinvolti, dalle aziende alle istituzioni, per garantire un futuro lavorativo più luminoso e inclusivo.
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Andreia Correa vi accompagna nel vostro percorso professionale. Condivide consigli utili per trovare lavoro, crescere nella carriera e conoscere i vostri diritti. I suoi articoli vi aiutano ad anticipare le tendenze del mercato e a fare scelte consapevoli.