Luca Argentero: “Non farò mai Belve, proteggo la mia famiglia e dico no alla routine”

Luca Argentero si confessa senza veli: niente regia, mai ospite a Belve e soprattutto, una difesa forte e sincera della propria famiglia e della libertà di scegliere il proprio percorso senza cedere alla routine. Nel panorama scintillante del Festival ON AIR di Palermo, il celebre attore torinese racconta con ironia, lucidità e un pizzico di autoironia le sue scelte, i suoi valori e le sue gioie più profonde.

Regia, talk show e il “nunca” di Luca

Luca Argentero è sicuro di due cose nella vita: non dirigerà mai un film e non parteciperà mai come ospite a Belve, il noto talk show di Francesca Fagnani. «Non andrei mai in un posto dove cercano di metterti in difficoltà per definizione. Se, per 47 anni, non ho mai raccontato le mie belvate, non credo di poterlo fare adesso», scherza Argentero, immerso nello scenario suggestivo del Palazzo dei Normanni durante la seconda edizione di ON AIR – evento dedicato a Serie TV e Cinema ideato da Simona Gobbi. A Palermo, Argentero ha ricevuto anche il Premio Marlù Dreamer, condividendo pubblicamente le sue ‘regole d’oro’ per continuare a credere nei sogni.

Non manca una frecciatina (puntuale ma mai velenosa) all’amico e collega Michele Morrone, reduce da una discussa ospitata proprio a “Belve”:

  • «Michele ha grandissime potenzialità e davanti a sé una carriera brillante, soprattutto internazionale», afferma Argentero.
  • «Sparare a zero sulle capacità dei colleghi italiani mi è sembrata una sboronata da Belve.»
  • «Io non saprei mai dire se sono più o meno bravo di qualcun altro: deve dirlo il pubblico, i critici o chi lavora del settore.»

Argentero sottolinea come il successo possa talvolta finire “alla testa” (Morrone insegna) ma rimane saldo nella convinzione che ogni giudizio debba arrivare dall’esterno.

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Tra empatia, autenticità e un no deciso alla routine

La vita privata di Argentero prende il sopravvento nella narrazione e traspare una serenità “cristallina”:

  • «Ho una moglie meravigliosa, due bambini fantastici e lavoro su progetti che amo».

Da ragazzo, Argentero immaginava ogni possibilità ma era certo di voler evitare la noia della monotonia. «Non mi sarei mai visto con abito, giacca e cravatta davanti al computer in ufficio», rivela. La scelta della recitazione, così distante dalla stabilità e dalla routine, è stata frutto di una convinzione incrollabile: desiderare davvero qualcosa ti dirige proprio lì.

L’attore confessa una timidezza iniziale persino nel dichiararsi “attore”, tanto che sulla carta d’identità c’era scritto “libero professionista” fino al film “Solo un padre” di Luca Lucini nel 2008, quando ha finalmente abbracciato pienamente la sua professione.

Alla domanda sull’adolescenza? Il pubblico si prepara a ridere: «Volevo essere notato dalle ragazze ma era difficile… fino ai 16 anni: poi sono spuntati un po’ di muscoli e, improvvisamente, tutte mi guardavano!». La popolarità, però, non lo ha mai interessato: «Non ero né il giullare di classe né il capoclasse; facevo parte del gruppo, benvoluto ma mai un riferimento».

Argentero non esita ad autocriticarsi, definendosi un “buon essere umano”, empatico e predisposto al benessere degli altri: «Spesso mi viene riconosciuta questa qualità senza che io me ne accorga, e mi fa piacere».

Fedeltà ai valori, passione e qualche sana paura

Argentero, che festeggerà vent’anni di carriera nel 2025, spiega come non abbia mai perso la testa per il successo, neppure dopo il trionfo di “DOC”. Gli amici di sempre – «estremamente pragmatici, torinesi» – glielo avrebbero già fatto notare se fosse successo, così come la sua famiglia. «Non vivo più l’ubriacatura della popolarità: non faccio il mio mestiere per l’ego».

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Il suo auspicio va alla scuola e al teatro: «La società sarebbe migliore se esercitassimo la capacità di metterci nei panni degli altri». Secondo Argentero, «non c’è un punto di arrivo: questo è un gioco che si può giocare all’infinito», purché si continuino a trovare stimoli e paure sane, oltre alla giusta “vibrazione” nello stare sul set. «Negli ultimi anni un po’ meno, ma nuovi progetti entusiasmanti mi hanno riacceso una passione sopita».

Vulnerabilità protetta, vita vera e piccoli grandi gesti

Essere genitore cambia tutto. Argentero confessa che alcune nuove paure sono emerse rispetto ai tempi da giovane scapestrato. Ha smesso di fumare proprio per proteggersi e poter stare accanto il più possibile ai suoi figli. «Stiamo vivendo un momento molto confuso e quando mi chiedono perché non parlo, rispondo che sono confuso anch’io e non so cosa dire. Siamo più vulnerabili, fragili e condizionabili: questo ci rende anche più governabili».

Si definisce più egoista, nel senso buono: da quattordici anni si impegna in attività per il sociale che lo fanno stare bene. «Poter migliorare il mondo vicino e diffondere cultura è un dono, e donare è una pratica corroborante per sé stessi».

In conclusione? Difendere la propria famiglia, scegliere la sincerità, esercitare l’empatia e custodire la propria passione sono la vera ricetta Argentero per una vita piena, lontana dalla monotonia e dalla “sbornia dell’ego”. Un consiglio che – routine permettendo – non dovremmo proprio dimenticare.

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