La questione della mobilità in deroga ha recentemente fatto discutere, specialmente dopo l’approvazione della Legge 26/2026, che ha riaperto le porte a circa 10.000 lavoratori che si trovavano in una situazione di incertezza. Questo è il risultato di un emendamento al decreto Milleproroghe, che ha colmato un’importante lacuna lasciata dalla Legge di Bilancio. La reintroduzione di queste misure di sostegno rappresenta una boccata d’ossigeno per molti che avevano perso il lavoro in aree di crisi industriale complessa.
In questo contesto, è fondamentale comprendere come funziona il sistema di mobilità in deroga, quali sono i requisiti necessari per accedervi e quali procedure devono essere seguite. Scopriremo insieme i dettagli di questa normativa e cosa significa per i lavoratori coinvolti.
La mobilità in deroga: una misura essenziale per il 2026
La mobilità in deroga, inizialmente esclusa dalla Legge di Bilancio, è stata reintegrata grazie all’intervento del Governo. Questo emendamento ha permesso di utilizzare le risorse del Fondo per l’occupazione non solo per la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS), ma anche per la mobilità in deroga. Questo cambiamento è stato accolto con favore, poiché il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Walter Rizzetto, aveva avvertito dei rischi di lasciare senza protezione migliaia di disoccupati.
Chi può beneficiare della mobilità in deroga nel 2026
I lavoratori che possono accedere a questa misura devono soddisfare alcuni criteri specifici. Ecco un elenco di requisiti necessari:
– Essere disoccupati al momento della presentazione della domanda, secondo le normative vigenti.
– Aver perso il lavoro in un’unità produttiva situata in un’area riconosciuta come crisi industriale complessa.
– Essere già beneficiari di un trattamento di mobilità ordinaria o in deroga alla data del 1° gennaio 2017, senza interruzioni.
– Essere inclusi nel piano regionale di politiche attive approvato dal Ministero del Lavoro.
– Non avere diritto, come prima scelta, ad altri ammortizzatori sociali ordinari.
Procedure per richiedere la mobilità in deroga
La procedura di richiesta si articola in vari passaggi, essenziali per garantire l’accesso ai benefici. I passaggi sono i seguenti:
1. Le Regioni inviano al Ministero del Lavoro il piano regionale di politiche attive e l’elenco dei beneficiari.
2. Il Ministero verifica i requisiti e la sostenibilità finanziaria, comunicando l’esito alla Regione.
3. La Regione autorizza il trattamento, che sarà erogato dall’INPS entro i limiti delle risorse disponibili.
Ogni lavoratore deve presentare la domanda all’INPS entro 60 giorni dalla cessazione del lavoro o dalla scadenza del trattamento precedente. I controlli automatizzati introdotti garantiscono una maggiore coerenza tra i dati regionali e ministeriali.
Durata del trattamento e motivi di decadenza
Il trattamento di mobilità in deroga ha una durata massima di 12 mesi, con la possibilità di un’ulteriore proroga di 12 mesi per chi proviene da un periodo di mobilità ordinaria o in deroga. Tuttavia, è importante notare che il beneficio cessa se il lavoratore trova un nuovo impiego, anche part-time, o se interrompe la partecipazione alle misure del piano regionale.
La reintroduzione della mobilità in deroga offre una nuova opportunità per molti lavoratori, contribuendo a superare le difficoltà economiche e professionali nelle aree colpite da crisi industriale.
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