“Offerta irrisoria, andiamo a processo”: la svolta clamorosa nel caso pandoro-Ferragni

Pandoro, uova di Pasqua e una Ferragni in tribunale: il caso che ha fatto discutere l’Italia entra nel vivo, tra offerte respinte e processi alle porte. Oggi, a Milano, la svolta clamorosa: niente accordo, si va direttamente a processo! Ma facciamo un passo indietro (tanto il pandoro, per ora, resta sulla mensola…).

L’arrivo in tribunale: look impeccabile e clima teso

Chiara Ferragni si è presentata al Tribunale di Milano con un classico senza tempo: completo nero, camicia bianca (per la cronaca fashion). L’occasione, però, non era delle più leggere: si tratta della seconda udienza pre-dibattimentale di un procedimento che la vede imputata per truffa aggravata, con al centro i noti casi delle uova di Pasqua Dolci Preziosi e del celebre pandoro Balocco.

La Ferragni non era sola. Al suo fianco, come in ogni serie tv che si rispetti, c’erano gli avvocati Giuseppe Iannacone e Marcello Bana. Tutto si svolgeva a porte chiuse, sotto lo sguardo vigile del giudice Ilio Manucci Pacini. Ma cosa si decideva oggi, tra un colpo di tosse trattenuto e sguardi alle carte processuali? Sostanzialmente, le parti civili ammesse e – tema clou della giornata – la scelta del rito processuale. Ecco perché l’imprenditrice digitale era presente: l’intenzione era chiara, chiedere il rito abbreviato, ovvero un percorso (in teoria) più rapido verso la sentenza.

La posizione di Ferragni: tra difesa, donazioni e “non sono colpevole!”

Una cosa la Ferragni l’ha ripetuta senza sosta dall’inizio di questa storia: si dichiara innocente e ha sempre manifestato la volontà di partecipare personalmente alle udienze (non solo a quelle tecniche), proprio per dimostrare a tutti la propria estraneità ai fatti contestati.

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Sul fronte pratico – perché anche le buone azioni contano in tribunale – la Ferragni, ex moglie di Fedez, si è già mossa effettuando donazioni per un totale di 3,4 milioni di euro. Insomma, una cifra decisamente importante che però non ha spento tutte le polemiche.

Un segnale di tregua, almeno con alcuni, dopo una battaglia piuttosto accesa: grazie a un accordo, il Codacons ha ritirato la sua denuncia, mentre una pensionata – anch’essa parte civile – ha accettato un risarcimento da 500 euro. Facile pensare che la storia potesse chiudersi qui… ma non è stato così!

Le parti civili e l’offerta irrisoria rifiutata

Non tutte le parti civili hanno accettato un accordo fuori dall’aula. Oltre al Codacons e alla pensionata, sono presenti altre associazioni: Adicu e Casa del Consumatore. Proprio quest’ultima, nei giorni scorsi, ha reso noto di aver tentato una mediazione con Chiara Ferragni. L’influencer aveva infatti proposto un risarcimento di 5 mila euro, ma l’associazione non ha trovato sufficiente l’offerta, preferendo proseguire la sua azione in sede di processo. Da qui il titolo: «Offerta irrisoria, andiamo a processo».

  • Codacons ritira la denuncia dopo un accordo
  • Pensionata accetta un risarcimento di 500 euro
  • Adicu e Casa del Consumatore proseguono come parti civili
  • Proposta di risarcimento da 5 mila euro rifiutata

Le accuse e il prossimo calendario in aula

Secondo la procura, che ha affidato le indagini alla Guardia di Finanza, tra il 2021 e il 2022 Ferragni avrebbe ingannato i consumatori attraverso una beneficenza poco chiara, ottenendo profitti giudicati “ingiusti” per 2,2 milioni di euro. Insieme a lei siedono sul banco degli imputati Fabio Damato (suo ex collaboratore) e Francesco Cannillo (presidente di Cerealitalia). Il capitolo giudiziario per Alessandra Balocco si chiude invece per sempre, poiché il procedimento a suo carico è decaduto dopo la sua scomparsa ad agosto.

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Il calendario è ormai fissato: le udienze per il rito abbreviato sono già segnate in agenda per il 25 novembre e il 19 dicembre, mentre la sentenza tanto attesa dovrebbe arrivare a gennaio.

In attesa della sentenza, tutti col fiato sospeso: il pandoro Ferragni continua a dividere. Un consiglio? Seguite la vicenda con attenzione, perché questa storia ci ricorda quanto sia importante trasparenza – soprattutto quando si parla di beneficenza.

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