Che tu abbia vent’anni o settanta, che tu sia reduce da una storia lampo o un amore che sembrava eterno, la rottura di coppia è una montagna russa emotiva da cui, dicono gli esperti, nessuno può scendere indenne. Ti riconosci nelle famose cinque fasi? Scopriamo insieme, con un po’ di leggerezza ma tanta empatia, questo percorso tanto doloroso quanto salutare che porta dal dolore all’accettazione!
Rottura: quando il mondo gira al contrario
La fine di una relazione non è mai solo «ci lasciamo» e via, con la leggerezza di chi chiude Netflix dopo l’ultima puntata. È un evento spesso traumatico, che si porta dietro sensi di fallimento e, talvolta, di rifiuto. Non bastasse, bisogna fare i conti con l’assenza dell’altro da un giorno all’altro, mentre tutti i punti di riferimento (luogo in cui si vive, impegni quotidiani, abitudini) sembrano scomparire in un colpo solo.
- Bisogna reinventarsi da soli
- Ritrovare la fiducia in sé stessi
- Immaginare di nuovo il proprio futuro
Un percorso che dà le vertigini, ma che è possibile – purché si attraversino tutte le fasi del lutto amoroso. Nessuno sconto!
Il ciclo delle cinque fasi: denial, rabbia, contrattazione… ti suona familiare?
Indipendentemente da quanto si era preparati al crack sentimentale, il primo impatto è quasi sempre uno stato di shock. Soprattutto dopo aver condiviso mesi o anni con una persona amata (forse ancora amata?), accettare che la storia sia davvero finita è semplicemente impossibile. La mente si confonde, ci si sente quasi anestetizzati e incapaci di immaginare una nuova vita da soli.
- La fase di diniego è normale e – buona notizia – non durerà per sempre.
- Spesso si fantastica su possibili riappacificazioni, come se la vita dovesse tornare normale da un momento all’altro.
Poi arriva la voglia di trovare un colpevole, che sia l’ex, sé stessi o persino chi ci sta intorno, reo di non capire la profondità del dolore o di spronarci troppo in fretta a «voltare pagina». È il tempo della rivolta, delle emozioni fuori controllo: la rabbia, finché non si esagera (tipo lo stalking… vietato!), è sana e bisogna lasciarla uscire.
La terza tappa è la contrattazione. Qui scatta la strategia: si cerca in tutti i modi di farci rimpiangere da chi è andato via, magari migliorandoci in ogni ambito. Ci si dedica a sé stessi, si punta alla promozione sul lavoro, si manda rumorini strategici all’ex sperando che torni sui suoi passi. Anche se difficilmente servirà a riaccendere la storia, questa fase ha il merito di farci agire per il nostro benessere. E poi, diciamolo: sentirsi brillanti e desiderabili fa bene all’autostima!
Tristezza e nostalgia: la valle oscura… che ha una fine
Una volta passato il tempo della contrattazione, ecco abbattersi una tristezza profonda. Qui entra in scena il famoso pensiero: «Non troverò mai più l’amore». L’autostima sembra un vago ricordo, ci si riempie di rimpianti e nostalgia, si pensa alle cose che si sarebbero potute fare o non fare, immaginando che, magari, la storia non sarebbe esplosa se si fosse agito diversamente. Come per la rabbia, anche la tristezza va espressa: serve a sfogare il dolore e permette, finalmente, di toccare il fondo… per poi risalire. Il morale è a terra, certo. Ma, parola degli esperti: tornerà.
Accettazione: quando il cuore (finalmente!) si alleggerisce
Alla fine arriva la tanto agognata accettazione. Il livello di tristezza diminuisce, i pensieri si fanno più chiari. Riusciamo finalmente ad analizzare il perché sia andata così, a vedere che in fondo forse era meglio così. Si pensa meno all’altro – a forza di non demonizzarlo più ma nemmeno di idealizzarlo. È il momento in cui si assapora appieno la nuova vita da single e, soprattutto, si inizia a riscoprire sé stessi, inevitabilmente diversi rispetto a prima.
Prendersi il tempo: la chiave per rinascere davvero
Troppe volte si dimentica che per ogni cosa serve tempo: per imparare un mestiere, per trovare il proprio posto nel mondo… e per riprendersi da una rottura. Su quella relazione avevamo investito speranze e sogni, riempiendo un vuoto che ora sembra enorme. Inventarsi di sana pianta nuovi attaccamenti, desideri, sogni non si fa in una notte. Illudersi che «vada tutto bene» subito è una trappola. Se non si attraversano tutte le fasi del lutto amoroso, il dolore torna a bussare. Certo, a volte la vita ci chiede di saltare dei pezzi – per lavoro, per i figli – ma tanto, prima o poi, il dolore ci raggiunge nei momenti di pausa. La buona notizia? Alla fine, quel percorso lo si supera. Bisogna solo avere fiducia in sé stessi e… concedersi il tempo di guarire. Non è poco, ma si può fare!
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Lisa Chichi vi porta in un mondo di scoperte curiose e storie sorprendenti. Ogni giorno condivide fatti insoliti e curiosità culturali che stimolano la vostra mente e arricchiscono le vostre conversazioni.