Superare un cuore spezzato è davvero possibile? La risposta sorprende chiunque abbia sofferto per amore

Superare un cuore spezzato è davvero possibile? La risposta sorprende chiunque abbia sofferto per amore. Se pensavi che l’ultima rottura avesse lasciato il segno solo sul tuo profilo Instagram e sulle tue playlist tristi, sappi che il dolore d’amore è un ospite storico dell’umanità, e nessuno ne ha ancora la cura magica (spoiler: neanche Platone!).

La sofferenza d’amore: un viaggio senza mappe

Affrontare la fine di una relazione non è mai una passeggiata. Lo sanno i filosofi, gli autori romantici e anche chi, come me, si è trovato anni fa a piangere davanti a un piatto di bollito misto. Mentre mio padre usciva miracolosamente dall’ospedale, incapace di esprimere la gioia che avrei dovuto provare, sentivo solo la mancanza lancinante del mio fidanzato che, da dieci giorni, era scomparso nel nulla. Il suo cellulare muto, i miei messaggi ignorati. Final twist degno di una soap: scopro che se la spassava all’Isola d’Elba con la babysitter della sua infanzia. Alla faccia dei lieti fini.

Nel romanzo “Appunti su un cuore spezzato” di Annie Lord, pubblicato da Mondadori, la protagonista attraversa una tempesta simile. Mentre la nonna giace in ospedale, lei si strugge per la rottura improvvisa con Joe, rimasta senza parole e senza risposte. Il dolore di una separazione sembra sempre nuovo, anche se la vita ci ha già duramente messi alla prova e abbiamo speso anni sul lettino dell’analista. Un cuore spezzato sa rimettersi insieme solo per frantumarsi ancora. Annie perde l’appetito, non dorme, assilla le amiche e si domanda quando arriverà la fine di tanta sofferenza.

Tra miti popolari e realtà (spoiler: niente formule magiche)

  • Si dice che per superare una relazione serva la metà del tempo che si è stati insieme. Ma la realtà è molto meno ordinata.
  • Silvio Muccino in un celebre film confessava di voler dormire e svegliarsi anni dopo, quando tutto fosse finito. Una tentazione che, ammettiamolo, abbiamo avuto tutti almeno una volta.
  • Le giornate diventano un turbinio di speranze deluse e mini-torture ogni volta che il telefono vibra (solo per scoprire che era la compagnia telefonica).
  • Le parole scritte, secondo Lucio Dalla, diventano un materasso su cui adagiare le emozioni, anche se lui o lei ormai è sparito senza lasciare traccia. Quasi peggio dei fantasmi alla Bartehs!
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Si ripetono mantra, si vivono ricordi, si prolunga il dolore, come se restarne un po’ attaccati fosse l’unica prova che quell’amore non è stato solo un miraggio. Barthes in “Frammenti di un discorso amoroso” sostiene che l’assenza si trasforma in un vero e proprio lavoro della mente: si popola la realtà di dubbi e sogni, in un continuo tentativo di non lasciar morire davvero “l’altro”.

Alla ricerca di sé stessi (e della versione pre-rottura almeno nei selfie)

Non si soffre solo per chi se ne va, ma per la parte di noi che porta via. Come insegnava Platone nell’“Alcibiade primo”, conosciamo noi stessi riflessi negli occhi dell’altro. Annie Lord lo racconta: ha imparato ad amare il proprio corpo solo grazie allo sguardo di Joe, e senza di lui fatica a riconoscersi. Le amiche tentano di trainarla verso l’oblio e il self-care, ma il potere del dimenticare sembra fantascienza.

Barthes lo dice chiaro: chi non dimentica rischia persino di morire per eccesso di memoria. Eppure, come nel film “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”, anche quando si potrebbe cancellare tutto, una parte di noi (proprio quella che vuole vedere il mondo bruciare) ci impedisce di lasciar andare ogni ricordo. Nietzsche, citato nello stesso film, sentenzia: “beati gli smemorati”, perché non portano sulle spalle il peso dei loro errori. Sarà, ma dal divano si fatica a dargli ragione fino in fondo.

Oltre il dolore: cosa ci insegna un cuore spezzato

Nonostante tutto, Annie Lord conclude la sua opera con una nota di speranza: la lezione imparata dall’amore perduto può essere più potente della sofferenza stessa. Anche nelle storie che sembrano i catastrofici finali di una serie TV, la possibilità di un nuovo inizio è sempre in agguato, pronta a sorprenderci. Proprio come accade nel finale del film di Gondry, con Clementine e Joel sulla spiaggia di Montauk, pronti a innamorarsi ancora, come se certi legami non potessero mai spezzarsi davvero.

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Insomma, la risposta è sì: si può superare un cuore spezzato, anche se per farlo bisogna attraversare tempeste di lacrime, playlist malinconiche e infinite chiacchiere con gli amici più pazienti. Forse non c’è una formula, ma una cosa è certa: dalle ceneri di un amore sbocciato (e appassito) si può sempre rinascere.

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