Colpo di scena: il Bangladesh pronto a trattare l’acquisto dei caccia cinesi J-10CE, abbandonando Rafale ed Eurofighter! Scelta strategica o rischio geopolitico?

Colpo di scena in Asia meridionale: il Bangladesh sembra pronto a voltare le spalle ai celebri Rafale e Typhoon europei per stringere la mano – pardon, la portaerei – ai caccia cinesi J-10CE. Strategia calcolata e pragmatica o salto geopolitico nel vuoto? Ecco cosa sta succedendo, fra cambi di governo, conti da fare e pressioni internazionali che potrebbero far venire il mal di testa persino a un diplomato allo yoga.

Tra Rafale e Typhoon: cronaca di un corteggiamento internazionale

Negli ultimi mesi, il Bangladesh si è trovato davanti a un bivio aeronautico degno di una telenovela. Da una parte c’erano i Rafale di Dassault Aviation, forti di una fama consolidata sui campi di giro di mezzo mondo; dall’altra gli EF-2000/Typhoon del consorzio Eurofighter, presentati con orgoglio dall’industria europea. Il tutto mentre l’aviazione bangladese continuava ad affidarsi ad una trentina di vetusti Chengdu F-7 (variante cinese del MiG-21 sovietico) insieme a qualche esemplare di MiG-29 di scuola russa. Una squadra un po’ agée, pronta per la pensione più che per lo show aereo.

Per un certo periodo la vittoria sembrava sorridere al Rafale, con fonti locali che davano quasi per certo un ordine iniziale di quattro esemplari usati (prelevati dall’Aeronautica francese) e otto nuovi aggiornati allo standard F4. Ma, come spesso accade nei palazzi del potere, il vento è cambiato ad agosto 2024: con la fuga del Primo Ministro in India, le trattative con Parigi sono svanite come fresche croissant all’alba.

Non è finita qui: la candidatura del Typhoon sembrava prendersi la rivincita, specialmente dopo il viaggio del generale Hasan Mahmood Khan in Italia per visitare gli stabilimenti Leonardo e assistere ad alcune dimostrazioni in volo. Persino l’Ambasciatore italiano a Dacca è stato coinvolto per rafforzare i rapporti militari. Ma la corsa, proprio quando tutto sembrava deciso, ha preso una svolta (e che svolta!).

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Il J-10CE cinese entra in scena: motivi di una scelta

Già operativo in Cina e Pakistan, il Chengdu J-10CE stava da tempo scalpitando ai blocchi di partenza. La sua “discreta” pubblicità, rafforzata – guarda caso – dopo un “incidente” in cui un Rafale indiano sarebbe stato abbattuto da un J-10CE pakistano con missile PL-15 (notizia che, se confermata, fa più male di una tassa sul pane), sembra aver fatto breccia nei cuori e nei budget bangladesi.

Il nuovo governo guidato da Muhammad Yunus, dopo l’incontro con Xi Jinping nello scorso marzo, sembra infatti orientato ad optare proprio per i caccia cinesi. A rafforzare la prospettiva, l’urgenza di sostituire i Chengdu J-7, ormai abbondantemente “fuori età”, e il fatto che Pechino non si sia fatta pregare nel criticare pubblicamente il Rafale subito dopo il breve conflitto tra Pakistan e India.

Il piano? Una spesa di 2,2 miliardi di dollari spalmata su dieci anni per garantire nuovi aerei da combattimento. Non poca roba per le casse di Dacca, ma necessaria per non lasciare i cieli sguarniti. Un gruppo di lavoro valuterà la fattibilità della transazione direttamente col governo cinese (o un’agenzia designata), negoziando tutti gli aspetti cruciali: manutenzione, formazione, ricambi e pagamenti. Trasparenza e dati alla mano, quasi come in una lista della spesa per famiglie numerose.

Geopolitica, bilanci e qualche rischio tra le nuvole

Ma la partita si gioca anche – e soprattutto – fuori dal cockpit. Il generale ANM Muniruzzaman, ora a capo dell’Istituto bangladese per la pace e la sicurezza, avverte: “le tensioni tra Stati Uniti e Cina vanno pesate attentamente prima di finalizzare l’acquisto”. Al contempo, però, il bisogno di modernizzazione dell’aviazione bangladese è giudicato “indiscutibile”.

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Dal punto di vista tecnologico, il J-10CE non è solo l’alunno modello delle classi più recenti (pur discendendo da progetti degli anni ’90). È dotato di radar a antenna attiva, suite di guerra elettronica e un potente motore Shenyang WS-10B con postbruciatore e spinta vettoriale. Non manca una buona dote di missili aria-aria PL-15 e PL-10. Insomma: piccolo prezzo, pacco regalo incluso.

La scelta, inoltre, sembra dettata anche dai limiti di bilancio: Rafale e Typhoon sono tra i caccia più costosi sul mercato e, onestamente, la Francia non avrebbe avuto molto interesse nell’irritare il suo migliore cliente (e prospetto futuro) indiano esportando pochi aerei al Bangladesh, con cui New Delhi ha un rapporto complicato.

  • L’acquisizione di occidentali sarebbe stata economicamente poco sostenibile.
  • La partnership con la Cina, ormai consolidata, offre condizioni più vantaggiose.
  • La pressione geopolitica dall’India e dal contesto asiatico ha giocato un ruolo, non secondario.

Conclusione: pragmatismo o rischio calcolato?

In attesa della conferma ufficiale, il passaggio ai J-10CE appare come un mix di necessità finanziarie, astuzia diplomatica e realpolitik asiatica. Certo, restano ombre e rischi: il Bangladesh si espone alle tensioni fra superpotenze e rafforza la propria dipendenza dalla Cina, ma in un mercato dove contano velocità, prezzo e opportunità, la scelta sembra essere “il male minore”.

Morale della favola? In politica internazionale – come nella vita – spesso non si vince per KO, ma per punti, scegliendo il compromesso migliore. Per i Rafale e i Typhoon, niente di personale: si rifaranno su campi più ricchi. Per il Bangladesh, invece, si apre una nuova stagione con alleati e costruttori diversi. E, tra una trattativa e l’altra, l’importante è ricordare che il cielo blu non è mai garantito… ma i contratti a lungo termine aiutano!

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