È ufficiale: Redwing, il primo drone sottomarino al mondo pronto a completare una circumnavigazione epica

Chi pensava che la prossima rivoluzione delle esplorazioni mondiali sarebbe passata da un silenzioso sottomarino di soli 2,57 metri e 171 chili? Eppure, 503 anni dopo l’epico giro del mondo (o quasi…) dell’equipaggio di Magellano, tocca ora a Redwing scrivere una nuova pagina. Stavolta, la penna è fatta di fibra composita e la carta… beh, gli oceani dell’intero pianeta!

Un piccolo grande pioniere dei mari

Redwing è un glider oceanico, sviluppato da Teledyne Marine in collaborazione con l’Università Rutgers del New Jersey. A differenza dei sottomarini tradizionali, non ha eliche e non “nuota” nel senso classico. Si muove modificando la sua galleggiabilità grazie a un pistone interno pieno di gas compresso: così, può alternarsi tra il diventare più pesante e più leggero dell’acqua. Quando si appesantisce, Redwing scende dolcemente fino a 1.000 metri di profondità; quando si alleggerisce, risale piano verso la superficie. Questo movimento a zig-zag, simile a una sega, gli permette di avanzare a una velocità regale: 0,75 nodi, ovvero 1,3 km/h. Non sarà veloce come un trimarano da Coppa America, ma nemmeno consuma carburante! Silenzio assoluto, niente fumi, zero resistenze inutili – Redwing si lascia portare dalle correnti, un vero veliero subacqueo.

Se qualcosa dovesse andare storto a livello di rotta, il piccolo robot può contare su minime eliche di supporto; ma il loro utilizzo sarà davvero eccezionale.

Un viaggio mai tentato prima

I glider esistono dagli anni ’90, ma nessuno aveva mai tentato un’avventura da cinque anni! Il segreto della resistenza di Redwing? Batterie sovradimensionate stipate nella sua carena aerodinamica. Gli ingegneri pensano che potrà lavorare quasi due anni senza ricarica, per poi fermarsi a metà viaggio e rimpiazzare i moduli energetici. La missione, portata avanti da ricercatori di Teledyne Webb Research e studenti Rutgers, sarà orchestrata quotidianamente via satellite: Redwing emergerà due volte al giorno per trasmettere dati e ricevere nuove istruzioni.

  • Durata missione: 5 anni
  • Distanza prevista: 73.000 chilometri
  • Migliaia di punti di misura oceanografici
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Non c’è niente di improvvisato nel percorso. Rifacendosi al leggendario Magellano, Redwing partirà dalla costa est americana, passerà alle Canarie, poi Le Cap, l’Australia occidentale, Nuova Zelanda, isole Falkland, forse il Brasile e infine di nuovo Cape Cod. Altro che Interrail!

Questa rotta non è solo simbolica: attraversa regioni poco investigate dove temperatura, salinità e correnti marine sono ancora poco conosciute. Strumenti di bordo raccoglieranno continuamente questi parametri, una miniera di dati preziosi per climatologi e oceanografi.

Minacce in profondità (non solo pescecani)

Redwing teme poco il maltempo: trascorre la maggior parte del tempo sotto la superficie, al riparo dalle onde. Il vero pericolo, però, è là fuori:

  • Reti da pesca
  • Cargo transoceanici
  • Alghe e… squali curiosi

Ma la vera angoscia degli scienziati è il biofouling: alghe, conchiglie e microorganismi che si incollano sullo scafo e lo appesantiscono, fino a renderlo inutilizzabile. E poi ci sono gli squali attratti dai segnali acustici; come ricorda Alexander Phillips del National Oceanography Centre nel Regno Unito, “alcuni glider sono già stati persi per colpa dei morsi”. Speriamo Redwing abbia imparato a non sembrare troppo appetitoso…

Dati, scienza e futuro: oltre la semplice circumnavigazione

Non fatevi ingannare dalle dimensioni: la sua missione è titanica. Redwing raccoglierà milioni di dati su temperatura, correnti e densità dell’acqua là dove pochi si avventurano. Queste misurazioni, condivise in tempo reale con università e scuole di tutto il mondo, saranno fondamentali per comprendere meglio il ruolo degli oceani nel riscaldamento globale.

Redwing è anche un simbolo di una scienza paziente, economica e discreta. A differenza dei grandi vascelli oceanografici che bruciano tonnellate di carburante, un glider lavora da solo, senza equipaggio, affidandosi alle leggi della fisica e alla precisione dei suoi sensori. Nei laboratori di Teledyne Marine lo considerano già parte della squadra: su ogni schermo, Redwing appare come un puntino luminoso a metà strada fra due continenti, sorvegliato notte e giorno dagli studenti Rutgers.

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Se questa impresa dovesse riuscire, Redwing sarà il primo robot subacqueo a compiere il giro del mondo: un’impresa silenziosa, ostinata, tutta sott’acqua. Una circumnavigazione su scala umana… ma al di sotto delle onde!

Negli ultimi anni, alcune macchine autonome hanno già fatto scalpore, anche se poco note al grande pubblico. Nel 2009, lo Scarlet Knight RU27 – altro glider americano “made in Rutgers” – ha attraversato l’Atlantico in 221 giorni tra New Jersey e Galizia, un primato dell’epoca. Due anni dopo, Silbo (collaborazione Teledyne-Azores) fece una traversata di 6.000 km, dimostrando la solidità dei sistemi di controllo a lunga distanza. Nel 2011, PacX Wave Glider della Liquid Robotics percorse 16.000 km da San Francisco all’Australia usando solo onde e sole.

Non saranno veloci, né spettacolari, ma la loro resistenza sorprende: questi dispositivi possono navigare mesi – o anni – senza interventi umani. Ciascuno ha preparato il cammino a Redwing, che ora punta a diventare l’icona della grande avventura robotica oceanica.

Il futuro dell’esplorazione è silenzioso, lento e tenace. E forse… ha le pinne!

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