Ti sei mai chiesto se un post su Facebook possa cambiare il tuo destino? Negli Stati Uniti, la risposta è: decisamente sì! Dopo le ultime misure dell’amministrazione Trump, i social network non sono più solo il regno di meme e gattini, ma possono essere letteralmente il campo minato che mette a rischio il visto degli immigrati. Si annuncia tempesta legale oltreoceano: la sorveglianza digitale non è mai stata così discussa.
La nuova politica del Dipartimento di Stato: parola (digitale) d’ordine, espulsione!
Uno scenario finora inimmaginabile sta prendendo forma negli Stati Uniti. L’amministrazione Trump ha comunicato che ora i titolari di visto possono essere espulsi semplicemente per alcuni commenti pubblicati sui social. Sì, hai letto bene: non servono reati, basta una pubblicazione considerata “sospetta” – e, volendo, tutto ciò che lasci online può diventare il tuo peggior nemico alla frontiera!
Questo annuncio, ovviamente, non poteva passare sotto silenzio. Un coro di sindacati e associazioni – tra cui spicca l’Electronic Frontier Foundation (EFF) – ha già annunciato di voler portare la questione di fronte alla giustizia.
EFF e la battaglia per la libertà di espressione
L’EFF, sempre in prima linea quando si tratta di diritti digitali, ha depositato un ricorso che denuncia una sorveglianza ancora più profonda dei profili social degli immigrati. Secondo l’associazione, questa strategia mette in pericolo la libertà d’espressione, e non solo quella dei cittadini statunitensi: anche i non cittadini sono coinvolti in questo “grande fratello” digitale.
La denuncia mira a bloccare la discussa politica di “cattura e revoca” del Dipartimento di Stato, che rischia di togliere il visto a chiunque, con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, venga ritenuto vicino a gruppi terroristici come Hamas. Ma attenzione: la definizione di “sostegno” è ampia e mutevole. Prova ne è che Donald Trump ha recentemente definito anche il movimento Antifa come organizzazione terroristica nazionale. Un like di troppo, e il rischio si fa reale.
- Sorveglianza rafforzata dei post, foto e messaggi
- Utilizzo dell’intelligenza artificiale per l’analisi dei contenuti
- Applicazione estensiva delle definizioni di gruppi terroristici
Tecnologia e tensioni: la reazione delle piattaforme digitali
Tutto accade in un clima già surriscaldato attorno ai servizi di immigrazione e dogana statunitensi. Il 14 ottobre, Meta ha dichiarato di aver cancellato una pagina Facebook usata per monitorare gli spostamenti degli agenti dell’immigrazione, su richiesta esplicita del Dipartimento della Giustizia – sì, avete presente: chi controlla i controllori?
Non solo Meta: poche settimane fa, Apple e Google hanno deciso di bloccare il download di app che segnalavano la presenza degli agenti di immigrazione. Questa mossa è arrivata poche ore dopo la richiesta diretta dell’amministrazione Trump di eliminare un’applicazione molto popolare usata da chi voleva “sapere dove si trovavano i federali”.
Una squadra di investigatori digitali al servizio della legge
Ma l’ICE non si ferma qui. Vuole creare una squadra operativa 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dedicata solo all’analisi dei social media. L’obiettivo? Rendere più efficienti le operazioni di arresto, identificando informazioni utili per perquisizioni e fermo degli immigrati.
Si prevede infatti di coinvolgere una trentina di consulenti privati incaricati di setacciare il web, trasformando dati pubblici da Facebook, Instagram, TikTok, YouTube e altre piattaforme in vere e proprie piste di indagine. La sorveglianza non riguarda solo gli interessati diretti, ma rischia di allargarsi anche ai loro amici e parenti digitali: in fondo, chi non ha mai condiviso una foto di gruppo?
- Squadra di analisti attiva ininterrottamente
- Collaborazione tra pubblico e privato nell’analisi delle reti sociali
- Ricerca mirata su post, immagini e messaggi pubblici
Insomma, nel nuovo far west digitale degli Stati Uniti, ogni like può diventare una pistola fumante. Le associazioni mettono in guardia sui gravi rischi per le libertà fondamentali, mentre il dibattito si infiamma tra sicurezza nazionale e rispetto dei diritti. Se vuoi un consiglio (e non sei allergico agli hashtag), pensa bene prima di pubblicare: a volte, non è solo un post.
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Lisa Chichi vi porta in un mondo di scoperte curiose e storie sorprendenti. Ogni giorno condivide fatti insoliti e curiosità culturali che stimolano la vostra mente e arricchiscono le vostre conversazioni.