È davvero possibile che il gruppo sanguigno influenzi il rischio di cancro? La risposta della scienza non è affatto scontata (e anche un po’ più cauta di quanto ci piacerebbe, ahinoi!).
Gruppo sanguigno e rischio di cancro: verità o suggestione?
In Francia, ogni anno vengono diagnosticati più di 433.000 nuovi casi di cancro, secondo Santé publique France. Un’enormità di persone e storie, davanti alle quali ogni ipotesi di prevenzione accende l’attenzione di medici, ricercatori e – ammettiamolo – anche dei semplici curiosi. Tra le idee più discusse dell’ultimo decennio: il gruppo sanguigno potrebbe essere un indizio sul rischio di sviluppare certi tipi di tumori?
Tutti conosciamo il nostro gruppo sanguigno – A, B, AB, oppure O – magari perché scritto sul libretto sanitario o perché la mamma ce lo ricordava con orgoglio («Tu sei 0 negativo, puoi donare a tutti!»). Questa informazione, fondamentale per le trasfusioni, potrebbe però raccontare anche qualcosa sulla nostra salute a lungo termine?
Cosa dice la scienza: tra dati, correlazioni e (tante) cautele
Negli ultimi dieci anni diversi studi internazionali si sono concentrati proprio sul possibile legame tra il sistema ABO (cioè la classificazione dei gruppi sanguigni) e il rischio di alcuni tumori. Sullo sfondo, l’idea tentatrice che certi gruppi potrebbero essere “protetti” contro alcune neoplasie. Semplice speranza o verità rivoluzionaria? La risposta – lo diciamo subito per evitare suspense inutile – è: con i piedi ben piantati per terra.
- Alcune ricerche hanno effettivamente osservato una correlazione tra gruppo sanguigno e rischio relativo di sviluppo di certe forme tumorali.
- Queste associazioni sono statisticamente significative, ma i loro effetti sono modesti: si parla di differenze del 10 al 25% nel rischio relativo.
- Insomma, molto lontano da una certezza di protezione o di vulnerabilità granitica!
Inoltre, ci sono molti fattori che contribuiscono al rischio di tumore, come ambiente, alimentazione, stile di vita. Separare ciò che dipende direttamente dal gruppo sanguigno da ciò che è legato ad altri aspetti resta – per ora – un bel rompicapo per la comunità scientifica.
Tradotto in parole semplici (con un pizzico di umorismo): sapere di essere di gruppo O non è una bacchetta magica contro il cancro, così come essere di gruppo A non significa ricevere una condanna ineluttabile.
Ricerca e prospettive future: cosa ci aspetta?
La scienza non si ferma qui. Nuovi studi esplorano costantemente il legame tra gruppi sanguigni e malattie croniche. Un esempio recente: nel 2021 una ricerca pubblicata su Scientific Reports ha discusso il potenziale ruolo degli antigeni ABO nella progressione di alcuni tumori, e persino nelle future strategie terapeutiche mirate.
Ma – importante! – si tratta ancora di lavori sperimentali e concettuali. Nessuna prova clinica definitiva di protezione o rischio, nessun motivo per organizzare festeggiamenti (o inutili allarmismi).
In Francia, anche l’INSERM e diversi team ospedalieri stanno indagando sulle interazioni tra immunità, genetica e fattori sanguigni per capire meglio perché alcune persone sviluppino il cancro e altre, pur esposte agli stessi rischi, riescano a evitarlo.
Attenzione ai veri fattori di rischio… e un consiglio di buon senso
Tornando coi piedi per terra, l’Institut national du cancer (INCa) chiarisce che il fumo resta di gran lunga il principale fattore di rischio per il cancro in Francia: responsabile di circa il 20% dei nuovi casi ogni anno. Insomma, meglio tenere d’occhio le abitudini di vita prima di preoccuparsi troppo delle lettere stampate sul tesserino sanitario.
- Evitare il tabacco
- Mantenere uno stile di vita sano
- Consultare sempre un medico in caso di sintomi sospetti
Infine, una piccola raccomandazione pratica: in caso di malessere, sintomi strani o preoccupazioni, meglio rivolgersi direttamente a un professionista sanitario, che potrà valutare con precisione e metodo scientifico la situazione personale. Insomma: ok essere curiosi, ma la diagnosi lasciamola sempre agli esperti!
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