La Grecia si sta rapidamente affermando come una meta ambita per i pensionati italiani, desiderosi di godere di un tenore di vita più elevato e di un clima mite, ma soprattutto per approfittare di un regime fiscale vantaggioso. Con l’introduzione di un’imposta unica del 7% su pensioni e redditi esteri, le opportunità sembrano allettanti, specialmente alla luce delle recenti restrizioni imposte dal regime fiscale portoghese. Tuttavia, non tutte le pensioni possono beneficiare di questa agevolazione, il che rende fondamentale comprendere le specificità di questo regime.
Un aspetto interessante è che la tassazione favorevole non si applica solo agli assegni pensionistici, ma si estende anche a redditi come affitti e dividendi. Questo rende la Grecia una scelta ideale per molti pensionati che cercano di massimizzare i loro risparmi. Prima di decidere di trasferirsi, è importante analizzare attentamente i dettagli e i requisiti di questo regime fiscale.
L’imposta sostitutiva greca: cosa c’è da sapere
Chi sceglie di trasferire la propria residenza fiscale in Grecia può godere di un’imposta sostitutiva del 7% su pensioni e redditi esteri per un periodo di quindici anni. Questa misura, prevista dall’articolo 5B della legge greca 4172/2013, è stata introdotta nel 2020 per attirare nuovi residenti. La tassazione del 7% è applicata a tutti i redditi di origine estera, inclusi:
– Dividendi
– Interessi
– Plusvalenze
– Affitti
Tuttavia, i redditi di fonte greca rimangono soggetti all’imposta sul reddito greca, che può arrivare fino al 44%.
Chi può beneficiare del regime fiscale greco?
Non tutti i pensionati possono approfittare di questo vantaggio fiscale. Solo i titolari di pensioni private hanno accesso all’imposta del 7%, mentre gli ex dipendenti pubblici sono esclusi e continuano a essere tassati in Italia. Questa distinzione è stata stabilita dalla Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Grecia, ratificata con legge 445/1989.
In particolare, l’articolo 18 assegna le pensioni private allo Stato di residenza, quindi alla Grecia, mentre l’articolo 19 riserva le pensioni pubbliche allo Stato che le eroga, cioè all’Italia. È cruciale per i pensionati verificare la natura del proprio rapporto di lavoro prima di effettuare il trasferimento.
Risparmi fiscali: un confronto tra Italia e Grecia
I risparmi fiscali risultano significativi per molti pensionati. Ad esempio, su una pensione lorda di 30.000 euro, l’imposta greca ammonta a 2.100 euro, mentre in Italia la stessa pensione è gravata da circa 7.100 euro di IRPEF. Questo divario aumenta con l’aumentare dell’assegno pensionistico, poiché l’aliquota greca è fissa, mentre quella italiana è progressiva.
Ecco un confronto per alcune fasce di pensione lorda:
– 20.000 euro: 1.400 euro di imposta in Grecia
– 30.000 euro: 2.100 euro di imposta in Grecia
– 40.000 euro: 2.800 euro di imposta in Grecia
– 50.000 euro: 3.500 euro di imposta in Grecia
– 70.000 euro: 4.900 euro di imposta in Grecia
In Italia, la stessa pensione sarebbe tassata progressivamente, con aliquote che variano fino al 43%.
I requisiti per accedere al regime fiscale greco
Per beneficiare dell’imposta del 7%, è necessario non essere stati residenti fiscali in Grecia per almeno cinque dei sei anni precedenti. Inoltre, è fondamentale presentare la domanda entro il 31 marzo dell’anno di riferimento. Gli altri requisiti includono:
– Provenire da un Paese con cui la Grecia ha una convenzione fiscale
– Attendere la decisione dell’autorità fiscale greca, che ha sessanta giorni per rispondere
– Versare l’imposta forfettaria annuale in un’unica soluzione
Procedura di trasferimento e residenza fiscale in Grecia
Una volta ottenuta la residenza fiscale greca, il pensionato deve richiedere all’INPS di erogare l’assegno al lordo, presentando la documentazione necessaria. Ciò comporta la sospensione delle trattenute IRPEF italiane, trasferendo così la tassazione interamente in Grecia.
Il pensionato deve anche iscriversi all’AIRE, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, per ufficializzare il trasferimento della residenza e garantire il riconoscimento della tassazione greca.
I controlli dell’Agenzia delle Entrate sulla residenza
L’Agenzia delle Entrate italiana effettua controlli per assicurarsi che il trasferimento sia reale. È necessario dimostrare una presenza effettiva in Grecia per almeno 183 giorni all’anno. Una residenza solo formale, con beni e interessi rimasti in Italia, potrebbe portare a contestazioni e al recupero delle imposte.
Per gli ex dipendenti pubblici, la situazione rimane invariata: la pensione sarà sempre tassata in Italia, rendendo il trasferimento meno vantaggioso rispetto ai pensionati privati.
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