In cosa consiste e come esercitare il diritto di querela

Con la querela la vittima, oltre a portare la Procura a conoscenza di un reato, dichiara di volere che il colpevole sia perseguito penalmente: presupposto fondamentale per alcune tipologie, anche gravi, di reato.

Ogni persona che sia vittima di un reato ha diritto di querela. La querela è l’atto con cui la persona offesa dal reato dichiara di volere che il colpevole venga perseguito penalmente.

Nella maggioranza dei casi, l’atto di querela contiene anche la denuncia del reato. Querela e denuncia non sono sinonimi, benché nella prassi vengano spesso usati come tali. La denuncia può essere presentata da chiunque ed è l’atto in cui viene esposta la realizzazione di un reato, affinché di essa ne venga a conoscenza la Procura per le opportune determinazioni.

Deve, infatti, chiarirsi come nel nostro sistema processuale si distinguono delitti perseguibili a querela e delitti perseguibili di ufficio: mentre per i secondi, la Procura – una volta venuta a conoscenza di un reato, personalmente o a mezzo di denuncia, deve indagare ed eventualmente chiedere il rinvio a processo del presunto colpevole, anche a prescindere da qualsiasi interessamento della vittima; per i primi, la querela, e cioè la volontà della vittima di perseguire il colpevole, è condizione di procedibilità per la Procura (in mancanza di querela, il colpevole non è cioè perseguibile).

In altre parole, non tutte le denunce faranno sorgere un procedimento penale; se il delitto denunciato è previsto dalla legge come perseguibile a querela, allora non sarà sufficiente la semplice denuncia, ma occorrerà anche la querela della persona offesa.

Come esercitare il diritto di querela

Per la querela non sono richiesti particolari requisiti formali. Essa può essere sporta personalmente dalla vittima (o da terzi, dietro conferimento di procura specifica, c.d. speciale), sia oralmente che per iscritto, alla Procura della Repubblica o a un Ufficiale delle forze dell’ordine.

Tutti hanno diritto di querela, compresi i minori di età e le persone incapaci di intendere e di volere. In tal caso, il diritto sarà esercitato dal rispettivo genitore o tutore.

Nello sporgere querela, la vittima dovrà avere cura di descrivere il fatto di reato, indicando eventuali prove o persone informate sui fatti di cui è a conoscenza, ma soprattutto deve manifestare in maniera chiara ed inequivoca la volontà che si proceda in ordine al fatto-reato medesimo e se ne punisca il colpevole.

Entro quanto tempo si può sporgere querela?

Il diritto di querela può essere esercitato, di regola, entro 3 mesi dal giorno di commissione del reato o da quello in cui se ne è avuta notizia (si pensi al truffato che non si accorge di essere stato raggirato nell’immediatezza del fatto).

Per alcune tipologie di reati particolarmente odiosi (es. stalking, violenza sessuale, pedofilia) il termine entro cui sporgere querela è raddoppiato a 6 mesi. Per questi stessi reati è prevista, inoltre, spesso anche l’irrevocabilità della querela, e cioè l’impossibilità di ritirare la querela precedentemente sporta.

Generalmente, se non previsto diversamente, la querela è ritirabile dalla persona offesa: si parla in tal caso di rimessione della querela. Si noti, tuttavia, come la rimessione della querela richieda una dichiarazione di accettazione da parte dell’imputato o indagato, potendo egli essere innocente e avere interesse a dimostrarlo nel processo.

Sporgere querela è di per sé un atto semplice da compiere, alla portata di chiunque. È, tuttavia, consigliabile farsi assistere da un avvocato già in questa prima fase di contatto con l’autorità giudiziaria, oltre che per una più studiata e attenta predisposizione dell’atto e per individuare gli eventuali articoli di legge violati, se non altro anche perché nella querela è bene inserire la richiesta di determinati avvisi o esercitare determinate facoltà previste dalla legge.

Fonti: art. 120 codice penale – art. 336 e 333 codice di procedura penale