Disturbo della quiete pubblica: quando si trasforma in reato penale

Quando l’inquinamento acustico diventa reato? Chi paga il Comune o il gestore? In quale orario è consentito fare rumore?

Esistono degli orari ben precisi entro i quali lo “schiamazzo” notturno è consentito per legge. L’inquinamento acustico è il problema che affligge la società odierna, troppo spesso costretta a fare i conti con rumori oltre ogni ragionevole sopportazione.

Disturbo della quiete pubblica: quando è reato?

Può capitare che i rumori si protraggano oltre gli orari consentiti per legge, in quell’istante si trasformano in reato penale, disciplinato dall’articolo 659 del Codice Penale. Tale reato è previsto dal nostro ordinamento giuridico per garantire quell’ordine universale diretto sia a equilibrare quella tranquillità pubblica necessaria per la vivibilità dell’intera società, sia rivolto a custodire quella “calma” privata.

Quando viene considerato reato penale?

Non basta il “frastuono” continuo perpetuato notte dopo notte a danno di un solo soggetto, per reclamare il diritto e far scattare la normativa come reato. È necessario che la rumorosità notturna sia tale da disturbare una vasta platea di persone, e non che riguardi solo il singolo individuo. È il caso di dire ”una noce nel sacco non fa rumore”. La normativa è chiara, affinché venga riconosciuto il reato, esso deve essere tale da infastidire in modo insopportabile molteplici persone.

Che fare se rumori sono insopportabili solo per una persona?

Non è riconosciuto come reato, ha chiarirlo è la sentenza di Cassazione n. 18416 del 12.04.2017, pertanto il singolo cittadino può far valere i suoi diritti attraverso gli articoli 844 e 2043 del Codice Civile che prevedono azioni dirette “all’inibitoria dell’attività rumorosa”, in questo caso il giudice emana una ordinanza per l’eliminazione dei rumori. Il cittadino può agire per richiedere un risarcimento danni rapportato a: danni alla salute, danno esistenziale e morale.

In un condominio quando si può fare rumore?

Di solito, i condomini devono far riferimento agli orari riportati nel regolamento di condominio. Chi vive in un condominio sa perfettamente gli orari in cui può tranquillamente far fracasso, e quali invece dove il silenzio “tombale” deve essere predominante, poiché vige un regolamento ferreo. Generalmente gli orari dove è consentito il “chiasso”, si differenziano anche per stagioni. In inverno è possibile qualche rumorino in più il mattino dalle 08.00 alle 13.00 e il pomeriggio fino alla sera dalle 16.00 alle 21.00 in estate le fasce relative agli orari cambiano.

Disturbo alla quiete pubblica: quando è responsabile il Comune

Vivendo in un codominio è più facile attribuire le responsabilità al condomino che non rispetta il regolamento. I problemi sorgono quando i disturbi persistenti e intensivi interessano una comunità. A quel punto, dovrebbe intervenire il Comune, affinché tutti i cittadini rispettino il regolamento anti inquinamento acustico, con il compito di ripristinare i livelli di vivibilità. Esistono orari ben precisi dove i cittadini possono festeggiare allegramente e altri in cui il silenzio “tombale” deve scivolare tra le strade per assicurare la quiete e la tranquillità di ogni membro della comunità.

Di seguito vi elenchiamo gli orari in cui, solitamente, il silenzio è d’obbligo, quali:

  1. dalle 12.00 alle 15.30 – dalle 22.00 alle 24.00 – dalle 00.00 alle 8:00; tale orario entra in vigore dal 1° giugno al 30 settembre;
  2. dalle 12.00 alle 15.00 – dalle 22.00 alle 24.00 – dalle 00.00 alle 8:00; tale orario entra in vigore dal 1° ottobre al 31 maggio;
  3. dalle 12.00 alle 15.30 – dalle 19.00 alle 24.00 – dalle 00.00 alle 9:00; tale orario entra in vigore nei giorni festivi.

Ovviamente, tali orari possono cambiare in base alle varie attività lavorative, ad esempio bar o ristoranti ecc.

Chi paga se i ragazzi fanno “baccano insopportabile” in una strada della città?

È bene inteso che il Comune ha l’obbligo di far rispettare la quiete pubblica nelle strade di sua proprietà, quindi è responsabile per legge a risarcire i cittadini, per non aver fatto rispettare la dovuta tranquillità pubblica.

Quando il gestore di un locale paga per il reato di disturbo della quiete pubblica?

Il gestore di una discoteca o bar ecc., ha l’obbligo di far rispettare la tranquillità locale. Nel caso in cui non intervenga per ristabilire l’ordine nel suo locale ed evitare continui schiamazzi notturni da parte di clienti troppo “irrequieti” è ritenuto responsabile di reato di cui all’articolo 659 del Codice Penale.

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