Trasferimento della sede legale all’estero: i chiarimenti della Agenzia delle Entrate

Secondo quanto chiarito dall’Agenzia, una società che trasferisce la propria sede principale all’estero, mantenendo in Italia un ramo d’organizzazione, conserva lo stesso codice fiscale e partita IVA; quanto agli obblighi fiscali, bisogna distinguere il periodo dell’anno in cui avviene il trasferimento.

In caso di trasferimento della sede legale all’estero nella seconda metà dell’anno solare, la società interessata continuerà a risultare fiscalmente residente nel nostro Paese per tutto il resto dell’anno. Successivamente, ove mantenga una propria stabile organizzazione in Italia, la società conserverà, per essa, lo stesso codice fiscale e numero di partita Iva posseduto precedentemente al trasferimento.

Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risposta n. 73 del 20 novembre 2018, a seguito di un’istanza di interpello presentata da una società, facente parte di un Gruppo internazionale, che disponeva di una sede principale localizzata in Italia, che si occupava di fabbricare e commercializzare i prodotti, e di una stabile organizzazione in Germania dedicata alla vendita.

La società in questione in base al nuovo piano di sviluppo aziendale del Gruppo ha trasferito la propria sede principale in Germania verso la fine dell’anno 2018 (con adeguamento all’ordinamento giuridico tedesco), mantenendo in Italia un ramo d’azienda che rappresenta una sua stabile organizzazione. A tal riguardo, la società ha rivolto all’Agenzia due quesiti.

Il primo, positivamente riscontrato dall’Amministrazione interpellata, riguarda la possibilità di far utilizzare alla stabile organizzazione italiana il codice fiscale e la partita IVA posseduti antecedentemente al trasferimento della sede principale.

Si può usufruire del credito d’imposta dell’exit tax quando si trasferisce una sede all’estero?

La società aveva anche interesse a capire se poteva usufruire del credito d’imposta figurativo estero per la definizione dell’importo dell’exit tax da calcolare sul plusvalore relativo alla filiale tedesca.

L’Agenzia delle Entrate, nel confermare che il credito nozionale previsto nell’ambito delle operazioni straordinarie comunitarie trova applicazione anche nel caso di trasferimento di sede di una società italiana all’estero, premette un’importante precisazione: trattandosi di un trasferimento che è avvenuto nella seconda metà dell’anno, la società istante risulterà residente nel nostro Paese per tutto il 2018 ai fini fiscali. Ciò in base a quanto espressamente previsto dal Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR, v. art. 73 comma 3), secondo cui ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le società e gli enti che per la maggior parte del periodo di imposta hanno la sede legale o la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale nel territorio dello Stato.

La possibilità di “frazionare” il periodo di imposta, prevista a livello convenzionale al fine di evitare le doppie imposizioni, riguarda infatti esclusivamente le persone fisiche. Ne consegue che la società in questione sarà assoggettata a tassazione in Italia su tutti i redditi societari, prodotti sia in Italia che in Germania, dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2018; con la possibilità di usufruire del credito per le imposte pagate in Germania, con riferimento alle attività esercitate dal ramo d’azienda ivi localizzato.

A partire dal 1° gennaio 2019, invece, la società è soggetta all’imposizione italiana per i soli redditi prodotti dalla propria stabile organizzazione localizzata nel nostro Paese.

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