Cos’è lo smart working e cosa stabilisce la legge italiana

Con l’introduzione della definizione di smart working nella normativa italiana è stata definitivamente introdotta una nuova modalità di lavoro che può portare benefici al lavoratore e all’azienda.

Ogni giorno lottiamo contro lo scorrere del tempo. Ognuno di noi vorrebbe avere tempo a disposizione per poter fare ciò che desidera: stare con la propria famiglia, dedicarsi a sé stessi, praticare le proprie passioni, leggere, uscire con gli amici; sembra che la nostra vita sia un continuo desiderare del tempo in più.

Se ci fermassimo ad analizzare come trascorriamo le nostre giornate, probabilmente ci accorgeremmo che buona parte del nostro tempo viene speso nel viaggio tra casa e lavoro, imbottigliati nel traffico o in attesa di un autobus. Se questo tempo “perso”, in qualche modo, potesse essere riguadagnato, ognuno di noi potrebbe utilizzarlo per le attività che tanto desidera fare: la qualità della vita sarebbe migliore.

Da qualche tempo le aziende, avendo a disposizione nuove tecnologie e seguendo le indicazioni di studi che hanno evidenziato come un lavoratore felice, appagato e meno stressato sia molto più produttivo, hanno provato a introdurre modelli di lavoro differenti: lavoro con orari flessibili, lavoro da casa in alcune giornate prestabilite.

L’Italia da poco si è dotata di una legge sul tema, definendo cos’è lo smart working; si tratta di “una modalità flessibile di lavoro subordinato, che può essere svolto in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, utilizzando strumenti tecnologici, seguendo gli orari previsti dal contratto di riferimento e prevedendo l’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti all’esterno dei locali aziendali”.

I vantaggi dello smart working

Questa legge è nata con l’obiettivo di assicurare a coloro che praticano lo smart working parità di trattamento normativo, retributivo e in materia di sicurezza, rispetto al “tradizionale” lavoro in azienda. È stato stabilito che la retribuzione di uno smart worker deve essere la stessa di chi lavora in ufficio, con la differenza che questa non è più legata all’orario ma è definita rispetto all’obiettivo fissato con il datore di lavoro.

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Se da un lato questo nuovo approccio ha portato a migliorare la vita del lavoratore, dall’altro ha introdotto distorsioni derivanti dalla continua connessione che la tecnologia ha reso possibile: ciò ha comportato la necessità che la legislazione, anche sotto questo aspetto, definisse dei limiti.

In materia di sicurezza infatti, il legislatore ha definito fondamentale il ruolo dei medici del lavoro che dovranno certificare l’idoneità degli ambienti di lavoro e che dovranno effettuare visite periodiche, assicurando un importantissimo diritto che negli ultimi tempi sta venendo meno: il diritto alla disconnessione.

Lo smart working non ha comportato solo benefici per il lavoratore ma anche miglioramenti per le aziende: molte società hanno sfruttato questa nuova opportunità per ridurre i costi e razionalizzarli attraverso la riduzione delle spese energetiche, di pulizia e di quelle in generale legate alla sede di lavoro, che in alcuni casi è stata eliminata o ridotta di dimensioni.

Secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, i numeri delle aziende che optano per lo smart working sono in aumento. Nel 2015, il 17% delle grandi imprese italiane ha avviato progetti di questo tipo e ogni giorno nuove aziende annunciano progetti che vanno in questa direzione.

È chiaro che il lavoro sta cambiando e che nei prossimi anni, con l’ulteriore sviluppo tecnologico, assisteremo a una vera e propria rivoluzione del mondo del lavoro: lo smart working, probabilmente sarà solo l’inizio. La speranza è che, in qualunque direzione si diriga il lavoro, sia verso i miglioramenti nella vita di ciascuno di noi.

Leggi testo completo della Legge 22 maggio 2017, n. 81 

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