Equo compenso avvocati: approvato il Ddl

Soddisfazione da parte della categoria per l’introduzione di norme a favore di un lavoro giustamente remunerato e riconosciuto per il suo vero valore.

Oggi nel mondo del lavoro la concorrenza è spietata e in questi ultimi anni si è assistito ad un gioco al ribasso che, molte volte, ha reso iniquo il compenso ricevuto dal professionista in relazione al lavoro svolto. La questione ha destato tanta preoccupazione tanto che a luglio è stato presentato un disegno di legge sulle Disposizioni in materia di equo compenso per le prestazioni professionali degli avvocati. La proposta, portata avanti dal Senatore Sacconi, intende tutelare la categoria professionale degli avvocati, e la cosa riguarda soprattutto i giovani, che il più delle volte ricevono un compenso di gran lunga inferiore rispetto a tutto il lavoro svolto, tenuto conto della natura, del contenuto e delle caratteristiche della prestazione professionale.

Quali sono i punti salienti del Ddl equo compenso degli avvocati?

Il testo interviene sui rapporti di lavoro tra avvocati e clienti cosiddetti forti, cioè banche, assicurazioni o grandi imprese. L’esigenza di tale proposta nasce per cercare di evitare l’offerta di prestazioni al ribasso, pratica possibile anche a causa dell’elevato numero di professionisti presenti nel Paese, per cui sono stati fissati dei divieti alle clausole vessatorie (cioè quelle condizioni applicate in un contratto che determinano a carico del professionista un particolare squilibrio dei diritti e degli obblighi che ne derivano rispetto al cliente). Sono considerate clausole vessatorie quelle che prevedono per il committente la facoltà di:

  • modificare le condizioni del contratto;
  • recedere dal contratto senza un congruo preavviso;
  • rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto;
  • pretendere prestazioni aggiuntive da parte dell’avvocato in maniera gratuita;
  • far anticipare le spese della controversia all’avvocato;
  • pattuire clausole che impongono all’avvocato la rinuncia al rimborso delle spese;
  • pattuire termini di pagamento superiori a 60 giorni dalla data di ricevimento della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;
  • pattuire che, in caso di liquidazione delle spese di lite in suo favore, al legale è riconosciuto solo il minor importo previsto nella convenzione, anche nel caso che le spese liquidate siano state in tutto o in parte corrisposte o recuperate dalla parte;
  • pattuire che, in caso di una nuova convenzione sostitutiva di un’altra precedentemente stipulata, si applichino dei compensi inferiori a quella previsti nella precedente convenzione, anche agli incarichi pendenti o, comunque, non ancora definiti o fatturati.
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E gli avvocati festeggiano

Il Ddl, approvato in questi giorni, è stato accolto positivamente dalla categoria, tanto che il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin, ha parlato “di un provvedimento che avrà ripercussioni economiche, soprattutto per i giovani, e che potrà segnare un cambiamento culturale contro il ricatto economico che toglie dignità al lavoro e si traduce in clausole vessatorie”.
Adesso le altre categorie professionali sperano che questa proposta di legge possa fare da traino per altre norme a tutela di tutti i lavoratori.

Approfondisci la proposta di legge presentata alla Camera il 5 luglio 2017.

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