Come aprire uno studio professionale in casa

Se si vuole aprire uno studio professionale in casa occorre soddisfare alcune condizioni e sbrigare qualche pratica. Parte dei costi è deducibile. Ecco cosa fare.

Molti giovani laureati, dopo aver ottenuto l’abilitazione per svolgere la libera professione, vogliono provare a mettersi in proprio e aprire uno studio professionale. Una buona soluzione per contenere i costi è quella di aprire lo studio nella propria abitazione dal momento che, almeno ad inizio carriera, le entrate potrebbero non essere tante.

Ma l’esigenza di avere uno studio professionale in casa può interessare chiunque scelga per comodità o per stare più vicino alla famiglia, di adibire uno o più locali della propria casa allo svolgimento della professione.

Certamente è possibile, ma bisogna soddisfare alcune condizioni. Vediamo come fare per essere in piena regola.

Studio professionale in casa: i requisiti dell’immobile

Innanzitutto occorre che i locali dell’abitazione da adibire a studio professionale siano adatti all’attività da svolgere e rispettarne le relative norme. Tutto questo dipende, ovviamente, dall’attività da svolgere (medico, avvocato, commercialista, ingegnere, geometra, consulente, tatuatore, ecc..).

Partiamo dal caso più semplice, ossia quello dell’attività professionale svolta online (redattore online, blogger, consulente online, ecc..). In tale ipotesi, considerato che l’attività non si svolge in un luogo aperto al pubblico e non si ricevono clienti, non è necessario apportare alcuna modifica o intervento alla propria abitazione. La casa servirà solo come sede legale, dove custodire la documentazione contabile, ricevere la corrispondenza e conservare tutti i documenti inerenti la propria attività.

Il discorso cambia se l’attività svolta prevede il ricevimento di clienti o comunque l’ingresso di persone nei propri locali. A seconda del tipo di attività e delle modalità con cui viene svolta, possono essere prescritti dei requisiti specifici riguardanti i locali, in particolar modo quelli legati alla sicurezza dei luoghi.

In ogni caso occorre effettuare il cambio di destinazione d’uso, da abitativo ad uso ufficio o studio professionale (categoria A/10).

Come si fa il cambio di destinazione d’uso per avere uno studio professionale in casa?

Il cambio di destinazione d’uso si può fare su tutto l’immobile, ma se si vuole utilizzare parte dell’immobile come abitazione e un’altra parte come studio professionale, allora occorrerà procedere al “frazionamento”, in modo da separare idealmente i vani da utilizzare come studio da quelli utilizzati come abitazione.

Dopo il frazionamento si può procedere al cambio di destinazione d’uso, il che potrebbe anche richiedere la realizzazione di lavori o opere, a seconda del piano regolatore o urbanistico del Comune in cui si trova l’immobile.

In tale ipotesi – se il tipo di lavori da effettuare lo richiede – occorre ottenere il permesso di costruire e procedere quindi all’esecuzione dei lavori. Se invece non è necessario alcun intervento, sarà sufficiente presentare all’Ufficio tecnico del Comune una Segnalazione certificata d’inizio attività (SCIA), firmata da un tecnico abilitato.

A questo punto occorre presentare una dichiarazione di variazione d’uso catastale all’Agenzia delle Entrate. In conseguenza di questa operazione cambierà anche il regime di tassazione (Imu, Tari, Tasi, ecc…) e la rendita catastale.

L’ultimo passo è rappresentato dalla richiesta del certificato di agibilità presso il Comune dove si trova l’immobile.

Studio professionale in casa: è possibile l’affitto?

Affittare parte della casa ad un libero professionista, per l’esercizio della sua attività, è possibile e valgono le stesse condizioni appena descritte. Il proprietario dell’immobile dovrà effettuare il cambio di destinazione d’uso con i relativi adempimenti, altrimenti il contratto di affitto sarebbe invalido.

Occhio al regolamento condominiale

Se la casa all’interno della quale si vuole aprire uno studio professionale si trova in un condominio, oltre alle norme urbanistiche, bisogna fare i conti anche con le regole condominiali.

Può accadere, infatti, che il regolamento condominiale vieti destinazioni d’uso degli immobili diverse da quello abitativo, oppure vieti l’esercizio di determinate attività all’interno del condominio.

In questi casi occorre richiedere all’assemblea condominiale l’approvazione del cambio di destinazione d’uso e dell’esercizio dell’attività professionale.

In mancanza dell’approvazione non sarà possibile usare la propria abitazione come studio professionale, altrimenti si viola il regolamento condominiale e ci si espone a responsabilità nei confronti del condominio.

Deducibilità da imposta sui redditi

Il professionista ha la possibilità di dedurre dall’imposta sui redditi parte della spesa relativa all’immobile adibito a studio professionale.

In particolare, nel caso in cui si utilizzi lo stesso immobile sia come abitazione che come studio, è possibile dedurre dal reddito da lavoratore autonomo il 50% della rendita catastale. Se, invece, l’immobile è in affitto la deducibilità è pari al 50% del canone.

È prevista la deduzione del 50% anche per le spese di ristrutturazione, ammodernamento, manutenzione dell’immobile e delle spese per i servizi.

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