Processo civile, quali le cause di interruzione?

La morte di una delle parti chiamate in giudizio significa in automatico che il processo civile sia interrotto? Gli eredi sono sempre chiamati a rispondere? Ecco alcune risposte in questo articolo.

Giorni, mesi, ma soprattutto anni. Non è certo una novità che le cause disputate in tribunale sono lunghissime e che troppo spesso prima di conoscere il verdetto finale bisogna attendere molto tempo. Si tratta di una circostanza che può creare un vero e proprio paradosso: le carte e i fascicoli rimangono lì, fermi e impolverati, ma le persone naturalmente no. Può succedere, infatti, che una delle parti muoia lasciando non pochi dubbi sul futuro del processo civile: qualcun altro sarà chiamato a rispondere o lo stesso processo verrà interrotto?

È di questo che qualche tempo fa si è occupata un’ordinanza della Cassazione cercando di sciogliere alcuni nodi attorno all’argomento e portando alla luce le cause che potrebbero provocare l’interruzione del processo. Da premette che come succede spesso con un debito o un finanziamento, quando una persona muore sono gli eredi a rilevare tutto. Nel caso di un processo però la situazione è molto più delicata perché se debiti e finanziamenti possono essere consultabili, l’esistenza di un processo potrebbe in realtà essere del tutto sconosciuta agli stessi eredi. Quali sono quindi gli effetti sugli eredi e quali invece gli obblighi degli avvocati quando si presentano situazioni simili?

Morte del proprio cliente: ecco gli obblighi dell’avvocato

Può succedere che la parte muoia durante il processo ma l’avvocato, pur a conoscenza dell’accaduto, non dichiari nulla e quindi il processo civile continui. Dall’altra parte, gli eredi vengono informati di tutto a conclusione del processo, quando il verdetto è stato emanato, la causa persa e sono tenuti per esempio a dover pagare per l’esito della sentenza. Come risolvere questa situazione?

Per prima cosa è bene precisare che gli avvocati sono obbligati a comunicare la morte del proprio cliente al giudice, così da interrompere il processo e informare gli eredi. Sono gli stessi eredi infatti ad aver il diritto di scegliere se costituirsi, confermare o annullare il mandato all’avvocato scelto in precedenza dal parente defunto o trovare un accordo con la controparte. Ma se l’avvocato non comunica la morte del suo cliente il processo continua e la stessa sentenza è ritenuta valida, soprattutto per tutelare la controparte che d’altronde non può essere penalizzata. In sostanza, dunque, il processo è valido anche dopo la morte di una delle parti e gli eredi rispondono alla sentenza anche se rimasti all’oscuro di tutto.

Processo civile: quali gli effetti sugli eredi?

Gli eredi sono chiamati tali soltanto quando accettano definitivamente l’eredità. Si tratta di una precisazione non così banale perché appunto condiziona lo stesso processo civile. In che senso? Se i potenziali eredi non hanno accettato l’eredità non possono essere chiamati in giudizio e nemmeno rispondere a un’eventuale sentenza. Di conseguenza per citare in giudizio gli eredi, l’avvocato della controparte deve prima sincerarsi quali dei potenziali eredi abbia effettivamente accettato la stessa eredità.

Morte dichiarata al giudice: il processo civile si interrompe?

Se l’avvocato del cliente defunto comunica, così come è obbligato a fare, la morte del suo assistito il processo civile viene interrotto. In questo caso, se una delle due parti intende continuare l’iter processuale deve notificare un atto processuale all’avversario invitandolo a costituirsi nuovamente. Dunque se per esempio una delle parti è defunta e l’altra vuole continuare il processo dovrà inviare tutto agli eredi. Questa notifica dovrà essere mandata, così come precisa l’articolo 305 del Codice Civile, entro 3 mesi dall’interruzione del processo altrimenti lo stesso processo sarà considerato concluso.

Facebook Comments