Coltivare cannabis per uso personale costituisce reato?

Il tema della illiceità della coltivazione di marijuana finalizzata all’autoconsumo costituisce un tema molto complesso: proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Coltivare cannabis per uso personale costituisce reato? Rispondere a questa domanda non è affatto semplice, trattandosi di una tra le questioni più dibattute degli ultimi anni.

Questione più semplice concerne invece la detenzione per uso personale. La legge è chiara nello stabilire che chi venga trovato in possesso di una piccola dose di marijuana destinata al proprio personale consumo, e fuori dai casi in cui egli sia autorizzato a farne utilizzo a scopo terapeutico, non commette alcun reato, ma un semplice illecito amministrativo, punibile con l’irrogazione di una sanzione amministrativa (es. sospensione patente o porto d’armi) per un periodo compreso tra 1 mese ed 1 anno a seconda delle gravità della condotta.

Diversamente, allorché ci si occupa della condotta di coltivazione, la legge non pare fare alcuna distinzione tra uso personale e di spaccio, sicché parrebbe che il Legislatore abbia inteso affermare che la coltivazione di sostanze stupefacenti sia sempre penalmente illecita, del tutto a prescindere dallo scopo.

Solo di recente, è stata emanata la legge n. 172 del 4 dicembre 2017, che si occupa di regolamentare la coltivazione di cannabis destinata a uso terapeutico, affidandone il processo di coltivazione e distribuzione allo stabilimento militare chimico-farmaceutico di Firenze, con la possibilità di rilasciare nuove autorizzazioni per la coltivazione, specie ove lo stabilimento di Firenze si riveli inidoneo a soddisfare tutte le domande.

Così ricostruita, appare evidente l’illogicità di una normativa che scelga di premiare chi, per uso personale, si rivolga al mercato illecito degli stupefacenti, spesso organizzato e gestito dalla criminalità organizzata, invece di chi, coltivando in proprio la sostanza necessaria al proprio consumo, non finanzi tale mercato.

In diverse sentenze, la Corte di Cassazione ha tentato di interpretare la normativa in maniera più “elastica”, affermando – ad esempio – come il reato di coltivazione illecita di stupefacente ricorra soltanto nell’ipotesi di coltivazione organizzata e non anche nell’ipotesi di modeste coltivazioni domestiche votate all’autoconsumo; e ciò in quanto, in ipotesi di consumo personale, la condotta, seppur formalmente illecita, può valutarsi come inoffensiva rispetto agli interessi tutelati dalla legge (sicurezza e salute pubblica) e, pertanto, non meritevole di sanzione.

A tale orientamento, se ne oppone tuttavia un altro più rigoroso, secondo cui tutte le tipologie di coltivazione dovrebbero essere ritenute penalmente illecite, a prescindere dalla tipologia e dalla dimensione dell’attività, così come dalla finalità di autoconsumo: l’unica ipotesi di inoffensività della condotta andrebbe ravvisata nella coltivazione di piante del tutto inidonee a generare effetti stupefacenti nell’assuntore.

Ancor oggi, specie dopo l’intervento anche della Corte Costituzionale (che ha fatto proprio l’orientamento più rigoroso), continuano a registrarsi sentenze e orientamenti contrapposti, con una conseguente inaccettabile incertezza sul tema della liceità/illiceità della coltivazione di cannabis per uso personale.

Si auspica, pertanto, che il Legislatore intervenga presto a mettere chiarezza e a discriminare condotte con profili offensivi evidentemente differenti, cui deve conseguire un altrettanto diversa risposta sanzionatoria; nonché a consentire, quanto meno a chi ne faccia uso per fini terapeutici, di poter coltivare una o due piantine, che gli facilitino il reperimento della sostanza.

Nessuna illiceità invece, per chi coltiva o detiene la c.d. cannabis light o cannabis tecnica: trattasi della cannabis sativa, la quale presenta un Thc (vale a dire la sostanza psicoattiva contenuta) al di sotto dello 0,2% e cioè del limite entro cui la marijuana è legale nel nostro Paese.

In Italia è possibile comprare la cannabis legale (o i relativi semi) online, ma anche in tanti rivenditori autorizzati sparsi per il Paese.

Attenzione, però: è consentita esclusivamente la coltivazione da seme certificato, sicché, occorre avere cura di conservare la relativa documentazione, ai fini di esibizione al personale delle forze dell’ordine che dovesse eventualmente procedere a controllo.

Fonte: Artt. 73, 75 D.P.R. 309/1990 (TU sugli stupefacenti).

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