Autotutela o ricorso giudiziale? Cosa fare se l’amministrazione non risponde

In assenza di risposta all’istanza di autotutela, il ricorso si considera rigettato.

Più o meno frequentemente i cittadini sono chiamati a pagare diverse tasse e spesso diventa davvero difficile far fronte a tutto; come se non bastasse a volte ci si trova davanti ad avvisi, verbali o cartelle esattoriali erroneamente recapitate dall’Agenzia di riscossione. Quando il contribuente se ne accorge, può presentare una richiesta di autotutela, segnalando all’amministratore l’errore e chiedendo che l’atto venga annullato. Cerchiamo di vederci più chiaro.

Cos’è la richiesta di autotutela?

L’autotutela è il potere dell’amministrazione di poter annullare o correggere i propri procedimenti, qualora siano infondati o illegittimi. L’ente può decidere di esercitarla autonomamente oppure su richiesta del contribuente. Quando viene fatta da quest’ultimo si cerca di far riconsiderare l’atto ed apportare eventuali modifiche o addirittura di annullarlo. Il contribuente dovrà presentare in carta semplice, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, all’ufficio che ha emesso l’atto, la propria istanza, specificando:

  • l’atto di cui viene richiesto l’annullamento o la modifica;
  • i motivi per cui si sia fatta tale considerazione;
  • la documentazione che attesta l’errore.

A questo punto l’ufficio dovrà valutare la situazione e pronunciarsi in merito. L’amministrazione annullerà il provvedimento se ricorreranno uno dei seguenti errori:

  • logico o di calcolo;
  • della persona;
  • sul presupposto dell’imposta;
  • pagamento già avvenuto, ma se ne richiede nuovamente il pagamento;
  • doppia imposizione;
  • mancata documentazione, che però anche successivamente era stata presentata;
  • presenza di detrazioni, deduzioni e regimi fiscali negati;
  • decorrenza del termine per il ricorso.

L’autotutela è sicuramente un procedimento più snello rispetto al ricorso al giudice però non sempre viene accolto, né sospende i termini per il ricorso al giudice.

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Cosa succede se l’ufficio non risponde al ricorso?

Secondo una sentenza della Corte di Cassazione dello scorso 13 luglio l’istanza di autotutela si considera rigettata, se l’amministrazione non risponde. Secondo il giudice non è possibile ricorrere contro il rifiuto silenzioso dell’autotutela, e comunque deve essere pagata la sanzione richiesta dall’ente di riscossione. È indubbio che la legge non prevede nessun obbligo per la pubblica amministrazione di rispondere ogni istanza, pertanto si avalla il silenzio. Cosa fare allora?

L’unico consiglio è quello di rivolgersi comunque ad un giudice, in modo da imporre all’amministrazione di pronunciarsi in merito. Anche in questo caso si può decidere per l’annullamento o la correzione. Secondo una sentenza tributaria del 2014, la Corte dei Conti si pronunciò diversamente affermando che in presenza di una istanza di autotutela, l’amministrazione deve decidere se accogliere o rigettare il procedimento in modo trasparenze e comunque entro il termine per ricorrere innanzi al giudice tributario. In quel caso specifico l’amministrazione fu condannata a pagare un indennizzo per il mancato rispetto dei 60 giorni previsti per legge.

Autotutela o ricorso al giudice?

Sicuramente l’autotutela è un procedimento più veloce, presentata dall’interessato, ma più incerto nel suo accoglimento e nella risposta che potrebbe non arrivare mai, come fin ora detto. Rivolgersi al giudice magari è più lungo e più costoso perché occorre rivolgersi ad un avvocato che si occuperà del procedimento. Sono due procedimenti molto diversi. Ma una cosa è certa, la legge non vieta che il contribuente possa imboccare entrambe le strade, ed il cittadino può sempre rinunciare in qualsiasi momento a proseguire con la causa legale.

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Pertanto, meglio dormire su due guanciali e procedere con molta attenzione e soprattutto affidarsi sempre a professionisti per evitare di incorrere in ulteriori sanzioni o peggioramenti della posizione contributiva.

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