La riforma sulla legittima difesa: una riforma necessaria?

Le ragioni (apparentemente) giustificatrici della riforma.

In questi ultimi mesi si è sentito molto parlare del tema della legittima difesa e della necessità di provvedere ad una sua riforma al fine di meglio tutelare alcune situazioni che con il “vecchio” sistema non sarebbero state adeguatamente protette.

Quel che più ha caratterizzato lo scontro politico in relazione a questo tema è stata la questione dei confini dell’attuale istituto della legittima difesa, ritenuti oltremodo forieri di possibili condanne nei confronti di tutti coloro che si sarebbero legittimamente difesi contro le aggressioni commesse all’interno dei locali di loro proprietà o in cui esercitano la propria attività.

I casi a cui ci si riferisce riguardano, in particolar modo, le note vicende di privati cittadini che subiscono furti e rapine all’interno delle proprie abitazioni, nonché quelle relative alle figure professionali esposte inevitabilmente a fenomeni di questo tipo (gioiellieri, benzinai, ristoratori, ecc.).

Ebbene, prima di addentrarsi nell’analisi della nuova proposta di legge, occorre sgomberare subito il campo da una, fin troppo, semplicistica illusione, ossia la convinzione che nel nostro Paese la legittima difesa, di fatto, non esplichi nessun tipo di effetto e che sia, in definitiva, inidonea a tutelare la maggior parte – se non la totalità – delle aggressioni subite da parte dei cittadini.

Cos’è la legittima difesa: uno sguardo al Codice Penale e alla giurisprudenza della Corte di Cassazione

È bene ricordare che la legittima difesa è prevista all’interno del nostro Codice Penale nella parte concernente i principi cardine del nostro ordinamento e, in particolare, nella sezione concernente le c.d. scriminanti, ossia quelle circostanze che – laddove si verifichino – escludono in toto la responsabilità del soggetto per un reato da lui commesso.

Tale effetto, come si può ben comprendere, non è cosa da poco: in sostanza, l’ordinamento esclude la punibilità di un soggetto nonostante quest’ultimo abbia astrattamente commesso un reato.

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Tornando al caso della legittima difesa, sarà esclusa – ad esempio – la responsabilità per il reato di omicidio nei confronti di un soggetto che ha dovuto agire per salvare sé stesso o altri da un pericolo grave ed attuale per la propria incolumità o quella di soggetti terzi.

È facile comprendere, pertanto, come un tale potere necessiti di essere adeguatamente regolamentato ed arginato nel miglior modo possibile, al fine di evitare possibili abusi e situazioni più adatte ad una scena di uno “spaghetti western” piuttosto che alla realtà.

Ebbene, analizzando quella che è stata la costante giurisprudenza della Corte di Cassazione è possibile affermare come la legittima difesa sarà sempre giustificata laddove la reazione della vittima sia proporzionata all’offesa (o alla percezione di essa) recatagli.

In questo senso, l’ordinamento è sempre stato chiaro e pacifico.

Ovviamente la proporzionalità della reazione, non essendo un carattere che può essere standardizzato dovrà essere valutata caso per caso da parte degli organi a ciò preposti, ossia la Procura della Repubblica e le Forze dell’Ordine incaricate delle relative indagini.

L’opinione pubblica e i media: una questione ancora aperta

È a questo punto che iniziano i problemi, dovuti soprattutto ad un corto circuito mediatico-giudiziario che spesso crea più confusione che vera e propria informazione su un tema comunque molto delicato e giuridicamente molto complesso.

Si allude, in particolar modo, alle oramai celebri levate di scudi ogni qual volta il soggetto che si è difeso (magari uccidendo l’aggressore) viene iscritto nel registro degli indagati per omicidio.

Ebbene, qualunque soggetto che frequenta abitualmente i Tribunali sa che tale procedura è un atto assolutamente necessario al fine di poter svolgere le indagini nei confronti del soggetto, anche se fin subito è palese la sua innocenza!

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Di più, l’iscrizione nel registro degli indagati esplica proprio una funzione di garanzia nei confronti del soggetto.

Nella maggior parte dei casi, infatti, tali procedimenti (si badi bene, non processi) penali si concludono con l’archiviazione e nessuna conseguenza per il povero gioielliere rapinato che – a ragione – ha reagito all’aggressione nei suoi confronti.

Ovviamente si registrano anche casi di condanne per eccesso di legittima difesa, allorquando il soggetto abbia reagito in maniera sproporzionata rispetto all’offesa da lui subita o in un contesto temporale non attuale; si pensi, quanto alla prima ipotesi, al caso di chi reagisce ad un’aggressione commessa con il solo uso della forza fisica mediante l’utilizzo di armi da sparo, oppure, nel secondo caso, a colui che mentre il ladro si sta dando alla fuga – non sussistendo un pericolo concreto per la propria incolumità o di altri – imbraccia un fucile e spara al ladro in lontananza uccidendolo.

Ebbene, è palese come tali episodi non possano essere assolutamente tollerati all’interno di un Paese civile che abbraccia lo Stato di diritto, poiché inducono ed esortano inevitabilmente i membri di una comunità a farsi giustizia da soli nella maniera che più reputano opportuna, senza doversi curare delle conseguenze.

La proposta di legge approvata: una nuova legittima difesa?

Passando ora all’analisi della riforma approvata, essa sancisce, in primo luogo, come debba considerarsi legittima difesa una qualsiasi reazione ad un’aggressione commessa in tempo di notte oppure a seguito dell’introduzione nei luoghi di privata dimora mediante violenza o con minaccia o inganno.

Sennonché, ad una prima lettura della riforma non si riesce a comprenderne la reale portata innovativa e ciò per le seguenti ragioni.

Ovviamente l’intento delle “novità” proposte sarebbe quello di allargare i confini della legittima difesa e autorizzare i cittadini a sparare ai ladri di notte introducendo in questi casi una sorta di presunzione di sussistenza di legittima difesa.

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Tuttavia, la norma così formulata non richiede in alcun modo che sussistano i requisiti di attualità del pericolo, della necessità e della proporzionalità dell’offesa: è evidente come una formulazione di questo tipo conduca ad esiti inaccettabili e passibili di censure da parte della Corte Costituzionale, nonché a livello europeo.

Sulla scorta di quanto detto, parrebbe opportuno interpretare questo nuovo comma dell’art. 59 c.p. conformemente a quanto sancito dal primo comma, ossia prevedendo comunque la presenza di un pericolo attuale e la necessità della proporzionalità tra offesa e reazione: il che, tuttavia, condurrebbe nuovamente ad una portata innovativa della riforma pressoché nulla, poiché equivarrebbe a quanto già previsto dal nostro Codice Penale.

Altro aspetto controverso è rappresentato dalla nota previsione delle ore notturne che varrebbero in ogni caso a scriminare il comportamento aggressivo della vittima nei confronti dell’aggressore. Anche in questo caso, sono piuttosto evidenti le difficoltà a cui si andrebbe incontro laddove venisse confermato tale requisito: non vi è, infatti, alcuna norma che sancisce cosa si debba intendere per orario notturno, quando esso inizia o quando esso termina, se tale definizione è influenzata dalle stagioni o dalle condizioni metereologiche, ecc.

In ultima analisi, l’impressione che si ha leggendo la riforma sulla legittima difesa è quella di un legislatore che si è preoccupato più della valenza simbolica di tale intervento che non dei risultati pratici che si possano ottenere attraverso di esso, anche perché come già specificato il nostro ordinamento già dispone di tutti gli strumenti necessari a tutelare le situazioni di legittima difesa, nonostante i media e alcuni esponenti politici insistano nel sostenere il contrario.

Approfondisci la proposta di legge n. 3785 “Modifica all’articolo 59 del codice penale in materia di legittima difesa”.

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