I diritti dell’avvocato nei confronti del cliente

L’avvocato incaricato della rappresentanza del proprio cliente vanta nei confronti di questi numerosi diritti, che vanno oltre il pagamento dell’onorario e che impongono al cliente di comportarsi sempre secondo buona fede e correttezza.

Si sente parlare spesso dei doveri che un avvocato ha verso i propri assistiti (trasparenza, correttezza, informazione, etc.), ma non deve dimenticarsi che, oltre ai doveri, l’avvocato vanta anche dei diritti nei confronti del cliente. Diritti che vanno oltre il semplice pagamento della parcella e che mirano a garantire il sereno e proficuo svolgimento dell’incarico professionale a beneficio di entrambi, cliente ed avvocato.

È noto che gli avvocati spesso non sono ben visti dall’opinione pubblica ed aspramente criticati per i loro lauti compensi. Tuttavia, allo stesso modo di quando abbiamo un problema di salute ci rivolgiamo a un medico e siamo disposti a pagare il suo compenso, ci rivolgiamo a un avvocato quando abbiamo un problema con la giustizia e/o vogliamo vederci riconoscere un nostro diritto (dentro e fuori le aule di Tribunale).

Non tutti possono improvvisarsi avvocato, atteso che detto titolo si raggiunge dopo lunghi anni di studi, tirocinio ed esami di Stato. Si comprende quindi come rivolgersi a un avvocato significhi richiedere che egli metta a disposizione il suo sapere professionale, il suo impegno intellettuale, oltre che ovviamente il suo impegno materiale in termini di tempo.

Fatta questa premessa, vediamo dunque quali sono i principali diritti dell’avvocato nei confronti del cliente.

Diritti dell’avvocato nei confronti del cliente

Innanzitutto, l’avvocato ha diritto a pretendere dal proprio cliente che questi si comporti in modo corretto e rispettoso, già in fase di conferimento dell’incarico. Il cliente deve riferire al legale tutto quanto è a sua conoscenza, anche quelle circostanze che potrebbero portare l’avvocato a rifiutare l’incarico. Quanto detto potrebbe sembrare un’ovvietà, ma invero sorprende quanto assai spesso l’avvocato venga a conoscere di certe verità, taciutegli dal proprio cliente, solo a processo già avviato, leggendo i vari incartamenti.

Il cliente non può chiedere e ricevere una consulenza legale, tacendo di avere le condizioni reddituali per beneficiare del patrocinio a spese dello Stato (c.d. gratuito patrocinio). Non tutti gli avvocati, infatti, accettano – né sono obbligati a farlo – questa forma di pagamento. Pertanto, chi, possedendone i requisiti, intende avvalersi del gratuito patrocinio, deve dichiararlo all’avvocato immediatamente, affinché questi possa liberamente decidere se accettare o meno il mandato difensivo.

L’avvocato ha diritto di pretendere che il proprio cliente sia sincero in ordine alla possibilità di far fronte al pagamento del compenso pattuito. Del resto, il cliente che vanti possibilità di pagamento inesistenti, inducendo in errore il difensore sull’onorabilità dell’accordo concluso, oltre a costituire un comportamento in ovvia mala fede, può anche configurare un reato punito dal codice penale: il delitto di insolvenza fraudolenta.

Parimenti, l’avvocato ha diritto ad essere prontamente informato dal proprio cliente che, dopo avere conferito già il mandato al difensore, veda peggiorare le proprie condizioni economiche in modo tale da non potere più onorare il completo pagamento del compenso al termine del mandato.

Anche la consulenza va remunerata

Sì, anche per quella prestata telefonicamente o con altro mezzo di comunicazione a distanza! Il cliente che, pertanto, si fa rilasciare una consulenza da un legale senza avere prima chiesto a quanto ammonti l’onorario richiesto per tale attività, sarà comunque obbligato a versarlo, avendo ricevuto un servizio che, salvo espresso patto contrario, si presume oneroso (cioè a pagamento).

È l’avvocato a scegliere la strategia difensiva; e questi ha diritto a perseguirla e ad imporla al cliente, anche quando questi non la condivida.

L’avvocato ha diritto al pagamento del compenso, a prescindere dall’esito della causa. L’avvocato che accetta un mandato si obbliga, infatti, a fare tutto quanto è nelle sue possibilità per ottenere il miglior risultato (c.d. obbligazione di mezzi), ma non può garantire la “vittoria”, né il pagamento della parcella può essere subordinato al raggiungimento di un determinato esito (c.d. obbligazione di risultato): il cliente deve sempre e comunque corrispondere l’onorario all’avvocato per l’attività da questi svolta.

L’avvocato ha diritto che le conversazioni che avvengano all’interno del suo studio professionale siano riservate. Pertanto, il cliente non può registrare, di nascosto, quanto conferito con il legale. Lo studio professionale è infatti considerato dalla legge un luogo di privata dimora e la legge vieta che in detti luoghi si possano effettuare registrazioni senza previa autorizzazione del dominus.

E in caso di rinuncia del mandato?

Durante lo svolgimento del mandato difensivo, anche in sede processuale, tanto il cliente quanto l’avvocato possono recedere liberamente dal mandato medesimo. In particolare, quando è l’avvocato a rinunciare al mandato, il cliente ha l’obbligo di provvedere alla sua tempestiva sostituzione. Ciò in quanto, fin tanto che non si sia proceduto alla nomina di un nuovo difensore, il precedente ha l’obbligo di continuare a presenziare alle udienze per non lasciare privo di difesa il proprio ex assistito. Quest’obbligo si traduce, pertanto, nello speculare diritto dell’avvocato a pretendere che il proprio ex cliente si attivi in maniera sollecita a tal fine.

In caso di cessazione del mandato, sia essa per revoca del cliente o per rinuncia del legale, il cliente deve ritirare dallo studio dell’avvocato tutte le carte a questi lasciate per la propria difesa, firmando una liberatoria.

Ogni persona ha, per legge, diritto a nominare un massimo di due avvocati difensori. Il cliente non può, tuttavia, nominare un secondo avvocato senza comunicarlo al primo, specie se tale successiva nomina sia in qualche modo preordinata a controllare il corretto operare dell’avvocato. Il rapporto tra cliente e avvocato è un rapporto infatti fiduciario; spesso infatti, è proprio il venir meno della fiducia nel rapporto che spinge una delle due parti a recedere dal mandato.

L’avvocato ha, infine, diritto a vedersi rimborsare tutte le spese vive sostenute nello svolgimento del mandato (trasferte, imposte da bollo, diritti di cancelleria, nomina di un domiciliatario, etc.), in aggiunta al compenso pattuito per la prestazione professionale.

L’inosservanza dei precedenti obblighi da parte del cliente potrebbe esporre questi ad un’eventuale azione di responsabilità contrattuale, per violazione dei doveri di correttezza e buona fede.

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