Gratuito patrocinio: un aiuto agli avvocati per il pagamento degli oneri previdenziali

La Cassa forense viene incontro agli avvocati che non riescono a pagare i contributi previdenziali permettendo di cedere i crediti vantati nei confronti dello Stato per le cause di gratuito patrocinio.
La crisi economica non ha di certo risparmiato nessuno ed anche i professionisti, singoli o associati, hanno subito una sostanziale diminuzione dei loro redditi a causa della difficoltà economica dei loro clienti.

In questo clima non certo roseo, si cerca sempre di trovare qualche soluzione, più o meno valida, per venire incontro alle esigenze delle categorie professionali maggiormente colpite dalla crisi. Tra queste spicca la categoria degli avvocati, soprattutto quelli nominati nelle cause di gratuito patrocinio: si tratta dei giudizi nei quali un avvocato accetta di difendere un soggetto con un reddito inferiore ad euro 11.528,41 e per i quali ottiene il pagamento dei suoi onorari, diritti e spese sostenute, direttamente dallo Stato, anziché dal cliente in difficoltà economica.

Tale meccanismo deriva dal dettato costituzionale che vede la difesa in giudizio come un diritto garantito a tutti, quindi anche ai meno abbienti, che, se impossibilitati al pagamento di un legale, devono essere ugualmente assistiti, addossandone il costo del giudizio allo Stato. Purtroppo in tutta questa vicenda è altrettanto noto che il pagamento dei compensi agli avvocati per il gratuito patrocinio è di grande rilevanza economica, in quanto lento e che ha oramai raggiunto livelli insostenibili, tanto da rendere queste cause poco allettanti anche da parte dei giovani avvocati.

Al fine di sbloccare l’enorme mole di crediti che gli avvocati vantano nei confronti dell’erario, ecco che il Governo ha inserito nella Legge di Stabilità 2016 una brillante possibilità: l’avvocato che deve ricevere il pagamento dei suoi onorari e delle spese per le cause di gratuito patrocinio, può cedere tali crediti all’Ente previdenziale verso il quale egli è, invece, debitore per i relativi contributi alla Cassa Forense.

La cessione del credito, che è esente da imposta di bollo e di registro, permette di raggiungere un duplice obiettivo: per prima cosa, viene incontro a quei professionisti che attendono da molto tempo l’incasso dei loro compensi da parte dello Stato e che non si trovano nella condizione economica ideale per poter pagare la Cassa Forense; in secondo luogo anche il sistema ne viene fortemente agevolato poiché i giovani avvocati sono più propensi ad accettare cause di questo tipo senza dover più attendere tempi lunghi per il pagamento degli onorari.

Questa non è però l’unica nota positiva per gli avvocati. Infatti tra le misure approvate dal Governo c’è anche la compensazione dei crediti vantati da ciascun avvocato, con imposte e tasse dovute all’Erario, compresa l’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA). Tale misura è prevista per il solo anno 2016 e fino ad uno stanziamento massimo di 10 milioni di euro, salvo ulteriori ampliamenti o proroghe per gli anni successivi.
La compensazione e la cessione dei crediti possono essere anche parziali e comunque fino al limite massimo dell’ammontare dei crediti, aumentati del contributo previdenziale del 4% e dall’IVA del 22%.

Infine, sempre in tema di avvocati, viene prevista una stabilizzazione all’incentivo fiscale per la negoziazione assistita, evitando di fatto il sovraccarico dei tribunali ed erogando ai legali che concludono con successo una transazione un credito d’imposta nella misura di 250 euro.

Info: Legge di Stabilità 2016

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