Come trasformare la propria abitazione in un asilo famiglia in casa

Le chiamano “mamme di giorno”, e sono loro a gestire gli asili in casa. Una soluzione redditizia per tutte quelle donne inoccupate che non vogliono rinunciare a passare del tempo coi propri figli.

La scelta di un asilo nido è importantissima per i neogenitori che presto dovranno tornare a lavoro. Trovare il posto giusto, al prezzo giusto e che abbia, magari, la possibilità di accogliere altri bimbi senza infinite lista di attesa, spesso può non essere un’impresa così semplice.

Per questo motivo, negli ultimi tempi ha preso piede – anche in Italia – la soluzione di rivolgersi ad altri neogenitori, che a causa della propria inoccupazione hanno deciso di trasformare la propria casa in un asilo famiglia, offrendo un servizio in tutto paragonabile a quello offerto dagli asili nido pubblici e privati e mettendo in opera un’occupazione redditizia alternativa, che permette loro anche di passare molto tempo con il proprio figlio. Si tratta delle c.d. “mamme di giorno” o “mamme-educatrici”, che stanno diventando una figura professionale a tutti gli effetti, in grado di sopperire alle croniche mancanze dell’assistenza infantile pubblica.

L’asilo famiglia in casa consente, inoltre, una maggiore personalizzazione e flessibilità del servizio, che diventa così in grado di rispondere alle esigenze dei genitori moderni, non sempre soddisfatte in un asilo classico, che ha generalmente orari rigidi e chiusure anche per lunghi periodi durante le festività. Per non parlare del fatto che gli asili famiglia rappresentano anche un’alternativa più economica rispetto agli asili tradizionali: la retta mensile varia, infatti, dai 300 ai 600 euro, a seconda degli orari e dei servizi offerti.

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In Italia, la regolamentazione normativa sugli asili famiglia in casa spetta alle Regione, le quali possono – tra l’altro – prevedere con appositi bandi la concessione di contributi, utili alla ristrutturazione e all’organizzazione dei locali, o la concessione in uso gratuito di immobili da adibire a tale attività. È sempre consigliabile, dunque, a chi intende approcciarsi a questo fenomeno, tenere d’occhio il sito istituzionale e la Gazzetta Ufficiale della propria Regione di riferimento per conoscere tali opportunità.

Asilo famiglia in casa: definizione e requisiti

Per definizione, l’asilo famiglia in casa viene aperto nell’appartamento in cui si vive stabilmente, sia che si tratti di un immobile di proprietà sia che lo si abbia in locazione o in comodato d’uso. È, tuttavia, possibile iniziare l’attività anche nei locali condominiali comuni (se non escluso dal regolamento) o in saloni parrocchiali o comunali.

L’asilo famiglia in casa si rivolge ai bambini che hanno un’età dai 3 mesi ai 3 anni. Questi, per essere regolarmente accolti nell’abitazione, non devono – mediamente – essere più di 4 o 5 per ogni educatrice (il numero max varia da Regione a Regione). Ad ogni bambino deve infatti essere garantita assistenza, cibo e attenzioni e, inoltre, devono corrispondere 4 metri quadrati in un ambiente lontano dagli spazi abitativi e ben separato dalla cucina.

Devono, poi, essere presenti degli spazi in cui poter garantire ai più piccoli di poter gattonare o camminare liberamente, senza incorrere in alcun pericolo. Alcune Regioni prevedono, a tal fine, l’obbligo che l’abitazione adibita ad asilo famiglia disponga di spazi esterni. Importantissima, poi, la necessità del rispetto delle norme igieniche e di sicurezza: le stanze dovranno essere sempre pulite, areate e illuminate con impianti a gas ed elettrici a norma.

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Per quanto concerne l’arredamento, è ovvio che questo dovrà essere adatto alle esigenze dei propri piccoli ospiti, oltre che messo in sicurezza (es. paraspigoli o copri prese elettriche). La casa necessiterà anche di uno spazio adibito a zona riposo con lettini: questa può essere realizzata sia all’interno dell’area gioco, sia in un ambiente separato. Non è invece richiesto un bagno separato da quello che si utilizza regolarmente in famiglia, fermo restando che questo dovrà però essere dotato di un fasciatoio.

Come aprire un asilo famiglia in casa

Per avviare un nido famigliare occorre essere in possesso di un idoneo titolo di studio, quale il diploma del liceo psico-pedagogico o la laurea in scienze della formazione primaria. Bisogna, inoltre, seguire dei corsi di formazione finanziati dalla Regione (seguiti da alcune ore di tirocinio pratico), che insegnano sostanzialmente a progettare laboratori ed attività per i bambini, oltre che le nozioni di base sui principi di una corretta alimentazione e le tecniche di primo soccorso.

L’asilo famiglia, inoltre, può nascere sotto varie forme: come cooperativa, ditta individuale o come un’associazione, con scrittura privata che regoli i rapporti tra le famiglie associate.

Dal punto di vista prettamente amministrativo, per avviare un asilo famiglia in casa si dovrà invece avere cura di depositare presso l’Ufficio dei Servizi Sociali del Comune interessato la relativa comunicazione di inizio attività.

Insomma, aprire un asilo famiglia in casa è un’operazione abbastanza semplice, anche dal punto di vista burocratico. La loro repentina diffusione non è certo una causalità, rappresentando una soluzione occupazionale fonte di discreta redditività ed alternativa alle occupazioni tradizionali, che tengono spesso separati i genitori dai propri figli per troppo tempo durante il giorno.

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Scarica l’elenco delle normative regionali che regolano l’apertura dell’asilo famiglia in casa.

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