IVA agevolata per la ristrutturazione della casa: chiarimenti nella Legge di Bilancio 2018

L’IVA agevolata per ristrutturazione casa ha dato luogo diversi dubbi interpretativi. La Legge di Bilancio 2018 prova a chiarire alcuni aspetti importanti.

 

Tra le varie agevolazioni previste per l’esecuzione di lavori edilizi spicca l’IVA agevolata per la ristrutturazione della casa che, a differenza di altre agevolazioni fiscali, non è temporanea.

Tuttavia ci sono diverse norme in materia che hanno generato confusione nei contribuenti.

Per questo motivo la Legge di Bilancio 2018 ha cercato di risolvere alcuni dubbi con una norma di interpretazione autentica, con una norma, cioè, che non crea nulla di nuovo ma che ha la funzione di chiarire, di fornire un’interpretazione alle leggi già vigenti.

In questo caso la legge è intervenuta per chiarire cosa si intende per “beni significativi” nell’ambito della normativa che stabilisce l’IVA al 10% per i lavori di ristrutturazione e per parte della fornitura dell’appaltatore (ossia dell’azienda o del prestatore d’opera che esegue i lavori).

Di cosa si tratta? Per quali lavori è ammessa l’IVA agevolata per ristrutturazione casa?

Prima di rispondere a queste domande vale la pena descrivere in sintesi quali siano i lavori ammessi all’IVA agevolata del 10%.

Gli interventi agevolabili sono quelli di manutenzione ordinaria (ad esempio, riparazione, sostituzioni di elementi, opere di efficientamento energetico e tecnologico, ecc…) e straordinaria (come lavori sulle parti strutturali degli edifici, integrazione e realizzazione di servizi igienico-sanitari e tecnologici, nel rispetto delle normative edilizie e della destinazione d’uso), restauro e risanamento conservativo (opere di consolidamento, ripristini, eliminazione e inserimento di parti accessorie, ecc…), ristrutturazione edilizia, ristrutturazione urbanistica, effettuati su edifici a destinazione principalmente abitativa.

La normativa in materia (articolo 7, comma 1, lettera b) della Legge n. 488/99, stabilisce che ai “beni che costituiscono una parte significativa del valore delle forniture effettuate” nell’ambito di questi lavori, l’IVA al 10% “si applica fino a concorrenza del valore complessivo della prestazione relativa all’intervento di recupero, al netto del valore dei predetti beni.”

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In parole semplici, l’aliquota agevolata del 10% su questi beni, che definiamo “beni significativi”, si applicherà alla differenza tra il valore complessivo della prestazione dell’appaltatore ed il valore del “bene significativo” acquistato.
La parte restante, invece, verrà tassata con l’aliquota IVA ordinaria, pari al 22%.
Per cui se ad esempio un lavoro costa complessivamente 15 mila euro, di cui 5 mila di manodopera e 10 mila di infissi, l’IVA del 10% si applicherà all’importo di 5 mila euro:

15 mila (valore complessivo) – 10 mila (costo infissi) = 5 mila

Quali sono i “beni significativi” nell’ambito dell’IVA agevolata per ristrutturazione casa?

Il Decreto Ministeriale 29 dicembre 1999 fa un’elencazione di beni qualificato come “significativi”, ai quali si applica l’IVA al 10%, se rientrano nella fornitura legata ai lavori agevolabili:

  • ascensori e montacarichi;
  • infissi esterni e interni;
  • caldaie;
  • videocitofoni;
  • apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria;
  • sanitari e rubinetteria da bagni;
  • impianti di sicurezza.

Questo elenco, però, non è bastato a risolvere tutti i dubbi. Ecco, dunque, che la Legge di Bilancio 2018 (articolo 1, comma 19) interviene per fornire una chiave interpretativa, indicando due criteri fondamentali per determinare quando questi beni possano essere considerati “significativi”.
Il primo criterio riguarda l’“autonomia funzionale” che il bene deve avere rispetto al manufatto principale.
Il secondo criterio riguarda il valore del bene, che deve costituire “una parte significativa del valore delle forniture effettuate nell’ambito delle prestazioni aventi per oggetto interventi di recupero del patrimonio edilizio e delle parti staccate”. Deve, quindi, avere un valore considerevole rispetto al costo della manodopera e delle altre forniture.
Il valore da prendere in considerazione è quello che risulta dall’accordo tra il committente e l’appaltatore (azienda o prestatore d’opera) e dovrà tener conto anche del costo delle materie prime impiegate nell’esecuzione dei lavori (ad esempio cemento, mattoni, argilla, ecc…) e del costo della manodopera impiegata.
In ogni caso, questo valore non può essere inferiore al prezzo di acquisto dei beni stessi.
Il prestatore d’opera o l’azienda, dovrà avere l’accortezza di fornire una fatturazione che indichi sia i compensi per il servizio svolto, sia il prezzo dei beni di valore significativo.

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IVA agevolata ristrutturazione casa: quando è esclusa?

La legge pone delle condizioni per l’applicabilità dell’IVA al 10% e, tale scopo, i beni e i materiali devono essere forniti dallo stesso prestatore o azienda che esegue i lavori, quindi non possono essere acquistati direttamente dal proprietario di casa. Questi al massimo può scegliere beni e materiali, e – se c’è l’accordo – lasciare che sia l’appaltatore a farlo.

Non sono ammesse all’IVA agevolata per ristrutturazione casa le prestazioni professionali, anche se legate a interventi finalizzati al recupero edilizio.

È, inoltre, escluso dall’IVA agevolata l’acquisto di materie prime e semilavorati impiegati in questo tipo di lavori edilizi.

Si spera che con questa norma interpretativa, la Legge di Bilancio 2018 contribuirà a sciogliere almeno alcuni dei dubbi che caratterizzano la materia delle agevolazioni fiscali nell’edilizia. In ogni caso il contribuente dovrà fare sempre affidamento alla normativa vigente e alle guide messe a disposizione dall’Agenzia delle Entrate ed eventualmente avvalersi della consulenza di un professionista.