Restituzione pensione INPS non è dovuta se l’errore di calcolo è dell’Ente

La restituzione della pensione INPS corrisposta per errore di calcolo da parte dello stesso Ente non è ammessa. A stabilirlo è la Corte di Cassazione.

Anche l’INPS può commettere errori, talvolta non riconoscendo quanto dovuto, altre volte erogando pensioni che in tutto o in parte non sono dovute.
Capita quindi che l’Istituto di previdenza se ne accorga e prenda i necessari provvedimenti, ma l’INPS può pretendere la restituzione dei ratei di pensione non dovuti, anche se l’errore di calcolo è stato proprio lo stesso Istituto a commetterlo?

Con una recente sentenza, la n. 350 del 10 gennaio 2018, la Corte di Cassazione, ha affermato un importante principio, che dovrebbe chiarire la questione.

È dovuta la restituzione della pensione se l’errore di calcolo è commesso dall’INPS stesso?

La questione affrontata dalla Corte riguarda il caso di una persona che aveva chiesto la pensione di anzianità subito dopo la fine (almeno sulla carta) di un lavoro, ma il giorno successivo aveva ripreso a lavorare presso lo stesso datore di lavoro, con le stesse mansioni e con le stesse condizioni lavorative.

Nella sostanza era come se quel rapporto di lavoro non fosse mai stato interrotto. La domanda di pensione, anche se – come vedremo – doveva essere respinta, fu comunque accolta dall’INPS.

Questo accadeva nel 2001, ma dopo 5 anni, nel 2006, lo stesso lavoratore aveva chiesto il supplemento alla pensione di anzianità per i contributi che aveva versato in questi 5 anni, durante i quali aveva lavorato e percepito la pensione di anzianità.

Ma dopo i dovuti accertamenti, l’INPS aveva trovato qualcosa che non andava, decidendo quindi di revocare la pensione e chiedere di tutti i ratei pensionistici fino a quel momento percepiti.

Il problema stava nel fatto che questa persona aveva ripreso a lavorare senza nemmeno un giorno di interruzione tra il precedente e il successivo lavoro e questo ha comportato la violazione del Decreto Legislativo 503/1992 (articolo 1, comma 7) e della Circolare INPS 89/2009.

Infatti, secondo la legge, occorre che ci sia almeno un giorno di interruzione tra vecchio e nuovo rapporto di lavoro, per poter ottenere la pensione di anzianità.

È legittimo pretendere la restituzione della pensione?

In discussione qui non è la legittimità della revoca della pensione, ma il fatto che l’INPS avesse preteso la restituzione di quanto corrisposto in tutti questi anni al lavoratore-pensionato, una somma che, tra l’altro, ammontava a diverse decine di migliaia di euro.

I giudici della Corte di Cassazione, così come quelli dei precedenti gradi di giudizio, hanno ritenuto legittima la revoca del trattamento pensionistico, ma non la pretesa di restituzione della pensione INPS.

Se non c’è il dolo nell’errore di calcolo dell’INPS, la restituzione della pensione non è dovuta

In particolare, con questa sentenza, è stato affermato un importante principio che consentirà, anche per il futuro, quando sarà legittimo per l’INPS pretendere la restituzione della pensione.

Per la Corte è decisiva la presenza o meno del “dolo” da parte del pensionato, ossia dell’intenzione di nascondere informazioni o fornirne di false per poter ottenere la pensione, come l’omissione di dichiarazioni o la presentazione di dati incompleti all’INPS che possano incidere sul diritto alla pensione o sull’ammontare del trattamento pensionistico.

Ma in questo caso il lavoratore-pensionato aveva agito in buona fede, era in regola con il versamento dei contributi ed aveva effettuato regolarmente tutte le comunicazioni dovute.

L’errore, invece, è attribuibile esclusivamente all’INPS, che aveva tutti i dati a disposizione e non è stata tratta in inganno dal comportamento del pensionato. L’Istituto di previdenza, infatti, aveva tutti gli elementi per rigettare la domanda di pensione, ma ha sbagliato e l’ha concessa e per questo, secondo la Cassazione, non può pretendere indietro le somme erogate sulla base di questo errore.

Niente restituzione della pensione se l’errore è causato dall’INPS

I giudici della Corte di Cassazione difendono la posizione di un pensionato che si era visto revocare la pensione e la restituzione dei ratei percepiti. L’Inps non può chiedere i ratei di pensione indebitamente corrisposti ove la formazione dell’indebito non sia riconducibile a fatti o ad omissioni del pensionato.

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