Lavorare in disoccupazione, si può con un contratto a chiamata?

Dopo un contratto a chiamata possiamo richiedere la disoccupazione? Ma soprattutto viene sospesa se nel frattempo riceviamo il famigerato Job on Call? A rispondere è l’Inps con una circolare, ecco cosa c’è da sapere.

Dal cinema al ristorante passando per call center e punti vendita. Tanti sono i settori in cui si è assunti secondo il famigerato “Job on Call”, conosciuto anche come “contratto a chiamata”, cioè una tipologia di lavoro subordinato molto diffusa soprattutto negli ultimi anni perché permette alle aziende di utilizzare la prestazione del lavoratore all’occorrenza. Parliamo di un contratto a intermittenza che alterna periodi di lavoro a quelli di inattività, dove però è previsto un termine minimo di preavviso di almeno un giorno. Ma con questa tipologia di contratto la NASpI (nuova assicurazione sociale per l’impiego) viene sospesa? Si può lavorare in disoccupazione?

A chiarire ogni dubbio è la circolare dell’Inps, che si sofferma sul rapporto tra indennità di disoccupazione e lavoro intermittente. Prima però di analizzare il cuore della questione, l’Istituto Previdenziale definisce due tipologie di contratto a intermittenza, cioè:

  • con obbligo di risposta alla chiamata, dove appunto il lavoratore è obbligato a rispondere alla chiamata del datore, ma in cambio riceve un’indennità di disponibilità mensile, che si aggiunge alla retribuzione pattuita per le ore di lavoro realmente svolte;
  • senza obbligo di risposta alla chiamata, in questo caso il lavoratore non è appunto obbligato a rispondere alla chiamata del datore, non riceve alcuna indennità di disponibilità mensile e nei periodi in cui non lavora, non matura obblighi normativi ed economici.

La disoccupazione è cumulabile con il contratto Job on Call?

L’assenza di un lavoro è uno dei maggiori problemi che attanaglia il nostro Paese. Assunti, licenziati, scadenza di contratto, nuova ricerca di lavoro. Questo sembra essere l’iter che tanti italiani compiono, ogni giorno, per cercare un po’ di stabilità economica. Ma la stabilità non arriva. Arriva invece un contratto a chiamata: è cumulabile con la disoccupazione? La distinzione tra le due tipologie di contratto a intermittenza serve appunto per rispondere alla questione.

Nel primo caso, cioè quando si ha l’obbligo di rispondere alla chiamata, la domanda di disoccupazione può essere presentata quando si hanno i seguenti requisiti:

  • stato di disoccupazione al momento della richiesta;
  • aver maturato almeno 13 settimane di disoccupazione nei 4 anni precedenti alla richiesta;
  • aver maturato almeno 30 giorni di lavoro effettivo, senza considerare la retribuzione, nell’ultimo anno.

Per ricevere la disoccupazione, il lavoratore, a parte avere i requisiti elencati, deve comunicare all’Inps la presenza del nuovo contratto di lavoro a intermittenza entro 30 giorni dalla domanda di prestazione, indicando l’ipotetico reddito annuo che deriva appunto dallo stesso contratto. Reddito che però non deve superare gli 8.145 euro l’anno.

Se dunque il lavoratore non comunica il presunto reddito, o lo stesso sia maggiore di 8.145 euro, la disoccupazione non diventa cumulabile. Al contrario, invece, è cumulabile ma ridotta all’80%.

Job on call senza obbligo di risposta alla chiamata e disoccupazione, cosa c’è da sapere?

Per questa seconda tipologia di contratto a chiamata, la disoccupazione è cumulabile, come il primo caso, se si hanno i requisiti base per accedervi (stato di disoccupazione quando si avvia la richiesta, aver maturato 13 settimane di disoccupazione negli ultimi 4 anni e 30 giorni di lavoro nell’ultimo anno); per i contratti di lavoro pari o inferiori a 6 mesi e quando il reddito annuo non supera gli 8 mila euro.

Leggi anche:  Disoccupazione agricola e partita IVA: l'una non esclude l'altra

Anche in questo caso il lavoratore è obbligato a comunicare all’Inps entro 30 giorni dalla domanda di prestazione, la presenza del nuovo contratto e il reddito presunto annuo derivante dallo stesso.

Lavorare in disoccupazione, si può?

Per tutti i contratti di lavoro a intermittenza inferiori a 6 mesi, la disoccupazione viene sospesa d’ufficio. Se il contratto di lavoro prevede l’obbligo di rispondere alla chiamata la sospensione è estesa per tutta la durata del contratto; per la seconda tipologia, invece, cioè per i contratti senza obbligo, la disoccupazione viene interrotta soltanto nei giorni in cui si effettua il lavoro.

In entrambi i casi, però, se il contratto supera i 6 mesi, la disoccupazione è interrotta del tutto dalla data in cui avviene la proroga.

Vuoi approfittare delle opportunità contenute nell'articolo?

Compila il form sottostante per contattare l'azienda






[wpgdprc "Accetto esplicitamente che i miei dati vengano trattati secondo le indicazioni espresse dal GDPR ed indicate nell'informativa"]Policy e privacy