Farsi licenziare e prendere la disoccupazione: ecco rischi e reati

Tra licenziarsi e farsi licenziare, spesso si sceglie la seconda opzione. Ci sono però delle conseguenze.

Essere insofferenti a lavoro, arrivare in ritardo, presentare continui certificati medici e collaborare poco con i colleghi. Sono tanti i comportamenti che un lavoratore può assumere per arrivare ad uno scopo preciso: farsi licenziare e prendere la disoccupazione.

Sappiamo bene, infatti, che l’indennità di disoccupazione si riscuote soltanto dopo un licenziamento. Ecco che, quando nascono i primi disagi a lavoro, il dipendente inizia ad attuare una serie di strategie per portare, spesso, il datore di lavoro all’esasperazione.

Attenzione però, fare di tutto per farsi licenziare comporta delle conseguenze notevoli. Cerchiamo di capire cosa rischia un lavoratore che decide di fare un vero proprio ostruzionismo sul luogo di lavoro.

Farsi licenziare: quali sono i rischi?

Chiariamo alcuni punti. La disoccupazione spetta a chi viene licenziato, mentre chi si dimette non ha alcun diritto a percepire l’indennità.

Con una recente sentenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato, inoltre, che la Naspi spetta anche a chi viene licenziato per giusta causa, senza tenere conto dei motivi per cui il datore di lavoro ha deciso di interrompere i rapporti lavorativi con il dipendente. Questo vuol dire che i motivi disciplinari o le colpe dei dipendenti non ostacolano la richiesta di indennità di disoccupazione.

Si può essere licenziati, e quindi ricevere la disoccupazione, per abbandono del posto di lavoro, assenza ingiustificata, falso certificato medico e altri comportamenti che mettono a repentaglio anche l’immagine aziendale, come ad esempio la diffamazione. Insomma, il dipendente che non vuole più lavorare per una determinata azienda, ma non vuole nemmeno licenziarsi, può attuare una serie di comportamenti che costringono il datore di lavoro a licenziarlo per giusta causa. Non sempre, però, tutto fila liscio. Il dipendente può ricorrere a dei rischi.

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Se il lavoratore dipendente non si presenta sul luogo di lavoro senza certificare il motivo, il datore può licenziarlo per assenza ingiustificata. Ci sono, però, delle conseguenze.
Per prima cosa, il datore di lavoro può trascinare il dipendente in tribunale e dimostrare davanti al giudice la sua volontà a continuare un rapporto di lavoro, evidenziando il palese rifiuto del dipendente.

L’effetto immediato è che il giudice trasformi il licenziamento in dimissioni volontarie, cioè che traduca la formula del licenziamento nella volontà da parte del dipendente di voler interrompere le proprie prestazioni lavorative. In questo caso, quindi, il lavoratore che non vuole più lavorare per una determinata azienda può comunicarlo formalmente, invece di fare dell’ostruzionismo. Le conseguenze, neanche a dirlo, sono perdita del posto di lavoro e dell’indennità di disoccupazione.

In secondo luogo, farsi licenziare per assenza ingiustificata e ottenere così la disoccupazione, può costringere il lavoratore dipendente a pagare una somma di denaro che corrisponde al preavviso obbligatorio che il dipendente deve fornire quando decide di licenziarsi. L’ammontare può, inoltre, essere detratto dalla liquidazione.

E le conseguenze?

Ma non finisce qui. Fare di tutto per farsi licenziare e ottenere la disoccupazione può tradursi in due reati. Il primo, secondo l’articolo 2033 del codice civile, riguarda la frode alla legge per un pagamento indebito all’INPS. Per il secondo reato, invece, parliamo di truffa ai danni dello Stato sancito dall’articolo 640, co.2, n.1 del codice penale.

Abbiamo elencato nel presente articolo rischi e conseguenze che il dipendente incorre a farsi licenziare, creando un vero e proprio ostruzionismo a lavoro. Si rischia, dunque, la perdita della disoccupazione ed essere puniti sia civilmente che penalmente. A questo si aggiunge la possibilità che il dipendente si costruisca una brutta reputazione, e che le future aziende per le quali il candidato decida di presentare la domanda sappiano il vero motivo del licenziamento.

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