Welfare aziendale: Detassazione completa sui servizi offerti dall’azienda

La Legge di Stabilità ha stabilito la totale detassazione dei servizi di welfare aziendale.

I servizi di welfare offerti dalle aziende ai propri dipendenti vanno detassati completamente. A decidere in tal senso è stata la Legge di Stabilità approvata a dicembre 2015 dal Parlamento. Per effetto di quanto deciso è stata quindi apportata una importante modifica al Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir), stabilendo per tale via il principio di esentare le prestazioni erogate dalle imprese a vantaggio dei dipendenti e delle loro famiglie.
L’esenzione scatta peraltro anche nella eventualità in cui tali prestazioni non vadano a rientrare nella categoria dei premi di produttività. In tal modo viene sancita la differenza tra i benefici collegati al welfare d’impresa, che pur essendo legati alla produttività non possono essere oggetto di tassazione, e le somme di denaro corrisposte sotto forma di premi per i miglioramenti relativi alla qualità, all’innovazione e all’efficienza, sottoposte a loro volta ad un regime fiscale del 10%. Il tutto a patto di rispettare determinati parametri stabiliti in sede di contratto.

Quali sono i servizi di welfare aziendale detassati?

A beneficiare del provvedimento approvato in sede parlamentare, saranno i seguiti servizi di welfare aziendale:

  • istruzione ed educazione, includendo in questa categoria anche i servizi di cui beneficiano i piccoli che frequentano gli asili nido, compresa la mensa;
  • l’iscrizione a centri estivi, ludoteche e altri analoghi servizi di carattere ricreativo;
  • servizi rivolti a soggetti che non siano in grado di badare da soli a se stessi, compresi gli anziani;
  • prestazioni sanitarie e tese ad assistere da un punto di vista sociale;
  • concessione di borse di studio.

Se questo è l’elenco delle prestazioni indicate nel Tuir, va anche precisato come non sia assolutamente esaustivo, ma teso ad indicare generalmente come a rientrare nel raggio di azione del provvedimento siano tutte le prestazioni di welfare offerte sul mercato a favore di chi lavora e dei suoi familiari.

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Chi può fruire del welfare aziendale?

Per quanto riguarda il lotto di coloro che possono usufruire dei servizi connessi al welfare aziendale, esso comprende:

  • il coniuge, i figli e i genitori del lavoratore interessato;
  • le nuore e i generi;
  • i suoceri;
  • i fratelli e sorelle unilaterali o “germani”, ovvero quelli che condividono entrambi i genitori.

Va anche ricordato come la prerogativa valga anche nella eventualità che il familiare che lo usi non sia a carico, da un punto di vista fiscale, del dipendente. Inoltre, l’Agenzia delle Entrate, tramite la circolare 28 emessa il 15 giugno, precisa che i lavoratori che hanno diritto al beneficio sono i titolari di reddito di lavoro dipendente, escludendo quindi di fatto categorie come tirocinanti e co.co.co. che sono invece titolari di redditi assimilati. Per quanto concerne il livello salariale, che deve fare riferimento ai dodici mesi che hanno preceduto la riscossione del premio, non deve oltrepassare la soglia dei 50 mila euro lordi. Nel periodo d’imposta preso in considerazione va però compresa l’eventuale quota relativa al Trattamento di Fine Rapporto maturato che sia stata immessa in busta paga su precisa scelta del lavoratore. Devono invece essere esclusi tutti i redditi che non risultino frutto di lavoro dipendente, come quelli derivanti da fabbricati o da partecipazioni, oltre a quelli di lavoro dipendente i quali siano oggetto di tassazione separata o di imposta sostitutiva.

Anche i voucher rientrano nel welfare aziendale

Va sottolineato come anche i voucher rientrino a pieno titolo nel welfare aziendale. I buoni cartacei o elettronici che sono recentemente stati oggetto di grandi polemiche, in quanto letteralmente esplosi con l’introduzione del Jobs Act venendo accusati di essere in pratica uno strumento atto a favorire l’evasione contributiva, devono essere obbligatoriamente nominativi, oltre a non poter essere convertiti in moneta oppure essere ceduti ad altri soggetti. Non possono inoltre essere spacchettati al fine di avere in cambio più beni o servizi, ma essere utilizzati una sola volta e per tutto il loro valore nominale, senza neanche poter essere integrati. Per effetto di questa disposizione, sono quindi esclusi dal beneficio i buoni sconto.

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Info: Agenzia delle Entrate

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