Quanto guadagna una baby sitter?

Il costo di una baby sitter varia da Regione a Regione, da città a periferia. Esiste tuttavia un tariffario minimo, che può essere utilizzato come punto di riferimento per raggiungere un accordo sulla retribuzione.

La fine del congedo di maternità o trovare un nuovo lavoro, porta spesso i genitori a domandarsi a chi affidare i propri figli e se convenga o meno assumere una baby sitter. Proprio al fine di aiutare a risolvere qualche dubbio, in questo articolo parleremo della retribuzione richiesta per questa particolare tipologia di lavoratore domestico, la baby sitter.

Innanzitutto, è utile precisare come si tratti di un lavoro di grande responsabilità, ragion per cui non si dovrebbe tendere al risparmio quando si tratta di trovare un accordo sul compenso con la persona che si prenderà cura dei nostri figli.

Quanto guadagna una baby sitter e da cosa dipende la sua retribuzione?

Il costo di una baby sitter viene influenzato da diversi fattori: se si tratta di attività prestata occasionalmente (in cui si propenderà per una retribuzione ad ora) o in maniera stabile e continuativa (nel qual caso si opterà per uno stipendio mensile forfettario); dall’età e dal numero dei bambini affidati alle cure della baby sitter; e ancora se la situazione particolare (ad es. in caso di bambini portatori di handicap) richieda in capo alla baby sitter specifiche competenze professionali; etc.

La retribuzione di una baby sitter varia, inoltre, da Regione in Regione, da Città in Città, a seconda del costo della vita; esiste tuttavia un tariffario minimo incorporato dal Contratto Nazionale di Categoria (CCNL) che può essere utilizzato come punto di riferimento. In linea di massima, la baby sitter guadagna circa 7/8 euro l’ora, quindi mensilmente l’onorario è più o meno 700/800 euro1.000 euro nel caso in cui la baby sitter si occupi anche di preparare da mangiare o di aiutare i bimbi a svolgere i compiti.

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La figura lavorativa della baby sitter

Più in dettaglio, la figura lavorativa della baby sitter viene suddivisa in 4 categorie (A, B, C, D), proprio sulla base alle mansioni che ricopre. E cioè:

  • la categoria A comprende la baby sitter con poca esperienza e che si limita a fare compagnia a bambini che sono autosufficienti;
  • la categoria B comprende le baby sitter che hanno più di un anno di esperienza e che iniziano ad occuparsi anche della preparazione dei pasti e della pulizia della casa;
  • la categoria C comprende le baby sitter che hanno sempre più di un anno di esperienza ma che possono accudire anche bambini non autosufficienti;
  • la categoria D comprende la baby sitter con esperienza superiore ai 12 mesi che possiede una formazione specifica.

Ovviamente, in caso di assunzione regolare della baby sitter, alla retribuzione dovranno essere aggiunti anche gli oneri previdenziali e alla baby sitter dovrà essere assicurato il diritto alle ferie. Assumere con regolare contratto di lavoro la propria baby sitter è, tuttavia, consigliabile, non solo perché obbligatorio per legge, ma anche perché solo così il datore può proteggersi da responsabilità per eventuali incidenti occorsi sul luogo di lavoro.

La retribuzione, a seconda delle ore, delle mansioni e di altre particolari circostanze, prendendo come riferimento le tabelle tariffarie previste dal CCNL, potrà essere liberamente accordata insieme alla baby sitter in maniera forfettaria, nel caso ad esempio si tratti di accudire due o più bambini (perché, di regola, in tal caso la tariffa prevista andrebbe moltiplicata per quanti sono i bambini da accudire).

E ricorda: mai lesinare su qualche euro in più. Si parla della persona che si prenderà cura dei tuoi bimbi, quando tu o il tuo partner sarete impossibilitati a farlo!