Agevolazioni: detrazione dell’IVA senza la scheda carburante

È in vigore ormai da qualche anno, per coloro i quali ne hanno diritto, un sistema semplice ed alternativo per ottenere la detrazione dell’Imposta sul Valore Aggiunto relativa all’acquisto di benzina o diesel, rispetto alla compilazione della classica scheda carburante.

L’ IVA viene applicata alla vendita di beni e servizi forniti in Italia, da tutti i titolari di partita IVA, e viene pagata di fatto dal consumatore finale. Le percentuali attuali sono del 4%, 10% e 22% a seconda della tipologia dei beni e servizi acquistati, e delle eventuali agevolazioni fiscali spettanti. Tante volte sicuramente abbiamo sentito parlare di “scaricare” l’IVA sull’acquisto di determinati prodotti o servizi, ad esempio sull’acquisto di beni alimentari da parte di esercenti nel campo della ristorazione, o sul pieno di carburante dei veicoli aziendali. Visto che questo tipo di meccanismo spesso rimane un mistero per molti, tenteremo di fare un po’ di chiarezza a riguardo, e in particolare vedremo un sistema diverso all’utilizzo delle scheda carburante da portare al proprio commercialista di fiducia, per ottenere le detrazioni spettanti.

Cosa significa quindi scaricare o portare in detrazione l’IVA?

Spieghiamolo con un esempio di facile comprensione.

Il Signor Tizio, titolare di partita IVA, che svolge un’attività commerciale, vende un articolo al prezzo imponibile di cento euro. All’imponibile si deve aggiungere l’IVA, che pagherà il consumatore finale. Poniamo il caso, che per la tipologia di merce venduta dal Signor Tizio l’IVA sia al 22%.

Il cliente del Signor Tizio pagherà quel prodotto centoventidue Euro.

Il Signor Tizio, che svolge un’attività commerciale ha pagato a sua volta l’IVA sugli acquisti effettuati ed incasserà l’IVA pagata dal suo cliente, quindi è tenuto a versare all’Erario la differenza positiva tra l’IVA che ha applicato e incassato sull’imponibile dei prodotti venduti ai suoi clienti, e l’IVA applicata sull’imponibile degli acquisti che ha effettuato, relativamente ai prodotti inerenti alla propria attività. In caso tale differenza sia negativa, il Signor Tizio rimarrà creditore nei confronti dell’Erario.

Avendo chiarito questo meccanismo, andiamo a vedere nel dettaglio qual è, e come funziona, il sistema alternativo alla compilazione della scheda carburante, ovverosia: pagare il pieno dell’auto aziendale con carta di credito, di debito, o prepagata emessa da finanziarie, banche, o dalle Poste Italiane intestata al titolare di partita IVA. L’acquisto viene certificato dall’estratto conto rilasciato dall’emittente della carta, vale per tutti i mezzi utilizzati allo svolgimento dell’attività lavorativa, e deve contenere indicazioni riguardo la data, l’importo e la stazione di servizio dove è stato effettuato il pagamento. Inoltre non serve una carta dedicata esclusivamente all’acquisto di carburante o beni e servizi correlati all’attività lavorativa. Nel caso in cui per esempio si voglia far colazione, comprare il giornale, o un altro articolo presso il bar della stazione di servizio, basterà pagare il carburante da portare in detrazione con una transazione diversa, in maniera da poterla rintracciare con rapidità e certezza. Se invece l’acquisto del carburante viene effettuato tramite assegni o contanti, permane l’obbligo della compilazione della scheda carburante, sempre che il contribuente voglia portare in detrazione l’IVA sul pieno effettuato.

Infine ricordiamo che l’utente ha la facoltà di decidere durante il corso dell’anno il passaggio dalla scheda carburante ai mezzi di pagamento elettronici, a condizione che nel momento in cui cambi sistema, continui a certificare gli acquisti esclusivamente con l’estratto conto della carta di credito, debito o prepagata. Il periodo per effettuare il cambio di sistema di attestazione è quello finale delle operazioni di saldo mensile o trimestrale.

Info: Agenzia delle entrate 

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